Tutti gli articoli di Carmen

Specializzata presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna in Comunicazione e didattica dell’arte con un triennio in Decorazione, la mia formazione iniziale è stata nel campo dell'oreficeria, precisamente nella modellazione della cera. I miei studi mi hanno permesso di amare particolarmente gli elaborati artistici che prevedono l’utilizzo della manualità, per questo ho trovato da subito l'animazione in stop-motion particolarmente affascinante. Oltre alla possibilità di fruire, in qualità di spettatori, questo genere di animazione, esiste anche quella di cimentarsi in questo tipo di attività. L’esperienza in questo senso può rivelarsi risorsa utile anche in ambito educativo, un esercizio per rimanere in contatto con la realtà tangibile in epoca digitale ma anche per allenare il fare manuale: l'intelligenza spaziale è sempre più indispensabile per immaginare nuovi scenari e per creare/progettare insieme una narrazione possibile.

The Black reCat di Gaudio

È passato ormai un po’ di tempo da quando ho presentato su questo blog Paolo Gaudio, uno tra i registi più attivi nel mondo della stop-motion in Italia, con cui ho avuto modo di chiacchierare in un’intervista.

Nel frattempo, Paolo ha terminato un nuovo cortometraggio e attualmente sta lavorando a Dagon, un progetto che il regista ha in mente da anni e al quale finalmente potrà dare vita. Per il momento, però, mi soffermo su The Black reCat, il suo ultimo lavoro, uscito nel 2022 e prodotto da Mad Lab Prod. in collaborazione con Norne Studios e Video Lance Studio.

Si tratta di un adattamento in stop-motion del racconto Il gatto nero di Edgar Allan Poe: un cortometraggio della durata di 6 minuti che quest’anno ha vinto numerosissimi premi in diversi festival di animazione, sia italiani sia internazionali.

Ecco il trailer.

Trailer – THE BLACK reCAT from Paolo Gaudio on Vimeo.

Pinocchio di Guillermo del Toro e Mark Gustafson

Uscirà nelle sale il prossimo 4 dicembre e su Netflix dal 9 dicembre il nuovo Pinocchio eseguito dal regista Guillermo del Toro e dall’animatore Mark Gustafson. Il nuovo film sulla favola di Collodi è stato realizzato completamente in stop-motion e si ispira all’immaginario illustrato di Gris Grimly.
In una recente intervista sul sito Collider il regista racconta di come abbia amato particolarmente adoperare la tecnica in stop-motion, sostenendo che il lavoro artigianale che implica questo tipo di animazione, permette di recuperare il rapporto con il “vecchio mondo”, quello reale fatto di set e di luoghi fisici, dove ogni spazio, come le piccole botole all’interno delle quali gli animatori potevano muovere i propri personaggi, diviene prezioso. Il lavoro all’interno del set, al contrario di quello solo digitale, è un’esperienza più concreta e ne consegue un’approfondita conoscenza del film che, secondo del Toro, porta ad amare maggiormente il mondo circostante.
Pinocchio, così come Frankestein o Tarzan, rappresenta per il regista uno di quei personaggi di tipo universale, adattabili cioè a diversi ambiti (scienza, emozioni umane etc..). In questo caso la sua scelta ha prediletto l’indagine del rapporto padre-figlio e l’idea di essere gettato in un mondo che capiamo a malapena e a cui cerchiamo di dare un senso procedendo o “errando”.
Il regista ha evitato di seguire pedissequamente il racconto originale di Pinocchio, lanciando in questo modo un messaggio intrinseco importante che vede la disobbedienza come fattore principale per diventare umani. La storia si trova su uno sfondo diverso, al tempo della guerra, durante l’ascesa di Mussolini, offrendo spunti di riflessione su un altro tipo di forma letale di controllo della paternità.

Marcel, la conchiglia con le scarpe

“Marcel the shell with shoes on”  è un lungometraggio basato sull’omonima serie YouTube nata nel 2010 da un’idea del regista newyorkese Dean Fleischer-Camp e dell’attrice e sceneggiatrice Jenny Slate.
Marcel è un’adorabile piccolissima conchiglia di mare, con un solo occhio e un paio di scarpe in miniatura. Marcel the shell, condiderato un piccolo tesoro del web, ha conquistando milioni di utenti divenendo virale e vincendo numerosi premi.
In una recente intervista il regista rivela che il suo intento è stato quello di creare un film in stop-motion nello stile del documentario, unendo la tecnica a passo uno con il life action.
Marcel Marcel (Jenny Slate),  un tempo apparteneva a una vasta comunità di molluschi, ma si ritrova a vivere solo con sua nonna Connie (interpretata da Isabella Rossellini) e il loro animale domestico Alan, come unici sopravvissuti a una misteriosa tragedia.
Per la realizzazione del film è stata richiesta la collaborazione, in qualità di animation direction, dell’animatrice di stop-motion Kirsten Lepore , già presentata in post precedenti.
Il film uscirà nelle sale cinematografiche statunitensi nel 2022, intanto ecco di seguito il trailer.

The House, una stopmotion prodotta da Netflix

The House è una trilogia costitutita da tre cortometraggi realizzati da Paloma Baeza, Niki Lindroth von Bahr, Emma de Swaef e Marc James Roels, registi di diversa nazionalità che hanno sviluppato tre storie diverse attorno al tema della casa.
Tutte e tre le animazioni sono state eseguite in puppet animation. Conosciamo già l’amore che unisce Emma de Swaef alla lana, non potevano mancare perciò i soffici personaggi in feltro, protagonisti della prima storia realizzata dai due registi belgi. Il secondo racconto, di Niki Lindroth von Bahr, conferma la tendenza della regista svedese nella predilezione di personaggi antropomorfi, dove spicca il forte contrasto tra civiltà umana e natura animale. Ma aldilà dei caratteri originali presenti nelle tre animazioni, la vera protagonista indiscussa dell’intera opera è sicuramente la casa che in ogni racconto provoca sensazioni differenti. Le prime due storie sono decisamente dark, la terza invece, realizzata dalla regista inglese Paloma Baeza, si svolge in un futuro distopico ma dall’atmosfera più rincuorante. Un finale che guida lo spettatore verso una sorta di liberazione dopo aver superato ostacoli oscuri tra fobie e misteri.
The House è stato prodotto da Netflix, è possibile  guardarlo accededendo alla piattaforma streaming.
Ecco di seguito il trailer:

 

CSC Animazione compie 20 anni

Nata nel 1935, la Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia si occupa di promuovere, attraverso progetti di conservazione, ricerca e formazione, il cinema nel nostro Paese.
I due principali settori in cui si sono articolate in tutti questi anni le attività della Fondazione sono: la Scuola Nazionale di Cinema e la Cineteca nazionale.
La Scuola Nazionale di Cinema ha la sua sede principale a Roma e sedi distaccate in Abruzzo, Lombardia, Piemonte, Puglia e Sicilia, dove organizza corsi d’alta specializzazione nell’ambito di tutte le discipline cinematografiche e dell’audiovisivo e si pone come missione lo sviluppo dell’arte e della tecnica cinematografica.
In Piemonte, precisamente a Torino, CSC è presente con il corso di Animazione che proprio quest’anno compie vent’anni di attività.
Il Dipartimento CSC Animazione di Torino è una scuola di cinema d’animazione con un’offerta formativa di specializzazione triennale unica in Italia.
In occasione della consueta consegna dei diplomi, a Torino venerdì 19 novembre alle ore 16.30, presso il cinema Massimo (sala Cabiria), si terrà anche un dialogo tra la Presidente del Centro Sperimentale di Cinematografia Marta Donzelli e alcune istituzioni del territorio, con cui CSC Animazione collabora da vent’anni realizzando audiovisivi.
All’evento saranno presenti anche Monica Cipriani, Direttore Generale; Adriano De Santis, Preside della Scuola Nazionale di Cinema del CSC; Chiara Magri, Direttrice Artistica CSC Animazione e Sergio Toffetti, ex Direttore di CSC Piemonte.
Durante la Consegna dei Diplomi, i 20 diplomandi potranno presentare i loro cortometraggi, realizzati con diverse tecniche e stili e prodotti dal CSC Animazione.
L’evento è gratuito e aperto al pubblico sino ad esaurimento posti in sala.

Intervista a Stefano Bertelli di Seenfilm

Oggi ho il piacere di scambiare due chiacchiere con Stefano Bertelli, regista di Rovigo classe 1981 ormai attivo da circa vent’anni nella realizzazione di video musicali e commerciali. Nel 2003 Stefano fonda, insieme al socio e assistente di regia Riccardo Orlandi, la casa di produzione indipendente Seenfilm realizzando moltissimi videoclip per alcuni importanti musicisti del panorama italiano e non solo.

Ciao Stefano, raccontaci un pò di te e di com’è nata la tua passione per l’animazione.

Tutto è nato dopo aver visto The Blair Witch Project nel 1999. Influenzati dal film, con amici – tra cui il mio attuale socio Riccardo Orlandi – ci siamo attrezzati di telecamera e siamo andati a cercare fantasmi per creare dei film horror a livello amatoriale.
Quel film studentesco dal titolo “The Massacre” mi è servito come accesso per lavorare in un’importante casa di produzione di video musicali veronese di quel tempo.
Nel 2003 è iniziata un’intensa attività di produzione di video musicali in live action, girati in 35mm sia con la casa di produzione per cui lavoravo che con una mia indipendente dal nome Seenfilm. In un primo momento ho collaborato per molti gruppi punk rock indipendenti della scena 2000: Moravagine, Persiana Jones, Sun Eats Hours, Invasione degli Omini Verdi, Totale Apatia e poi il salto nel mainstream.
Dal 2004 al 2009 l’attività diviene sempre più intensa. Abbiamo iniziamo a realizzare video per noti artisti italiani, come il primo video di Arisa “Sincerità”, Marlene Kuntz, Caparezza e molti altri, ricevendo spesso il consenso di MTV per la messa in onda – a quei tempi in cui non esisteva ancora youtube come piattaforma marketing era essenziale -. In quegli anni abbiamo vinto il premio come miglior video musicale in Italia con una stop-motion, completamente fatta su una lavagna a gessetti, per il brano“Cinestetica”  dei Marta Sui Tubi.

I vostri lavori più attuali sono orientati soprattutto sull’animazione più precisamente verso la cutout animation, come mai questa scelta e quali sono stati i pro e i contro nell’attuarla?

Dal 2011 in poi qualcosa è cambiato, il mondo dei videoclip ci creava troppe limitazioni ed erano troppi i compromessi. L’ideale per me era poter sviluppare le mie idee e per ovvi motivi di budget il live action, a differenza dell’animazione, non mi permetteva di mettere in piedi proprio tutto.
Così l’animazione con la carta, che avevo già usato in passato in altri video musicali, come mix di live action, è diventata parte completa di ogni video musicale realizzato fino ad ora. Siamo riusciti a fare un primo film autoprodotto, ancora molto rudimentale, interamente di carta “Acid Space” – dal 2015 disponibile su Prime Video Amazon -. Successivamente sono nati diversi progetti con noti artisti internazionali tra i quali la cantante Amy Lee, Robbie Williams, Alok, Monsta X, Alterbridge, Frank Sinatra, Myles Kennedy, Sebastian Yatra e molti altri.
Sicuramente tra i contro nell’utilizzare la stop-motion nella creazione dei video c’è che, a differenza del live action, ci si impiega molto più tempo per realizzare un progetto.

Stefano Bertelli

La bellezza della stop-motion è tale probabilmente perché racchiude, come frutto di un lungo lavoro progettuale, pratico e cooperativo,  le abilità manuali ormai poco valorizzate.
Bisogna riconoscere tuttavia che senza l’ausilio dei mezzi digitali sarebbe impossibile ottenere risultati ottimali. Quanta importanza hanno per te i supporti digitali per la realizzazione del vostro lavoro?

Sono importantissimi, ma a me piace renderli il più possibile invisibili, tutto deve essere più fedele alla realtà, per quanto la fisica lo permetta. In questo modo gli strumenti digitali vengono in soccorso solo quando ci sono delle difficoltà sul set.

 

Credi che manchi un certo tipo di mentalità in Italia per favorire il diffondersi di questa tecnica?

Si credo manchi, parlo ovviamente del settore musicale. Bisogna utilizzare il mezzo del video musicale, per dare un valore aggiunto alla personalità dell’artista, in realtà vedo spesso solo un cantante con uno sfondo e probabilmente un live o un concerto ha un valore artistico maggiore di tutto questo. Non credo sia solo un fattore di fotografia, devono esserci più idee, rischiare di più e non avere paura di dire quello che si pensa.

Chi sono gli animatori che più hanno influenzato il tuo immaginario?

A me ha colpito molto Alice (1988) di Jan Svankmajer, credo che in qualche modo mi abbia ispirato, e forse ancora oggi senza saperlo. Monty Python e sicuramente Hayao Miyazaki, anche se la tecnica è diversa, bisogna vedere oltre e trarre ispirazione da qualsiasi cosa.
Anzi in realtà, negli ultimi anni sono più attratto da documentari e film live action che mi danno maggiore ispirazione.

 

Sito Seenfilm Studio: www.seenfilm.com

Metamorfosi in claymation: un licantropo by Justin Rasch

Questo video tutorial realizzato dal bravissimo animatore Justin Rash (Kubo – Paranormal), mostra dettagliatamente come realizzare la metamorfosi di un lupo mannaro.
Nel tutorial Rasch spiega interamente le fasi della sua creazione: la nascita dell’idea, la realizzazione del disegno preliminare, il metodo di realizzazione (claymation), la realizzazione dello scheletro di supporto, la scelta dell’obiettivo per la fotocamera e della giusta inclinazione per la luce. Infine sono trattate le problematiche subentrate in fase di lavorazione con utilissimi suggerimenti.
Consiglio vivamente l’eplorazione del canale youtube di Justin Rash, appassionato animatore e direttore di Blizzard e della Stunt Puppet Pictures production.

Le tracce audio in Creative Commons – Intervista a c4m

Probabilmente molti di voi conosceranno già il Creative Commons (CC), un tipo di licenza che utilizza un autore quando vuole concedere ad altri il diritto di poter utilizzare o modificare un’opera da lui stesso creata. In questi ultimi anni sono aumentati i siti che permettono di poter reperire contenuti con questa licenza e può essere applicata a qualsiasi tipo di produzione: dalla traccia audio al video, dalla fotografia al contenuto editoriale etc..
Quasi sette anni fa ho incontrato Sara Cucchiarini l’ideatrice del sito c4m (circuito autoproduzione musicale), una piattaforma per la fruizione e condivisione di tracce audio o musicali che ha l’obiettivo principale di coinvolgere musicisti ed artisti per la fruizione di tracce pensate come basi per progetti visivi, video, performances, spettacoli teatrali, installazioni etc.
A distanza di quasi nove anni di attività del sito ho pensato di chiedere a Sara cosa è cambiato in questi anni.

 

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Ciao Sara, come stai? Sono passati quasi sette dalla nostra ultima chiacchierata e quasi dieci dalla realizzazione di c4m, cosa è successo nel frattempo e quali traguardi sono stati raggiunti sul fronte Creative Commons?

Ciao Carmen, nonostante questo periodo particolare, direi bene. Con circuito-c4m le cose stanno procedendo come speravo, sono arrivati diversi contributi musicali esterni e stiamo collaborando a diversi progetti. Abbiamo, in alcuni casi, anche segnalato il nostro archivio alle radio che sostengono il Creative Commons (CC), come ad es. la trasmissione “Hack or Die” di “Radio Città Fujiko” e “Radio Spore”, entrambe di Bologna. Rispetto a 10 anni fa, queste licenze sono diventate una realtà consolidata, si può riscontrare un uso frequente in diversi ambiti oltre la musica, come ad esempio le immagini, libri, video, etc., un traguardo per me inaspettato.

 

Ho letto che nel sito ora c’è una sezione dedicata agli artisti, di cosa si tratta precisamente?

La sezione “Artists” è sempre stata presente, ma sicuramente si è ampliata notevolmente negli anni. Abbiamo preferito il termine “artista” a “musicista” perché in alcuni casi si tratta più di esperimenti sonori che musicali, perciò abbiamo pensato fosse un termine più inclusivo, rivolto anche ai non musicisti. All’interno della sezione si può trovare la presentazione di chi ha contribuito all’archivio C4M, utile per introdurre il genere o per definire la visione musicale dell’artista. Nella descrizione, chi ha inviato le tracce al sito da esterno ha un riferimento mail, per agevolare eventuali contatti diretti; le/gli artisti senza mail invece sono legati direttamente a C4M, quindi si possono contattare con la mail del sito. L’utilità di questa sezione sta nell’indirizzare all’ascolto, è una sorta di pre-selezione. Tra l’altro cliccando “Artist” dall’elenco delle tracce, si avranno le tracce ordinate per artista, può risultare comodo.

 

Le tracce audio di c4m sono state anche utilizzate per progetti di Arte Pubblica, ci puoi raccontare qualcosa?

Da grande volevo fare la street artist, ma non ho mai preso una bomboletta in mano, così ho pensato di farlo con quello che conoscevo meglio, la musica. Da questa volontà nasce: “C4M – choose your street”, un progetto nato con il sito e rivolto alla distribuzione in strada delle tracce in esso contenute. Grazie a questa iniziativa facciamo parlare i luoghi attraverso la musica: scegliamo una traccia dall’archivio C4M collegata ad un luogo/situazione specifica, la mettiamo in loop su cassetta e con una radio-cassetta la lasciamo nel luogo/situazione assegnata pigiando “play”. Chiunque può ascoltare e volendo prendere la radio con sè. È un progetto di arte effimera, come dovrebbe essere la street art, che ad oggi conta 11 radio finite in strada a Bologna, Roma, Venezia e Ravenna.

Fotografia di Alessandra Bincoletto.

Un progetto di arte pubblica al quale abbiamo partecipato nel 2015 è “Jukey”, un interessante sistema per denunciare luoghi abbandonati attraverso la musica, ideato dal collettivo UrbanResistDance (URD). Jukebox+key= jukey, il collettivo scovava dei luoghi abbandonati, assegnati poi a musicisti, i/le quali avrebbero poi composto una traccia collegata ad esso. Il brano veniva in seguito “murato” nell’edificio attraverso chiavetta USB, riposta all’interno di un box. Nel sito di “Jukey” una mappa indicava i vari edifici in cui poter scovare le varie chiavette e solo andando fisicamente lì si potevano  ascoltare/scaricare le tracce, creando così un’esperienza fisica con il luogo ed il suo stato di abbandono. Abbiamo partecipato con una traccia di Druma, creata per la “Caserma Sani” di Bologna dal titolo: “InSani Mentis”, una techno/marcia con i campionamenti del film “Full Metal Jacket” di S. Kubrick.

Altro progetto interessante di arte pubblica è stato “Radiazioni”: un laboratorio di fonografia anomala, emissione e propagazione di tracce sonore, creato insieme al collettivo “BeepsAndBlinksLab” nel 2019 per il festival “Bologna Elettrica”. Utilizzando piezo (microfoni a contatto) e pick-up (microfoni magnetici), siamo andati a scovare i suoni udibili e non udibili degli edifici. Questo ci ha permesso di raccontare i luoghi attraverso i suoni prodotti al loro interno. Le tracce create durante il laboratorio sono state poi, attraverso un’emittente radio, portate in giro nelle strade con l’ausilio di radioline portatili. Questo laboratorio mi è rimasto nel cuore, perché siamo riuscite a “fonografare” XM24, storico luogo occupato/autogestito di Bologna, prima dello sgombero. Le tracce ora sono presenti nel sito circuito-c4m.org, quindi si possono ascoltare e scaricare.

Gli spunti che riceviamo oggi sono già così diversi da quelli percepiti nel 2012 e anche le risposte esterne possono essere mutate in positivo o in negativo.
Ci sono delle nuove osservazioni o riflessioni sopraggiunte durante la tua attività di “ricercatrice di buone vibrazioni” ed eventualmente nuovi orizzonti da poter esplorare?

Stiamo iniziando una nuova avventura con l’associazione “Nylon” e il nostro sguardo sarà particolarmente attento al sociale. Opereremo nell’ambito dell’audio-visivo, anche in maniera ecosostenibile, abbiamo molte idee, ma siamo ancora in fase embrionale per poterne parlare. Sicuramente in cantiere abbiamo una fanzine speciale, che avrà anche contenuti audio. Potete seguire le nostre evoluzioni su stereodon.social, teneteci d’occhio e ne saprete di più!

Nobody is normal di Catherine Prowse

Catherine Prowse è una brillante giovane animatrice che vive e lavora a Londra già conosciuta per il suo pluripremiato cortometraggio di laurea Laymun.
Ho visto l’ultimo dei suoi lavori qualche settimana fa contemporaneamente condivisomi da due mie carissime amiche. Il cortometraggio Nobody is normal è uno spot realizzato per la Childline, organizzazione inglese per la tutela dell’infanzia, realizzato in puppet animation e 2D animation con l’utilizzo di diversi materiali, dalla plastilina al feltro. Il video rende in modo molto semplice e particolare la sensazione di solitudine che spesso gli adolescenti avvertono nel sentirsi diversi dagli altri, ogni sensazione è celata dentro il superficiale strato di plastilina mentre cerca di farsi strada per fuoriuscire. Improvvisamente la vera natura di ciascuno spunta fuori in un modo quasi goffo ma incredibilmente unico, le forme più bizzarre o i colori più sgargianti espresse dal feltro sbocciano portentosamente. I giovanissimi protagonisti della storia finalmente accettano le proprie particolarità come caratteristiche imprescindibili della propria singolarità, un nuovo importante passo per imparare a trovare arricchimento tra le diversità.

Childline: Nobody is Normal from Catherine Prowse on Vimeo.