Intervista alla Magic Mind Corporation

about love frame

Magic Mind Corporation è uno studio creativo specializzato in animazione con sede a Berceto sull’Appennino Tosco Emiliano. Fondato nel 2006, attualmente è costituito da Giacomo Agnetti e Ilaria Commisso. Entrambi scoprono la loro passione per l’animazione seguendo percorsi differenti.
Ilaria, diplomata in illustrazione a Milano, scopre di prediligere la scultura grazie alla collaborazione sul set di Tramondo.
Giacomo, spinto dal consiglio materno, decide di frequentare il corso di montaggio cinematografico alla Scuola di Cinema – Televisione e Nuovi Media di Milano coniugando le sue due grandi passioni per la scrittura e la fotografia.
Magic Mind Corporation ha vinto numerosi premi a livello internazionale grazie alle loro animazioni realizzate in stop motion. In questa lunga ed interessante intervista approfondiamo alcuni temi legati alle loro scelte stilistiche e alle problematiche riscontrate lavorando in questo settore in italia.

 

Raccontateci come è nata l’idea di “Tramondo” ?

Il cortometraggio Tramondo nasce più dalla voglia di “fare qualcosa” che da una vera ispirazione artistica. Fatto sta che Davide Bazzali, che all’epoca muoveva i primi passi nel teatro, si mise all’opera e scrisse la sceneggiatura. Doveva essere una storia che raccontava dei vizi e delle delusioni della società contemporanea e Davide scelse di utilizzare la metafora della sigaretta per descrivere sia l’indebolimento spirituale dei singoli individui che l’offuscamento delle informazioni ( e delle idee) da parte dei media. Volevamo creare qualcosa che avesse il sapore del film Delicatessen di Jeunet e Caro e la visionarietà di Blade Runner (addirittura!). A ripensarci mi scappa da ridere! Eravamo all’inizio della nostra carriera, cercavamo di mettere insieme persone che avessero tempo e talento e per fortuna abbiamo incontrato uno stuolo di persone che poi sono diventati grandi professionisti. Presentammo il progetto alla Scuola di Cinema che a fine corso mette a disposizione studi e attrezzature agli ex studenti.


In quanto tempo siete riusciti a realizzarlo?

Nell’arco di un mese eravamo pronti a girare ma…non avevamo ancora i pupazzi! Non avevamo nemmeno idea di come realizzarli. Per fortuna sulla nostra strada inciampò Ilaria Commisso, che prese a cuore il progetto e iniziò a fare ricerca sul campo per realizzare i personaggi del cortometraggio. Ci facemmo tutti in quattro e dopo un paio di mesi di duro lavoro avevamo terminato le riprese. Montammo il tutto e ne venne fuori una storia così decadente che non poteva che chiamarsi Tramondo. Nella storia non c’è nessun personaggio positivo, sono tutte orribili persone. Insomma, degli inguaribili pusillanimi. Per quanto il corto fosse carico di errori sia di animazione che di montaggio, presentava una regia interessante e la fotografia era venuta una meraviglia (questo grazie a tutti gli amici d.o.p che si sono alternati nei due mesi di lavorazione).

 

Immagino che il risultato fu comunque soddisfacente…

Alcuni professori rimasero piuttosto freddi riguardo all’opera finita, che però  iniziò a vincere in svariati festival e finì per essere candidato in cinquina al David di Donatello come miglior cortometraggio italiano. Fu una bella soddisfazione, un bel successo che però non riuscimmo a sfruttare minimamente perché all’epoca eravamo molto ingenui. Avevamo l’impressione di aver fatto tutto quel che doveva esser fatto, ma la realtà è che la vita di un’opera inizia proprio quando è finita. L’impegno che bisogna mettere nella distribuzione è forse anche maggiore rispetto a quello della produzione.

 

Per la cotruzione dei vostri puppets quali materiali preferite?

Non abbiamo nessuna ricetta nostrana, come ogni opera necessita della sensibilità di una persona per essere raccontata, ogni pupazzo necessita del giusto materiale.
Carta, plastilina, fimo, cartoncino vegetale, sabbia, calamite, vanno tutti benone, purché rispecchino il carattere dei personaggi. Inizialmente Ilaria Commisso e Francesco Duranti hanno costruito i primi pupazzi utilizzando ferri di tutti i tipi. Francesco costruiva le armature utilizzando le maglie delle catene delle biciclette unite a sfere saldate su sbarre di metallo. Funzionavano perfettamente, ma si usuravano e dopo qualche giorno di animazione le articolazioni cedevano. Con il tempo abbiamo capito che era meglio acquistare pezzi creati appositamente per la costruzione di pupazzi per stop.motion. Esistono diversi siti online che li vendono. La cosa migliore comunque è sperimentare. Alcuni dei personaggi migliori, come la donna cicciottella che viene uccisa nell’Horror Show sono stati creati con legno, gommapiuma, un flacone vuoto di detersivo e giunti professionali per animazione. Certo, per creare l’armatura esiste sempre l’alternativa del filo di bronzo o di alluminio, che rappresenta sempre un ottimo compromesso qualità prezzo, ma niente da la precisione dei giunti professionali. Per bloccare i personaggi al suolo del set invece utilizziamo calamite. Sono comode, ma è necessario che i piedi del personaggio siano piuttosto grandi, altrimenti è obbligatorio ancorarli con le viti.

 

Come nasce la sceneggiatura di “About love”?

Avevo appena letto i libri di Douglas Adams e ne ero rimasto molto colpito. Quel suo modo di scrivere è perfetto per il linguaggio cinematografico dei cortometraggi. Ironico, veloce, sottile.
Stavo cercando uno stratagemma per allontanarmi dalla drammaticità perché dopo aver partecipato a numerosi festival con Tramondo mi ero reso conto che gli spettatori dedicavano molta più attenzione ai cortometraggi comici. Mi misi a scrivere la storia di Adam e Jane. Volevo raccontare tutte le parti salienti della loro storia in meno di 5 minuti. Buttai giù la storia in un pomeriggio e dopo aver aggiustato il tiro con gli altri ragazzi decidemmo che poteva funzionare. Dato che venivamo dall’estenuante esperienza di Tramondo, con tutti i problemi di produzione annessi, decisi di tirare fuori dal cassetto una vecchia idea risalente a quando lavoravo come cameriere. Sulla porta di metallo del frigorifero della cucina venivano appese le comande con delle calamite rotonde.  A fine giornata mi divertivo a creare personaggi composti di calamite. Ne parlai ad Ilaria che riuscì a creare personaggi espressivi applicando il fimo alle calamite. Nell’arco di una settimana girammo e montammo il tutto. Per il resto fu un successo.

 

Che riscontri ha avuto?

Vinse parecchi festival, venne candidato ai Nastri d’Argento e dopo la selezione ufficiale ad Annecy i festival di mezzo mondo ci contattavano per chiederci di inviargli il cortometraggio. Insieme alla Gertie srl di Milano il cortometraggio divenne in seguito una serie tv con episodi da 3 minuti che però ad oggi deve ancora trovare una distribuzione. Spero che qualcuno si faccia avanti.

 

Ormai sono 7 anni che operate in questo settore, quali sono le difficoltà maggiori che avete incontrato?

Come studio e come persone abbiamo fatto una scelta in controtendenza, perché abbiamo deciso di allontanarci dalla città e aprire lo studio in un luogo piccolo e decentrato. Questa scelta porta inevitabilmente lo svantaggio di avere meno contatti e quindi un po’ meno lavoro, il che potrebbe sembrare un male per tutti quelli che hanno una mente imprenditoriale normo-dotata. Dal punto di vista umano però questa scelta permette di lavorare bene, con tempi più rilassati, di avere molte meno spese di affitto, e di poter condurre parallelamente anche una vita all’aria aperta, elemento che ritengo fondamentale dato che gli animatori passano buona parte del loro tempo nel buio dei set. In Italia il problema maggiore che ho riscontrato è legato ai contenuti. Tutte le volte che i produttori mi dicevano con un sorriso malizioso che era difficile fare accettare i contenuti della serie di About Love (qualche tradimento, un po’ di sesso stilizzato tra calamite rotonde) rimanevo stupefatto. Per fortuna si sta aprendo il mondo delle televisioni web, anche se per ora i budget non vanno proprio d’accordo con l’animazione.

 

Cosa desiderereste per rendere migliore il settore dell’animazione?

Vorrei non doverlo dire, ma abbiamo iniziato da poco a collaborare insieme all’ottimo studio Kairòs per l’estero (Norvegia) e per ora sembra che tutto scorra in maniera ragionevole, quasi da non crederci.  L’animazione in ‘Italia è un paradosso, ci sono tanti giovani autori di talento che non vengono minimamente presi in considerazione dalle tv per il semplice motivo che non è ancora stato creato un palinsesto adatto ad educare il pubblico all’arte dell’animazione. Per la maggior parte degli italiani il termine “animazione” richiama i cartoni animati punto e basta. Agendo così, capolavori come Madame Tutlì Putlì, I met the Walrus o The man with the beautifl eyes, rimangono video non catalogabili che possono vivere solamente nei festival e sul web.
L’unica cosa che mi vien da dire è che qui servono capitani coraggiosi, più che produttori.

Created by
Giacomo Agnetti
Ilaria Commisso

Michel Gondry e il suo stile retrò

Michel gondry è un regista francese nato nel 1963 a Versailles, vive tra Parigi e Brooklyn. Il suo legame con il mondo della stop-motion oltre ad emergere attraverso svariati lavori, è stato palesato in occasione di un concorso, indetto dallo stesso regista, in cui invitava i suoi partecipanti a realizzare un cortometraggio con la medesima tecnica.

Attualmente è considerato tra i registi più sperimentali e creativi della produzione cinematogafica internazionale. Oltre ad aver prodotto e girato diversi film, ha realizzato anche numerosissimi spot pubblicitari e videoclip musicali.

Ciò che caratterizza la tipica scena di Gondry è la presenza di giochi ottici dei quali si serve per coinvolgere lo spettatore fino a destabilizzarlo.

gondryfoto

Altera la gravità per portare scompiglio alla normalità e analizza dettagliatamente alcuni momenti della vita con una visione ludica e persino romantica che rendono variopinta la sua ricercata psichedelia.

Per la realizzazione degli effetti speciali padroneggia superbamente tecniche digitali, ma predilige un approccio retrò attraverso il bricolage che utilizza per costruire manualmente moltissime sue scenografie e trucchi di scena. Gondry ammette questa sua preferenza connettendola al suo sogno d’infanzia di diventare un inventore come suo nonno. In una recente intervista ha dichiarato di essere stato profondamente segnato sin dall’adolescenza dal romanzo di Boris Vian  “La schiuma dei giorni” dal quale è stato tratto l’ultimo dei suoi film.

Vian fu uno dei maggiori esponenti della cultura parigina dello scorso secolo e Gondry ha sempre cercato di inserire la sua influenza all’interno delle sue opere. Il film nasce da una richiesta di alcuni produttori francesi che Michel ha accettato con coraggio quasi come una missione interpretando persino il ruolo del medico in qualità di attore. Non è la prima volta che vediamo Gondry sotto queste vesti, il film è uscito recentemente anche nelle sale italiane. Tra altre sue importanti pellicole vi sono “L’arte del sogno”, “Se mi lasci ti cancello”, mentre tra i videoclip musicali ricordiamo “Bachelorette” realizzato per Bjork e “Fell in love with a girl” per gli White Stripes. Michel Gondry è stato considerato un genio da molti, compresi i suoi colleghi Spike Jonze, Roman Coppola e Joseph Kahn.

 

View Fest 2013 e View Conference

E’ alle porte il View Fest, l’evento annuale tanto atteso dagli amanti della tecnologia digitale nel campo della Grafica, delle Tecniche Interattive, del Cinema, dell’Animazione 2D/3D e degli Effetti Speciali. Quest’anno il Festival, che si terrà dall’ 11 al 13 Ottobre, sarà seguito dal View Conference dal 15 al 18 Ottobre.

Quest’ultimo si articolerà in conferenze, presentazioni, anteprime e proiezioni, rivelando le ultime novità del mondo digitale. Continuerà ad approfondire i temi interessati volgendo anche lo sguardo verso l’architettura, il design automobilistico, la medicina e i videogames.

Sarà una splendida occasione anche per conoscere tra i più grandi operatori del cinema digitale.

In occasione dell’ultimo giorno, i registi del nuovo film “Piovono Polpette  II”  Kody Cameron e Kris Pearn, terranno un discorso conclusivo. La proiezione in esclusiva del loro film avrà luogo invece il 12 Ottobre durante il Festival, con un’anticipo di 2 mesi rispetto alle proiezioni nelle sale italiane.

 

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Durante il  View Conference interverranno altri importanti illuminati del modo digitale come John Knoll che oltre ad essere il nuovo Direttore Creativo di Industrial Light & Magic, è l’ideatore (insieme a suo fratello Thomas) di Photoshop il più utilizzato programma di fotoritocco esistente. Ci saranno anche Erik Nash (supervisore agli effetti speciali di Iron Man 3), Sandra Karpman (Camera Motion per Monsters University della Pixar), Peter Muyzers (supervisore agli effetti speciali di Elysium) e molti altri.

Ecco il link diretto al sito con il programma del View Fest 2013.

 

 

 

 

 

Trim di Peter Simon

Ben ritrovati,
continuiamo il nostro excursus nel mondo della stop-motion. Ma prima, voglio approfittare del nuovo clima settembrino per ringraziare tutti coloro i quali durante l’anno hanno accolto con entusiasmo questo blog. Per buona parte mi ritengo soddisfatta nell’aver raggiunto l’obiettivo iniziale, cioè quello di trattare questo argomento in italiano racchiudendo i contenuti in un solo sito. Da adesso in poi andrò avanti con la stessa passione, non escludendo di poter varcare le soglie della stop-motion facendo una capatina nel vastissimo campo dell’animazione in generale.
Il prossimo video è una simpatica esecuzione del video-maker Peter Simon, in Trim di 1′ e 21″, l’autore documenta il  momento tanto atteso (durante un’intera estate) da suo fratello Abby ovvero il taglio di barba e capelli durato circa 5 ore. Non si tratta di un taglio qualsiasi, Abby ha un look da ultra capellone con tanto di barba.
Peter Simon lo considera un punto di partenza ottimo per sviluppare la propria idea: giocare col taglio e creare tantissimi stili differenti frame by frame.

Buona visione !

Ballpoint Barber // Stop-motion Reverse Haircut and Beard-cut // Trim 2 from Peter Simon (Petey Boy) on Vimeo.

Animazione inanimata

Il prossimo cortometraggio dal titolo “Hollering: 3 stories in wood” è stato realizzato da due autori americani, Lara Gallagher e Andrew Ellmaker.
E’ la sua completa assenza di movimento a renderlo particolare. A parte pochi elementi, come le lancette di un orologio o il bagliore di alcune luci, in questo video tutto è immobile. I suoi protagonisti oltre a non muoversi affatto, sono senza volto ed al contrario dei dettagliatissimi mini set, sono delle semplici pedine di legno. A proposito delle piccole scenografie, è importante rendersi conto dell’importanza che assumono, esse avvicinano lo spettatore alla storia ed in questo caso giocano un ruolo fondamentale data l’assenza di animazione e di emozione da parte dei personaggi.
Le tre storie, narrate nel corto, sono caratterizzate dalla voce narrante dello stesso Ellmaker. Più che un videomaker per girare il tutto è stato sicuramente necessario un fotografo.
E’ sorprendente notare come nonostante la sua apparente staticità, la scelta stilistica utilizzata per sostenere i temi delle problematiche affrontate sia efficace. Per descriverla utilizzerei 3 parole: semplice, giocosa e diretta.
Questo cortometraggio merita la vostra attenzione. Buona visione!

Hollerings: 3 Stories in Wood from lara gallagher on Vimeo.

Anna Pearson

Ho scoperto per caso sul web un altro gioiellino che non potevo fare a meno di condividere con voi. Si tratta del corto della giovane animatrice Anna Pearson dal titolo “Out on the Tiles” ovvero “Fuori a fare le ore piccole”. Probabilmente si tratta di un gioco di parole perchè tiles significa piastrelle e guardando l’animazione infatti, potrete scoprire come le piastrelle del bagno di una discoteca possano giocare un ruolo fondamentale nella serata di una donna a dir poco ubriaca.

 

OUT ON THE TILES from Anna Pearson on Vimeo.

Anna Pearson ha realizzato questa bellissima stop-motion per concludere in bellezza il suo percorso formativo al College of Art di Edimburgo terminato nel 2010, si tratta quindi di un lavoro di tesi.
Con questo corto ha meritato vari riconoscimenti, tra cui il premio BAFTA in Scozia nel 2011.
Nel blog della Pearson abbiamo trovato un bellissimo sketchbook in cui è presente la fase progettuale della sua protagonista. Vi troviamo dal progetto dello stampo della figura a quello della costruzione dell’anima in metallo con perni.
Crediamo che sia davvero ben fatto così vi alleghiamo queste immagini utili qualora fosse interessati a incrementare le nozioni sul puppet making.

http://www.scribd.com/doc/156136670/Anna-Pearson-Puppet-Making

Camilla Maraschini

Camilla Maraschini è un’artista di arti visive nata a Verona che ama spaziare tra la pittura, la scultura e l’incisione. Vive e lavora a Losanna città in cui ha aperto il suo primo atelier nel 1989. Arriva nel 2008 il suo intervento nel campo dell’animazione con il cortometraggio « La Logorrea ».

Il progetto è nato dalla voglia di lavorare sulla narrazione, l’aneddotico, il dettaglio, l’incredibilmente piccolo e l’incredibilmente laborioso, temi già elaborati nella sua attività di incisore.. Un ritratto della propria zia, nota in famiglia per le sua parlantina a ruota libera. Il resto è frutto d’immaginazione.

Di grande aiuto per “La Logorrea” è stato l’incontro con Robi Engler,  di “Animagination”,  animagination@bluewin.ch, che insegna attualmente alla TNNUA, Tainan National University of the Arts, Graduate School of Animation, Tainan, a Taiwan.

Ben presto ritornerà a fare un cortometraggio d’animazione perché tutto questo lavoro quasi tra l’amanuense e il miniatore le manca.

La Logorrhée from jerome baur on Vimeo.

 

 

 

The Black reCat di Gaudio

È passato ormai un po’ di tempo da quando ho presentato su questo blog Paolo Gaudio, uno tra i registi più attivi nel mondo della stop-motion in Italia, con cui ho avuto modo di chiacchierare in un’intervista.

Nel frattempo, Paolo ha terminato un nuovo cortometraggio e attualmente sta lavorando a Dagon, un progetto che il regista ha in mente da anni e al quale finalmente potrà dare vita. Per il momento, però, mi soffermo su The Black reCat, il suo ultimo lavoro, uscito nel 2022 e prodotto da Mad Lab Prod. in collaborazione con Norne Studios e Video Lance Studio.

Si tratta di un adattamento in stop-motion del racconto Il gatto nero di Edgar Allan Poe: un cortometraggio della durata di 6 minuti che quest’anno ha vinto numerosissimi premi in diversi festival di animazione, sia italiani sia internazionali.

Ecco il trailer.

Trailer – THE BLACK reCAT from Paolo Gaudio on Vimeo.

Pinocchio di Guillermo del Toro e Mark Gustafson

Uscirà nelle sale il prossimo 4 dicembre e su Netflix dal 9 dicembre il nuovo Pinocchio eseguito dal regista Guillermo del Toro e dall’animatore Mark Gustafson. Il nuovo film sulla favola di Collodi è stato realizzato completamente in stop-motion e si ispira all’immaginario illustrato di Gris Grimly.
In una recente intervista sul sito Collider il regista racconta di come abbia amato particolarmente adoperare la tecnica in stop-motion, sostenendo che il lavoro artigianale che implica questo tipo di animazione, permette di recuperare il rapporto con il “vecchio mondo”, quello reale fatto di set e di luoghi fisici, dove ogni spazio, come le piccole botole all’interno delle quali gli animatori potevano muovere i propri personaggi, diviene prezioso. Il lavoro all’interno del set, al contrario di quello solo digitale, è un’esperienza più concreta e ne consegue un’approfondita conoscenza del film che, secondo del Toro, porta ad amare maggiormente il mondo circostante.
Pinocchio, così come Frankestein o Tarzan, rappresenta per il regista uno di quei personaggi di tipo universale, adattabili cioè a diversi ambiti (scienza, emozioni umane etc..). In questo caso la sua scelta ha prediletto l’indagine del rapporto padre-figlio e l’idea di essere gettato in un mondo che capiamo a malapena e a cui cerchiamo di dare un senso procedendo o “errando”.
Il regista ha evitato di seguire pedissequamente il racconto originale di Pinocchio, lanciando in questo modo un messaggio intrinseco importante che vede la disobbedienza come fattore principale per diventare umani. La storia si trova su uno sfondo diverso, al tempo della guerra, durante l’ascesa di Mussolini, offrendo spunti di riflessione su un altro tipo di forma letale di controllo della paternità.

Marcel, la conchiglia con le scarpe

“Marcel the shell with shoes on”  è un lungometraggio basato sull’omonima serie YouTube nata nel 2010 da un’idea del regista newyorkese Dean Fleischer-Camp e dell’attrice e sceneggiatrice Jenny Slate.
Marcel è un’adorabile piccolissima conchiglia di mare, con un solo occhio e un paio di scarpe in miniatura. Marcel the shell, condiderato un piccolo tesoro del web, ha conquistando milioni di utenti divenendo virale e vincendo numerosi premi.
In una recente intervista il regista rivela che il suo intento è stato quello di creare un film in stop-motion nello stile del documentario, unendo la tecnica a passo uno con il life action.
Marcel Marcel (Jenny Slate),  un tempo apparteneva a una vasta comunità di molluschi, ma si ritrova a vivere solo con sua nonna Connie (interpretata da Isabella Rossellini) e il loro animale domestico Alan, come unici sopravvissuti a una misteriosa tragedia.
Per la realizzazione del film è stata richiesta la collaborazione, in qualità di animation direction, dell’animatrice di stop-motion Kirsten Lepore , già presentata in post precedenti.
Il film uscirà nelle sale cinematografiche statunitensi nel 2022, intanto ecco di seguito il trailer.

The House, una stopmotion prodotta da Netflix

The House è una trilogia costitutita da tre cortometraggi realizzati da Paloma Baeza, Niki Lindroth von Bahr, Emma de Swaef e Marc James Roels, registi di diversa nazionalità che hanno sviluppato tre storie diverse attorno al tema della casa.
Tutte e tre le animazioni sono state eseguite in puppet animation. Conosciamo già l’amore che unisce Emma de Swaef alla lana, non potevano mancare perciò i soffici personaggi in feltro, protagonisti della prima storia realizzata dai due registi belgi. Il secondo racconto, di Niki Lindroth von Bahr, conferma la tendenza della regista svedese nella predilezione di personaggi antropomorfi, dove spicca il forte contrasto tra civiltà umana e natura animale. Ma aldilà dei caratteri originali presenti nelle tre animazioni, la vera protagonista indiscussa dell’intera opera è sicuramente la casa che in ogni racconto provoca sensazioni differenti. Le prime due storie sono decisamente dark, la terza invece, realizzata dalla regista inglese Paloma Baeza, si svolge in un futuro distopico ma dall’atmosfera più rincuorante. Un finale che guida lo spettatore verso una sorta di liberazione dopo aver superato ostacoli oscuri tra fobie e misteri.
The House è stato prodotto da Netflix, è possibile  guardarlo accededendo alla piattaforma streaming.
Ecco di seguito il trailer:

 

CSC Animazione compie 20 anni

Nata nel 1935, la Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia si occupa di promuovere, attraverso progetti di conservazione, ricerca e formazione, il cinema nel nostro Paese.
I due principali settori in cui si sono articolate in tutti questi anni le attività della Fondazione sono: la Scuola Nazionale di Cinema e la Cineteca nazionale.
La Scuola Nazionale di Cinema ha la sua sede principale a Roma e sedi distaccate in Abruzzo, Lombardia, Piemonte, Puglia e Sicilia, dove organizza corsi d’alta specializzazione nell’ambito di tutte le discipline cinematografiche e dell’audiovisivo e si pone come missione lo sviluppo dell’arte e della tecnica cinematografica.
In Piemonte, precisamente a Torino, CSC è presente con il corso di Animazione che proprio quest’anno compie vent’anni di attività.
Il Dipartimento CSC Animazione di Torino è una scuola di cinema d’animazione con un’offerta formativa di specializzazione triennale unica in Italia.
In occasione della consueta consegna dei diplomi, a Torino venerdì 19 novembre alle ore 16.30, presso il cinema Massimo (sala Cabiria), si terrà anche un dialogo tra la Presidente del Centro Sperimentale di Cinematografia Marta Donzelli e alcune istituzioni del territorio, con cui CSC Animazione collabora da vent’anni realizzando audiovisivi.
All’evento saranno presenti anche Monica Cipriani, Direttore Generale; Adriano De Santis, Preside della Scuola Nazionale di Cinema del CSC; Chiara Magri, Direttrice Artistica CSC Animazione e Sergio Toffetti, ex Direttore di CSC Piemonte.
Durante la Consegna dei Diplomi, i 20 diplomandi potranno presentare i loro cortometraggi, realizzati con diverse tecniche e stili e prodotti dal CSC Animazione.
L’evento è gratuito e aperto al pubblico sino ad esaurimento posti in sala.

Intervista a Stefano Bertelli di Seenfilm

Oggi ho il piacere di scambiare due chiacchiere con Stefano Bertelli, regista di Rovigo classe 1981 ormai attivo da circa vent’anni nella realizzazione di video musicali e commerciali. Nel 2003 Stefano fonda, insieme al socio e assistente di regia Riccardo Orlandi, la casa di produzione indipendente Seenfilm realizzando moltissimi videoclip per alcuni importanti musicisti del panorama italiano e non solo.

Ciao Stefano, raccontaci un pò di te e di com’è nata la tua passione per l’animazione.

Tutto è nato dopo aver visto The Blair Witch Project nel 1999. Influenzati dal film, con amici – tra cui il mio attuale socio Riccardo Orlandi – ci siamo attrezzati di telecamera e siamo andati a cercare fantasmi per creare dei film horror a livello amatoriale.
Quel film studentesco dal titolo “The Massacre” mi è servito come accesso per lavorare in un’importante casa di produzione di video musicali veronese di quel tempo.
Nel 2003 è iniziata un’intensa attività di produzione di video musicali in live action, girati in 35mm sia con la casa di produzione per cui lavoravo che con una mia indipendente dal nome Seenfilm. In un primo momento ho collaborato per molti gruppi punk rock indipendenti della scena 2000: Moravagine, Persiana Jones, Sun Eats Hours, Invasione degli Omini Verdi, Totale Apatia e poi il salto nel mainstream.
Dal 2004 al 2009 l’attività diviene sempre più intensa. Abbiamo iniziamo a realizzare video per noti artisti italiani, come il primo video di Arisa “Sincerità”, Marlene Kuntz, Caparezza e molti altri, ricevendo spesso il consenso di MTV per la messa in onda – a quei tempi in cui non esisteva ancora youtube come piattaforma marketing era essenziale -. In quegli anni abbiamo vinto il premio come miglior video musicale in Italia con una stop-motion, completamente fatta su una lavagna a gessetti, per il brano“Cinestetica”  dei Marta Sui Tubi.

I vostri lavori più attuali sono orientati soprattutto sull’animazione più precisamente verso la cutout animation, come mai questa scelta e quali sono stati i pro e i contro nell’attuarla?

Dal 2011 in poi qualcosa è cambiato, il mondo dei videoclip ci creava troppe limitazioni ed erano troppi i compromessi. L’ideale per me era poter sviluppare le mie idee e per ovvi motivi di budget il live action, a differenza dell’animazione, non mi permetteva di mettere in piedi proprio tutto.
Così l’animazione con la carta, che avevo già usato in passato in altri video musicali, come mix di live action, è diventata parte completa di ogni video musicale realizzato fino ad ora. Siamo riusciti a fare un primo film autoprodotto, ancora molto rudimentale, interamente di carta “Acid Space” – dal 2015 disponibile su Prime Video Amazon -. Successivamente sono nati diversi progetti con noti artisti internazionali tra i quali la cantante Amy Lee, Robbie Williams, Alok, Monsta X, Alterbridge, Frank Sinatra, Myles Kennedy, Sebastian Yatra e molti altri.
Sicuramente tra i contro nell’utilizzare la stop-motion nella creazione dei video c’è che, a differenza del live action, ci si impiega molto più tempo per realizzare un progetto.

Stefano Bertelli

La bellezza della stop-motion è tale probabilmente perché racchiude, come frutto di un lungo lavoro progettuale, pratico e cooperativo,  le abilità manuali ormai poco valorizzate.
Bisogna riconoscere tuttavia che senza l’ausilio dei mezzi digitali sarebbe impossibile ottenere risultati ottimali. Quanta importanza hanno per te i supporti digitali per la realizzazione del vostro lavoro?

Sono importantissimi, ma a me piace renderli il più possibile invisibili, tutto deve essere più fedele alla realtà, per quanto la fisica lo permetta. In questo modo gli strumenti digitali vengono in soccorso solo quando ci sono delle difficoltà sul set.

 

Credi che manchi un certo tipo di mentalità in Italia per favorire il diffondersi di questa tecnica?

Si credo manchi, parlo ovviamente del settore musicale. Bisogna utilizzare il mezzo del video musicale, per dare un valore aggiunto alla personalità dell’artista, in realtà vedo spesso solo un cantante con uno sfondo e probabilmente un live o un concerto ha un valore artistico maggiore di tutto questo. Non credo sia solo un fattore di fotografia, devono esserci più idee, rischiare di più e non avere paura di dire quello che si pensa.

Chi sono gli animatori che più hanno influenzato il tuo immaginario?

A me ha colpito molto Alice (1988) di Jan Svankmajer, credo che in qualche modo mi abbia ispirato, e forse ancora oggi senza saperlo. Monty Python e sicuramente Hayao Miyazaki, anche se la tecnica è diversa, bisogna vedere oltre e trarre ispirazione da qualsiasi cosa.
Anzi in realtà, negli ultimi anni sono più attratto da documentari e film live action che mi danno maggiore ispirazione.

 

Sito Seenfilm Studio: www.seenfilm.com

Metamorfosi in claymation: un licantropo by Justin Rasch

Questo video tutorial realizzato dal bravissimo animatore Justin Rash (Kubo – Paranormal), mostra dettagliatamente come realizzare la metamorfosi di un lupo mannaro.
Nel tutorial Rasch spiega interamente le fasi della sua creazione: la nascita dell’idea, la realizzazione del disegno preliminare, il metodo di realizzazione (claymation), la realizzazione dello scheletro di supporto, la scelta dell’obiettivo per la fotocamera e della giusta inclinazione per la luce. Infine sono trattate le problematiche subentrate in fase di lavorazione con utilissimi suggerimenti.
Consiglio vivamente l’eplorazione del canale youtube di Justin Rash, appassionato animatore e direttore di Blizzard e della Stunt Puppet Pictures production.

Le tracce audio in Creative Commons – Intervista a c4m

Probabilmente molti di voi conosceranno già il Creative Commons (CC), un tipo di licenza che utilizza un autore quando vuole concedere ad altri il diritto di poter utilizzare o modificare un’opera da lui stesso creata. In questi ultimi anni sono aumentati i siti che permettono di poter reperire contenuti con questa licenza e può essere applicata a qualsiasi tipo di produzione: dalla traccia audio al video, dalla fotografia al contenuto editoriale etc..
Quasi sette anni fa ho incontrato Sara Cucchiarini l’ideatrice del sito c4m (circuito autoproduzione musicale), una piattaforma per la fruizione e condivisione di tracce audio o musicali che ha l’obiettivo principale di coinvolgere musicisti ed artisti per la fruizione di tracce pensate come basi per progetti visivi, video, performances, spettacoli teatrali, installazioni etc.
A distanza di quasi nove anni di attività del sito ho pensato di chiedere a Sara cosa è cambiato in questi anni.

 

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Ciao Sara, come stai? Sono passati quasi sette dalla nostra ultima chiacchierata e quasi dieci dalla realizzazione di c4m, cosa è successo nel frattempo e quali traguardi sono stati raggiunti sul fronte Creative Commons?

Ciao Carmen, nonostante questo periodo particolare, direi bene. Con circuito-c4m le cose stanno procedendo come speravo, sono arrivati diversi contributi musicali esterni e stiamo collaborando a diversi progetti. Abbiamo, in alcuni casi, anche segnalato il nostro archivio alle radio che sostengono il Creative Commons (CC), come ad es. la trasmissione “Hack or Die” di “Radio Città Fujiko” e “Radio Spore”, entrambe di Bologna. Rispetto a 10 anni fa, queste licenze sono diventate una realtà consolidata, si può riscontrare un uso frequente in diversi ambiti oltre la musica, come ad esempio le immagini, libri, video, etc., un traguardo per me inaspettato.

 

Ho letto che nel sito ora c’è una sezione dedicata agli artisti, di cosa si tratta precisamente?

La sezione “Artists” è sempre stata presente, ma sicuramente si è ampliata notevolmente negli anni. Abbiamo preferito il termine “artista” a “musicista” perché in alcuni casi si tratta più di esperimenti sonori che musicali, perciò abbiamo pensato fosse un termine più inclusivo, rivolto anche ai non musicisti. All’interno della sezione si può trovare la presentazione di chi ha contribuito all’archivio C4M, utile per introdurre il genere o per definire la visione musicale dell’artista. Nella descrizione, chi ha inviato le tracce al sito da esterno ha un riferimento mail, per agevolare eventuali contatti diretti; le/gli artisti senza mail invece sono legati direttamente a C4M, quindi si possono contattare con la mail del sito. L’utilità di questa sezione sta nell’indirizzare all’ascolto, è una sorta di pre-selezione. Tra l’altro cliccando “Artist” dall’elenco delle tracce, si avranno le tracce ordinate per artista, può risultare comodo.

 

Le tracce audio di c4m sono state anche utilizzate per progetti di Arte Pubblica, ci puoi raccontare qualcosa?

Da grande volevo fare la street artist, ma non ho mai preso una bomboletta in mano, così ho pensato di farlo con quello che conoscevo meglio, la musica. Da questa volontà nasce: “C4M – choose your street”, un progetto nato con il sito e rivolto alla distribuzione in strada delle tracce in esso contenute. Grazie a questa iniziativa facciamo parlare i luoghi attraverso la musica: scegliamo una traccia dall’archivio C4M collegata ad un luogo/situazione specifica, la mettiamo in loop su cassetta e con una radio-cassetta la lasciamo nel luogo/situazione assegnata pigiando “play”. Chiunque può ascoltare e volendo prendere la radio con sè. È un progetto di arte effimera, come dovrebbe essere la street art, che ad oggi conta 11 radio finite in strada a Bologna, Roma, Venezia e Ravenna.

Fotografia di Alessandra Bincoletto.

Un progetto di arte pubblica al quale abbiamo partecipato nel 2015 è “Jukey”, un interessante sistema per denunciare luoghi abbandonati attraverso la musica, ideato dal collettivo UrbanResistDance (URD). Jukebox+key= jukey, il collettivo scovava dei luoghi abbandonati, assegnati poi a musicisti, i/le quali avrebbero poi composto una traccia collegata ad esso. Il brano veniva in seguito “murato” nell’edificio attraverso chiavetta USB, riposta all’interno di un box. Nel sito di “Jukey” una mappa indicava i vari edifici in cui poter scovare le varie chiavette e solo andando fisicamente lì si potevano  ascoltare/scaricare le tracce, creando così un’esperienza fisica con il luogo ed il suo stato di abbandono. Abbiamo partecipato con una traccia di Druma, creata per la “Caserma Sani” di Bologna dal titolo: “InSani Mentis”, una techno/marcia con i campionamenti del film “Full Metal Jacket” di S. Kubrick.

Altro progetto interessante di arte pubblica è stato “Radiazioni”: un laboratorio di fonografia anomala, emissione e propagazione di tracce sonore, creato insieme al collettivo “BeepsAndBlinksLab” nel 2019 per il festival “Bologna Elettrica”. Utilizzando piezo (microfoni a contatto) e pick-up (microfoni magnetici), siamo andati a scovare i suoni udibili e non udibili degli edifici. Questo ci ha permesso di raccontare i luoghi attraverso i suoni prodotti al loro interno. Le tracce create durante il laboratorio sono state poi, attraverso un’emittente radio, portate in giro nelle strade con l’ausilio di radioline portatili. Questo laboratorio mi è rimasto nel cuore, perché siamo riuscite a “fonografare” XM24, storico luogo occupato/autogestito di Bologna, prima dello sgombero. Le tracce ora sono presenti nel sito circuito-c4m.org, quindi si possono ascoltare e scaricare.

Gli spunti che riceviamo oggi sono già così diversi da quelli percepiti nel 2012 e anche le risposte esterne possono essere mutate in positivo o in negativo.
Ci sono delle nuove osservazioni o riflessioni sopraggiunte durante la tua attività di “ricercatrice di buone vibrazioni” ed eventualmente nuovi orizzonti da poter esplorare?

Stiamo iniziando una nuova avventura con l’associazione “Nylon” e il nostro sguardo sarà particolarmente attento al sociale. Opereremo nell’ambito dell’audio-visivo, anche in maniera ecosostenibile, abbiamo molte idee, ma siamo ancora in fase embrionale per poterne parlare. Sicuramente in cantiere abbiamo una fanzine speciale, che avrà anche contenuti audio. Potete seguire le nostre evoluzioni su stereodon.social, teneteci d’occhio e ne saprete di più!

Nobody is normal di Catherine Prowse

Catherine Prowse è una brillante giovane animatrice che vive e lavora a Londra già conosciuta per il suo pluripremiato cortometraggio di laurea Laymun.
Ho visto l’ultimo dei suoi lavori qualche settimana fa contemporaneamente condivisomi da due mie carissime amiche. Il cortometraggio Nobody is normal è uno spot realizzato per la Childline, organizzazione inglese per la tutela dell’infanzia, realizzato in puppet animation e 2D animation con l’utilizzo di diversi materiali, dalla plastilina al feltro. Il video rende in modo molto semplice e particolare la sensazione di solitudine che spesso gli adolescenti avvertono nel sentirsi diversi dagli altri, ogni sensazione è celata dentro il superficiale strato di plastilina mentre cerca di farsi strada per fuoriuscire. Improvvisamente la vera natura di ciascuno spunta fuori in un modo quasi goffo ma incredibilmente unico, le forme più bizzarre o i colori più sgargianti espresse dal feltro sbocciano portentosamente. I giovanissimi protagonisti della storia finalmente accettano le proprie particolarità come caratteristiche imprescindibili della propria singolarità, un nuovo importante passo per imparare a trovare arricchimento tra le diversità.

Childline: Nobody is Normal from Catherine Prowse on Vimeo.