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Intervista a Stefano Bertelli di Seenfilm

Oggi ho il piacere di scambiare due chiacchiere con Stefano Bertelli, regista di Rovigo classe 1981 ormai attivo da circa vent’anni nella realizzazione di video musicali e commerciali. Nel 2003 Stefano fonda, insieme al socio e assistente di regia Riccardo Orlandi, la casa di produzione indipendente Seenfilm realizzando moltissimi videoclip per alcuni importanti musicisti del panorama italiano e non solo.

Ciao Stefano, raccontaci un pò di te e di com’è nata la tua passione per l’animazione.

Tutto è nato dopo aver visto The Blair Witch Project nel 1999. Influenzati dal film, con amici – tra cui il mio attuale socio Riccardo Orlandi – ci siamo attrezzati di telecamera e siamo andati a cercare fantasmi per creare dei film horror a livello amatoriale.
Quel film studentesco dal titolo “The Massacre” mi è servito come accesso per lavorare in un’importante casa di produzione di video musicali veronese di quel tempo.
Nel 2003 è iniziata un’intensa attività di produzione di video musicali in live action, girati in 35mm sia con la casa di produzione per cui lavoravo che con una mia indipendente dal nome Seenfilm. In un primo momento ho collaborato per molti gruppi punk rock indipendenti della scena 2000: Moravagine, Persiana Jones, Sun Eats Hours, Invasione degli Omini Verdi, Totale Apatia e poi il salto nel mainstream.
Dal 2004 al 2009 l’attività diviene sempre più intensa. Abbiamo iniziamo a realizzare video per noti artisti italiani, come il primo video di Arisa “Sincerità”, Marlene Kuntz, Caparezza e molti altri, ricevendo spesso il consenso di MTV per la messa in onda – a quei tempi in cui non esisteva ancora youtube come piattaforma marketing era essenziale -. In quegli anni abbiamo vinto il premio come miglior video musicale in Italia con una stop-motion, completamente fatta su una lavagna a gessetti, per il brano“Cinestetica”  dei Marta Sui Tubi.

I vostri lavori più attuali sono orientati soprattutto sull’animazione più precisamente verso la cutout animation, come mai questa scelta e quali sono stati i pro e i contro nell’attuarla?

Dal 2011 in poi qualcosa è cambiato, il mondo dei videoclip ci creava troppe limitazioni ed erano troppi i compromessi. L’ideale per me era poter sviluppare le mie idee e per ovvi motivi di budget il live action, a differenza dell’animazione, non mi permetteva di mettere in piedi proprio tutto.
Così l’animazione con la carta, che avevo già usato in passato in altri video musicali, come mix di live action, è diventata parte completa di ogni video musicale realizzato fino ad ora. Siamo riusciti a fare un primo film autoprodotto, ancora molto rudimentale, interamente di carta “Acid Space” – dal 2015 disponibile su Prime Video Amazon -. Successivamente sono nati diversi progetti con noti artisti internazionali tra i quali la cantante Amy Lee, Robbie Williams, Alok, Monsta X, Alterbridge, Frank Sinatra, Myles Kennedy, Sebastian Yatra e molti altri.
Sicuramente tra i contro nell’utilizzare la stop-motion nella creazione dei video c’è che, a differenza del live action, ci si impiega molto più tempo per realizzare un progetto.

Stefano Bertelli

La bellezza della stop-motion è tale probabilmente perché racchiude, come frutto di un lungo lavoro progettuale, pratico e cooperativo,  le abilità manuali ormai poco valorizzate.
Bisogna riconoscere tuttavia che senza l’ausilio dei mezzi digitali sarebbe impossibile ottenere risultati ottimali. Quanta importanza hanno per te i supporti digitali per la realizzazione del vostro lavoro?

Sono importantissimi, ma a me piace renderli il più possibile invisibili, tutto deve essere più fedele alla realtà, per quanto la fisica lo permetta. In questo modo gli strumenti digitali vengono in soccorso solo quando ci sono delle difficoltà sul set.

 

Credi che manchi un certo tipo di mentalità in Italia per favorire il diffondersi di questa tecnica?

Si credo manchi, parlo ovviamente del settore musicale. Bisogna utilizzare il mezzo del video musicale, per dare un valore aggiunto alla personalità dell’artista, in realtà vedo spesso solo un cantante con uno sfondo e probabilmente un live o un concerto ha un valore artistico maggiore di tutto questo. Non credo sia solo un fattore di fotografia, devono esserci più idee, rischiare di più e non avere paura di dire quello che si pensa.

Chi sono gli animatori che più hanno influenzato il tuo immaginario?

A me ha colpito molto Alice (1988) di Jan Svankmajer, credo che in qualche modo mi abbia ispirato, e forse ancora oggi senza saperlo. Monty Python e sicuramente Hayao Miyazaki, anche se la tecnica è diversa, bisogna vedere oltre e trarre ispirazione da qualsiasi cosa.
Anzi in realtà, negli ultimi anni sono più attratto da documentari e film live action che mi danno maggiore ispirazione.

 

Sito Seenfilm Studio: www.seenfilm.com

Le tracce audio in Creative Commons – Intervista a c4m

Probabilmente molti di voi conosceranno già il Creative Commons (CC), un tipo di licenza che utilizza un autore quando vuole concedere ad altri il diritto di poter utilizzare o modificare un’opera da lui stesso creata. In questi ultimi anni sono aumentati i siti che permettono di poter reperire contenuti con questa licenza e può essere applicata a qualsiasi tipo di produzione: dalla traccia audio al video, dalla fotografia al contenuto editoriale etc..
Quasi sette anni fa ho incontrato Sara Cucchiarini l’ideatrice del sito c4m (circuito autoproduzione musicale), una piattaforma per la fruizione e condivisione di tracce audio o musicali che ha l’obiettivo principale di coinvolgere musicisti ed artisti per la fruizione di tracce pensate come basi per progetti visivi, video, performances, spettacoli teatrali, installazioni etc.
A distanza di quasi nove anni di attività del sito ho pensato di chiedere a Sara cosa è cambiato in questi anni.

 

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Ciao Sara, come stai? Sono passati quasi sette dalla nostra ultima chiacchierata e quasi dieci dalla realizzazione di c4m, cosa è successo nel frattempo e quali traguardi sono stati raggiunti sul fronte Creative Commons?

Ciao Carmen, nonostante questo periodo particolare, direi bene. Con circuito-c4m le cose stanno procedendo come speravo, sono arrivati diversi contributi musicali esterni e stiamo collaborando a diversi progetti. Abbiamo, in alcuni casi, anche segnalato il nostro archivio alle radio che sostengono il Creative Commons (CC), come ad es. la trasmissione “Hack or Die” di “Radio Città Fujiko” e “Radio Spore”, entrambe di Bologna. Rispetto a 10 anni fa, queste licenze sono diventate una realtà consolidata, si può riscontrare un uso frequente in diversi ambiti oltre la musica, come ad esempio le immagini, libri, video, etc., un traguardo per me inaspettato.

 

Ho letto che nel sito ora c’è una sezione dedicata agli artisti, di cosa si tratta precisamente?

La sezione “Artists” è sempre stata presente, ma sicuramente si è ampliata notevolmente negli anni. Abbiamo preferito il termine “artista” a “musicista” perché in alcuni casi si tratta più di esperimenti sonori che musicali, perciò abbiamo pensato fosse un termine più inclusivo, rivolto anche ai non musicisti. All’interno della sezione si può trovare la presentazione di chi ha contribuito all’archivio C4M, utile per introdurre il genere o per definire la visione musicale dell’artista. Nella descrizione, chi ha inviato le tracce al sito da esterno ha un riferimento mail, per agevolare eventuali contatti diretti; le/gli artisti senza mail invece sono legati direttamente a C4M, quindi si possono contattare con la mail del sito. L’utilità di questa sezione sta nell’indirizzare all’ascolto, è una sorta di pre-selezione. Tra l’altro cliccando “Artist” dall’elenco delle tracce, si avranno le tracce ordinate per artista, può risultare comodo.

 

Le tracce audio di c4m sono state anche utilizzate per progetti di Arte Pubblica, ci puoi raccontare qualcosa?

Da grande volevo fare la street artist, ma non ho mai preso una bomboletta in mano, così ho pensato di farlo con quello che conoscevo meglio, la musica. Da questa volontà nasce: “C4M – choose your street”, un progetto nato con il sito e rivolto alla distribuzione in strada delle tracce in esso contenute. Grazie a questa iniziativa facciamo parlare i luoghi attraverso la musica: scegliamo una traccia dall’archivio C4M collegata ad un luogo/situazione specifica, la mettiamo in loop su cassetta e con una radio-cassetta la lasciamo nel luogo/situazione assegnata pigiando “play”. Chiunque può ascoltare e volendo prendere la radio con sè. È un progetto di arte effimera, come dovrebbe essere la street art, che ad oggi conta 11 radio finite in strada a Bologna, Roma, Venezia e Ravenna.

Fotografia di Alessandra Bincoletto.

Un progetto di arte pubblica al quale abbiamo partecipato nel 2015 è “Jukey”, un interessante sistema per denunciare luoghi abbandonati attraverso la musica, ideato dal collettivo UrbanResistDance (URD). Jukebox+key= jukey, il collettivo scovava dei luoghi abbandonati, assegnati poi a musicisti, i/le quali avrebbero poi composto una traccia collegata ad esso. Il brano veniva in seguito “murato” nell’edificio attraverso chiavetta USB, riposta all’interno di un box. Nel sito di “Jukey” una mappa indicava i vari edifici in cui poter scovare le varie chiavette e solo andando fisicamente lì si potevano  ascoltare/scaricare le tracce, creando così un’esperienza fisica con il luogo ed il suo stato di abbandono. Abbiamo partecipato con una traccia di Druma, creata per la “Caserma Sani” di Bologna dal titolo: “InSani Mentis”, una techno/marcia con i campionamenti del film “Full Metal Jacket” di S. Kubrick.

Altro progetto interessante di arte pubblica è stato “Radiazioni”: un laboratorio di fonografia anomala, emissione e propagazione di tracce sonore, creato insieme al collettivo “BeepsAndBlinksLab” nel 2019 per il festival “Bologna Elettrica”. Utilizzando piezo (microfoni a contatto) e pick-up (microfoni magnetici), siamo andati a scovare i suoni udibili e non udibili degli edifici. Questo ci ha permesso di raccontare i luoghi attraverso i suoni prodotti al loro interno. Le tracce create durante il laboratorio sono state poi, attraverso un’emittente radio, portate in giro nelle strade con l’ausilio di radioline portatili. Questo laboratorio mi è rimasto nel cuore, perché siamo riuscite a “fonografare” XM24, storico luogo occupato/autogestito di Bologna, prima dello sgombero. Le tracce ora sono presenti nel sito circuito-c4m.org, quindi si possono ascoltare e scaricare.

Gli spunti che riceviamo oggi sono già così diversi da quelli percepiti nel 2012 e anche le risposte esterne possono essere mutate in positivo o in negativo.
Ci sono delle nuove osservazioni o riflessioni sopraggiunte durante la tua attività di “ricercatrice di buone vibrazioni” ed eventualmente nuovi orizzonti da poter esplorare?

Stiamo iniziando una nuova avventura con l’associazione “Nylon” e il nostro sguardo sarà particolarmente attento al sociale. Opereremo nell’ambito dell’audio-visivo, anche in maniera ecosostenibile, abbiamo molte idee, ma siamo ancora in fase embrionale per poterne parlare. Sicuramente in cantiere abbiamo una fanzine speciale, che avrà anche contenuti audio. Potete seguire le nostre evoluzioni su stereodon.social, teneteci d’occhio e ne saprete di più!

Intervista a Stefano Argentero

Stefano Argentero è un animatore italiano attivo ormai dagli anni ’90, i suoi lavori, principalmente in clay motion, denotano una grande originalità. Alcune scene all’interno dei suoi cortometraggi riescono a mettere in atto una sospensione tra i personaggi che risulta spiazzante e grottesca. Il suo immaginario è stato influenzato oltre che dalla visione negli anni ’70 e ’80 dei cartoni prodotti dagli studi italiani per la Rai anche da quella di programmi televisivi e di cartoni dell’est, belgi, francesi e svizzeri che in quegli anni venivano trasmessi anche in Italia. La sua formazione è stata contaminata durante gli anni ’80 dagli studi di animazione a Torino e successivamente si è sviluppata presso il Centro Sperimentale di Roma.
Quest’anno seguirà come docente il corso di Clay Animation presso la Scuola Internazionale di Comics di Roma.
Per chi volesse conoscere meglio questo bravissimo animatore ecco di seguito una breve intervista:

Quando è nata la tua passione per la stop-motion e chi sono stati i tuoi idoli di riferimento?

Ho iniziato ad appassionarmi al cinema d’animazione a 16 anni quando studiavo grafica pubblicitaria a Torino. In quegli anni si era appena costituita l’associazione ASIFA Italia in un ufficietto che affacciava sulla collina dall’altra parte del Po, lì ho potuto visionare film di animazione di McLaren Alexeieff Reineger, della Zagreb film e del National Film Board. La passione si è consolidata piano piano, prima frequentando un corso di cartoni animati tenuto dall’artista Jane Speiser, animatrice di San Francisco stabilitasi per un periodo a Torino (con lei ho realizzato il mio primo film d’animazione che mischiava disegni animati e stop motion di oggetti: partendo dall’immagine al tratto di una statua della città le linee si scomponevano trasformandosi in tappi colorati e cotton fioc), poi approdando a Roma al Centro Sperimentale di Cinematografia.

Quale corso frequentavi? Regia?

No no animazione, a quel tempo, ti parlo del biennio 1988-90, il corso di cinema d’animazione era ancora a Roma, è stato spostato a Torino nel 2001 e il docente del corso era il mitico “Giugi”, Giulio Gianini che aveva diretto e animato tutti i film con i disegni di Emanuele Luzzati con la tecnica stop motion e del découpage. Per tutti noi allievi è stata una grande fonte di ispirazione. Durante il biennio ho potuto sperimentare anche la tecnica della plastilina animata con Fusako Yusaki e conoscere i lavori della Aardman col mediometraggio Babylon ad Annecy che mi hanno spinto a specializzarmi in clay animation.
Lo studio e la pratica di questa tecnica di stop motion mi hanno portato a conoscere e apprezzare il lavoro dei più grandi artisti internazionali quali Jiri Trnka, Karel Zeman, Jan Svankmajer, Bruce Bickford, Will Vinton, Garry Bardin e di lavorare in Italia a stretto contatto dei due studi italiani specializzati in clay animation: il Misseri Studio di Firenze e lo Studio Yusaki di Corsico (Mi).

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Potresti raccontarci a grandi linee quali sono stati i tuoi più grandi ostacoli e le tue maggiori soddisfazioni durante la tua carriera?

Gli ostacoli sono abbastanza scontati e ovvi e sono comuni a tutte le discipline artistiche e cioè la poca considerazione che hanno certi lavori e certe professioni qui in Italia. Inoltre quando ho cominciato io era veramente un’altra epoca, ormai veramente lontanissima con dinamiche molto differenti. Penso quindi che gli ostacoli che possono trovare oggi i giovani siano molto diversi dai miei e comunque poco legati allo specifico dell’animazione stop motion. Inoltre il mercato ormai globalizzato ti propone un più ampio campo d’azione.
Le mie prime soddisfazioni sono arrivate col film di diploma ”Eqtè” con il quale ho vinto due premi nel 1991, uno al Funny Film Festival di Boario Terme e l’altro al Festival di Hannover di Film realizzati nelle scuole di cinema europee. Ho ricevuto altri premi nel 2007 in questo caso come miglior video musicale animato col videoclip musicale di Roberto Angelini “Dicembre” al MEI e al Festival Castelli Animati, in quest’ultimo festival ricevendo anche un riconoscimento con “Pumping man – fiore di cactus” come  miglior film nella web competition.
Nell’arco della mia carriera ho anche avuto l’occasione di lavorare per registi del cinema dal vero come Marco Chiarini, Alessandro Piva e Francesco Rita realizzando effetti speciali in stop-motion per cortometraggi e pubblicità.

Con l’avvento del digitale come hai saputo cogliere le novità e in che misura pensi che la tecnologia possa aver migliorato la qualità dei tuoi lavori?

L’avvento del digitale ha ovviamente semplificato ed economizzato l’approccio all’animazione in stop-motion, permettendo l’utilizzo di questa tecnica ad un numero più vasto di persone; quando ho iniziato io i corsi erano rari, come pure i testi da consultare o i Festival di settore. Le animazioni si facevano con pellicola e cinepresa ed era quindi una passione non alla portata di tutti, perseguibile solo facendo gavetta nei pochi studi sparsi nella penisola, o riuscendo ad entrare nei pochissimi corsi tra i quali quelli del Centro Sperimentale. Ora chiunque può provare la gioia di far vita ad un pupazzetto anche solo col telefono e la giusta app. Da un punto di vista più professionale, se da un lato l’animazione a passo uno è sempre la stessa da più di cento anni ormai il digitale ha cambiato metodologie e tempi di produzione.

Hai progetti in corso o futuri?

In questo momento sono occupato nella preproduzione di una serie animata insieme al giovane regista Fulvio Risuleo, queste settimane in sala col suo secondo lungometraggio “Il colpo del cane”.
Dal 2005 ho iniziato a tenere corsi di stop motion nel mio studio, il Macestudio, attivo a Roma nel quartiere Pigneto fino al 2014 e nelle scuole di vario grado. Dopo una parentesi francese durata cinque anni, a Parigi ho insegnato animazione nelle scuole e nei “Centres d’animatIon” ad adulti e bambini sono ora tornato a Roma dove insieme alla Scuola Internazionale di Comics abbiamo aperto per l’anno accademico 2019/20 il primo corso annuale, in Italia, interamente dedicato alla tecnica della stop motion.

Intervista al regista Paolo Gaudio

La ricerca artistica di Paolo Gaudio ruota intorno al genere fantastico, regista e animatore, da quest’anno sarà docente del nuovo Master in stop-motion che si terrà presso la Rainbow Academy. Dopo gli studi umanistici in filosofia presso l’Università della Calabria, la sua formazione dirotta verso l’universo della regia cinematografica alla NUCT (Nuova Università di Cinema e Televisione) di Roma.
Sono convinta che la sua esperienza e il suo talento siano stimolanti per chiunque voglia sostenere la causa dell’animazione e del genere fantastico in questo Paese.

 

 

Come nasce il tuo amore per l’animazione e precisamente per la stop­motion?

Da bambino ero solito vedere film come ‘Simbad’ o ‘Gli Argonauti’,  li adoravo. Tuttavia, i mostri mitologici che gli eroi di queste  pellicole combattevano, mi terrorizzavano sul serio. Medusa, Hydra, le Arpie o l’esercito degli scheletri erano davvero spaventosi ai miei occhi, così mio padre cercò di  tranquillizzarmi, confidandomi che si trattava di puppazzi di carta e non di veri mostri. Questa rivelazione mi colpì  profondamente, tanto da spingermi nel tempo a volerne sapere sempre di più circa questa “carta animata” e a innamorarmi  perdutamente del cinema, dell’animazione e del passo uno.

 

Durante gli anni della tua formazione, quali sono stati i tuoi  punti di riferimento o i tuoi idoli?

Facile: da Tim Burton a Terry Gilliam, passando per John Carpenter, Joe Dante e Robert Zemeckis, fino a raggiungere JeanPierre Jeunet e Michael Gondry. Ovvero, tutti quei cineasti che hanno lavorato sulla fantasia e sull’avventura. Sono stato molto condizionato dai loro film e ancora oggi mi sento legato a quella visione che ha caratterizzato gli anni ’80 e che poneva il fantastico all’interno del quotidiano. Lo straordinario nell’ordinario di tutti i giorni. Inoltre, non posso non menzionare il lavoro di due giganti della stop­motion: Ray Harryhausen e Phil Tippett. Magnifico.

 

Parlaci dei tuoi successi nel campo dell’animazione, come nascee  “Fantasticherie di un passeggiatore solitario”?

Nasce principalmente dalla passione e dall’amore che nutro per il cinema fantastico e successivamente come reazione a un fallimento produttivo di un mio cortometraggio che ho dovuto sopportare e che ancora adesso faccio difficoltà a digerire. “Fantasticherie…” è  stato un viaggio complesso, doloroso ed esaltate che mi ha condotto a realizzare un film anarchico e libero che nessuno voleva che facessi. Sono stati quattro anni faticosi che mi hanno  messo a dura prova, non solo da un punto di vista professionale ma anche da quello personale e affettivo. Durante questo cammino ho interrotto rapporti d’amicizia importanti e ne ho intrapreso di nuovi. Ho scoperto tante cose di me che non mi piacciono e che devo cambiare e molte altre che devo proteggere e far prosperare. Tutto questo fa di questa mia prima opera un’esperienza molto formativa per me e impossibile da ripetere. Il film, nonostante le  molte difficoltà, è stato accolto molto bene dal pubblico e dalla critica, trovando distribuzione nazionale – ma presto anche  all’estero :)­ e spazio in oltre 30 Festival internazionali. A oggi ha ricevuto 11 premi in giro per il mondo e questo percorso  festivaliero continuerà fino ai primi mesi del 2017.

 

Durante il tuo percorso professionale hai avuto modo di  interfacciarti con contesti internazionali, quali sono le differenze sostanziali incontrate all’estero e come credi che in Italia si possa fare per migliorare le possibilità in questo settore?

Il limite maggiore, a mio avviso, è l’assenza di un vero sistema produttivo e distributivo capace di emanciparsi da iniziative isolate – come la mia d’altronde – di registi o produttori, consentendo al nostro cinema di sfruttare tutto il proprio potenziale creativo e imprenditoriale. In questo momento il nostro Paese persevera nella realizzazione di progetti troppo simili l’uno con l’altro, mentre filmografie estere hanno la possibilità, le leggi per lo spettacolo, il mercato e il coraggio di proporre cose differenti al pubblico di tutto il mondo. Il Genere ha sempre rappresentato un linguaggio adatto al grande pubblico, capace di superare i confini del proprio territorio di origine. Mentre, da troppi anni in Italia è diventato spazio per cineasti coraggiosi di ricerca e per un pubblico di nicchia. Tuttavia, qualcosa sembra muoversi, ad esempio nel Genere Crime e questo mi fa sperare che possa accadere anche con l’animazione o il fantastico. Nel mio piccolo, proverò con tutte le mie forze a contribuire che questo cambiamento avvenga.

 

Tra pochi mesi partirà il nuovo Master in Stop­motion che ti vedrà coinvolto come docente, cosa pensi possa offrire questo master rispetto ad altri percorsi di formazione?

Innanzitutto, si volge all’interno di uno Studio tra i più importanti e attivi dello Stivale: Rainbow CGI. Gli studenti faranno lezione dove animatori professionisti realizzano cartoni animati distribuiti su scala internazionale. E’ un’occasione straordinaria per confrontarsi direttamente con il mondo del lavoro, durante il periodo di formazione, verificando da subito dinamiche riscontrabili in ogni studio d’animazione del mondo. E’ un’opportunità che solo l’Academy di Rainbow può offrire e che nessun altro corso, workshop o simili può vantare. I nostri iscritti non solo acquisiranno tutto ciò che si deve sapere sul passo uno, ma avranno anche la possibilità di confrontarsi con professionisti, produttori e registi che ogni giorno sono impegnati nel loro lavoro nello Studio.

 

Il nuovo Master permetterà agli alunni di realizzare un film in  stop­-motion di alta qualità, si potrebbe già anticipare qualcosa sulla trama della storia che dovrà essere animata o è ancora troppo presto? 

L’unica cosa che posso dirti che ogni iscritto, nella seconda metà  del corso, avrà l’opportunità di essere inserito come animatore nella produzione di un progetto in stop­-motion di ultima generazione ­ replacement animation, al fine di mettere in  pratica tutti gli insegnamenti teorici acquisiti durante la prima parte. Tuttavia, non si tratta di un corto personale e relativo,  ma di un progetto collettivo da sottoporre allo Studio come svilluppo di un nuovo lungometraggio animato. Il look è quello di un fantasy epico ispirato al lavoro di Frank Frazetta, un po’ Conan il Barbaro, un po’ John Carter da Marte. Sarà davvero molto divertente.

 

Parlaci dei tuoi progetti attuali o futuri.

Sto sviluppando una serie animata in stop­motion per l’infazia e  parallelamente, sto cercando di mettere in piedi il progetto su Lovecraft che rincorro da tempo. Mi riferisco a “DAGON”,  adattamento in salsa action anni ’80, di due racconti tratti dal  “Ciclo di Cthulhu”. Scharzy vs Cthulhu, rigorosamente in claymation.

 

Intervista a Klesha Production

La Klesha Production è uno studio di video editing attivo in Italia ormai da diversi anni che ho conosciuto qualche giorno fa attraverso il video “L’illusion de Joseph” perfetto connubio tra antico e contemporaneo di cui parleremo più avanti. Dando una sbirciatina ai lavori di Klesha è possibile denotare uno stile molto eclettico, sempre contraddistinto da un forte genio.
Ho pensato di contattare questo studio e fargli qualche domanda, sperando sia cosa gradita a chiunque voglia accettare consigli creativi o semplicemente conoscere una delle realtà del video-editing italiano.

Chi c’è dietro Klesha Production?

Dietro la Klesha production fisicamente ci sono solo io, Pasquale D’Amico, per gli amici Pask per tutti gli altri Mr.Klehsa. Virtualmente invece ci sono tanti amici artistoidi al quale molte volte chiedo consigli tecnici, amici che mi ispirano con la loro musica o che semplicemente grazie ai loro feedback mi fanno capire se sto facendo bene o no.

Data la tua padronanza con l’utilizzo di diverse tecniche di animazione, qual’è quella che prediligi maggiormente e quali sono i tuoi strumenti chiave?

Non sono attaccato a nessuna tecnica in particolare. Semplicemente attraverso dei periodi in cui mi ispirano alcune tecniche più di altre. Ho avuto il periodo in cui stavo in fissa con i kaleidoscopi e con i mandala, il periodo delle silhouette animate, il periodo del 3d, il periodo dei paper toys, il periodo stop motion, il periodi cinemagraph etc. La cosa principale per me è creare qualcosa che stupisca e che faccia pensare a chi guarda i miei lavori “ma come gli è venuto in mente?”, “Come ha fatto a farlo?”. Questo è il motore principale che muove la mia creatività: stupire. Stupire possibilmente ogni volta con una tecnica diversa.
Il mio strumento chiave è Adobe After Effects: grazie alla padronanza che ho di questo programma riesco a plasmare il mio immaginario.

LA DANZA DE LA DESTRUCCIÓN from Klesha Production on Vimeo.

 

Parlaci del tuo interesse per i vecchi stili di animazione, come mai hai deciso di fare un omaggio a Joseph Plateau?

L’idea del video omaggio a Plateau è nato per caso come la maggior parte dei lavori più belli che ho realizzato.
Rispolverando una vecchia cartella di un video fatto nel 2013, avevo trovato un po di scansioni di dischi del fenachistoscopio che avevo meticolosamente messo da parte per il me stesso del futuro. All’epoca sinceramente non avevo capito come animarle digitalmente.
Poi ci ho rimesso le mani ed ho capito l’equazione chiave. Ti svelo il trucco?
Si dai !

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L’equazione per animarle digitalmente è semplice: innanzitutto bisogna fissare un anchor point esattamente nel centro del disco. Poi bisogna contare quante disegni animati ci sono all’interno di una ruota (ad esempio 8 disegni). Poi si fa ruotare il disco facendoli fare un giro completo ogni 8 frames nel caso in cui i disegni siano 8. Se i disegni sono 11 si farà un giro completo ogni 11 frames e così via.

 

Quali sono i motivi sostanziali che spingono un video editor ad adottare soprattutto tecniche digitali piuttosto che tradizionali?

Questo è un discorso complicato. Bisogna fare una distinzione tra i lavori commissionati da clienti e lavori artistici. Realizzare un video artistico per un committente è una cosa molto difficile: raramente ci sono riuscito. Per i clienti adotto uno stile di animazione in flat design con grafica vettoriale: è uno stile che piace, è di moda e sono tutti contenti. Per il lato artistico come detto in precedenza mi piace variare e sperimentare quello che mi passa per la testa.

 

Percezionesestosenso – Official Videoclip – from Klesha Production on Vimeo.


Potresti farci delle considerazioni sulle animazioni d’autore?

Io guardo un sacco di film animati, quasi uno ogni sera con mia moglie e mia figlia (al computer perchè non abbiamo mai avuto una tv ).
Io adoro la scuola d’animazione francese e naturalmente tutti i film dello Studio Ghibli. Ultimamente stiamo guardando i film Disney delle origini. La precisione, la meticolosità e lo storytelling che hanno sono impressionanti. Una mole di lavoro enorme, fatta a mano, senza computer: era qualcosa di veramente magico. Adesso è tutto più semplice ma anche tutto più freddo. Forse la vera chiave è proprio quella di combinare il classico con il tecnologico.

 

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

“L’illusion de Joseph” ha avuto un grande successo. E’ stato selezionato negli staff-picks di vimeo, ha avuto molte recensioni e molte visualizzazioni. Il che significa che alla gente piace il back to the classic in chiave moderna. Il mio prossimo lavoro sarà sicuramente qualcosa di simile: prendere una vecchia tecnica e renderla moderna e attuale. Ho già un’idea spaziale ma che richiederà molto tempo per realizzarla. Vi terrò aggiornati !

L’illusion de Joseph from Klesha Production on Vimeo.

www.kleshaproduction.com

Intervista allo Studio Croma

Eccomi qui pronta a raccontarvi la mia bellissima nuova conoscenza nel campo della stop-motion, questa volta oltre a scambiare 2 chiacchiere dal vivo sono riuscita anche a visitare uno studio di produzione in stop-motion, quello dello Studio Croma di Bologna.
Giovanissimi e con tanta voglia di fare, mi hanno mostrato il loro mondo e le loro creature. Abilissimi nella costruzione di personaggi in silicone, questi ragazzi hanno cominciato per gioco dall’età del Liceo Artistico maturando anno dopo anno la scelta di diventare dei seri animatori di stop-motion e a giudicare dai loro lavori ci sono riusciti 😉

Chi sono i componenti di Studio Croma ?

Lo studio conta 4 membri, Guglielmo, Matteo, Giacomo, Pier Paolo.
I nostri ruoli sono: Guglielmo e Pier Paolo alla regia, Giacomo animazione, Matteo characters design e puppet making. Lo studio è nato due anni fa, anche se alcuni di noi lavoravano già assieme e con il passare del tempo ha trovato la sua formazione odierna. Il numero di collaboratori è in continuo aumento, non riusciremmo mai a fare tutto da soli per fortuna ci sono tante persone che ci aiutano.

Come è nata la  collaborazione con Articolture e quanto incide nella vita professionale di un gruppo di animatori questo tipo di supporto?

La nostra collaborazione con Articolture nasce nel 2012 (e continua tutt’ora!) con il corto “La Valigia”, era la prima volta che approcciavamo ad una produzione esterna ed è stato molto formativo. Avere alle spalle qualcuno che si occupa dell’organizzazione e della burocrazia permette a noi creativi di creare indisturbati, lasciando a persone più competenti la parte più strutturata. Senza di loro saremmo perennemente persi in pratiche e calendari!

LA VALIGIA – trailer [it] from Articolture on Vimeo.

Oltre alla puppet animation in silicone, ci sono altri materiali che vorrete esplorare?

Fin dagli inizi ci siamo dedicati principalmente alla puppet animation, cercando sempre nuove tecniche da sperimentare. Il silicone è stato il primo materiale a cui abbiamo approcciato e ora stiamo lavorando con la plastilina, il nostro sogno (soprattutto quello di Giacomo che fa le animazioni) è quello di avere volti in resina intercambiabili per ogni espressione, ma per quello serve una stampante 3D.
Un’altra tecnica che utilizziamo da poco è quella del 2D tradizionale disegnato a mano, che si è rivelata stimolante e snervante almeno quanto la stop-motion, tanto che pensiamo di continuare ad esplorarla!

Vi sono degli animatori in particolare da cui prendete ispirazione?

Tutti siamo stati figli dei meravigliosi cartoni animati Aardman, siamo grandi appassionati di Wallace e Gromit, l’episodio in cui sbarcano sulla luna di formaggio è stato un cult per ognuno di noi. Naturalmente da bambini non ci rendevamo conto di quanto lavoro ci fosse dietro ad ogni singolo secondo, crescendo poi ce ne siamo resi conto… ma era ormai troppo tardi.

Parlateci brevemente dei progetti significativi “La Valigia” e dei futuri come quello per il Comune di Bologna.

“La Valigia” è stato il nostro primo progetto “serio”, 15 minuti di animazione per un anno di lavoro è stato il nostro trampolino di lancio per il mondo dell’animazione. Ora, dopo aver vinto un bando della regione Emilia Romagna, in collaborazione con Articolture stiamo realizzando un altro corto “La Leggenda della Torre” che parlerà di Bologna, la nostra città, ispirandoci alla leggenda delle torri Asinelli e Garisenda, una vecchia storia ambientata nel cupo e oscuro medioevo bolognese, riadattata a commedia per ragazzi. Il corto sarà finito per l’estate 2015, attualmente stiamo lavorando sodo per farvi sognare come noi abbiamo sognato da bambini con i nostri cartoon preferiti.

 

http://studiocroma.wix.com/studiocroma

Intervista ad un puppet maker

Interessante conversazione con Tano, amante dell’aspetto più che altro artigianale del mondo in stop-motion, quello legato alla costruzione dei puppets e delle scenografie.
Mi ha colpito particolarmente la meticolosità con cui dettaglia i suoi personaggi, evocando un tipico perfezionismo made in Italy.

Ciao Tano, di cosa occupi o di cosa ti sei sempre occupato?

 Vivo a Latina, ho 50 anni e sono rientrato in Italia dopo alcuni anni di lavoro a Londra. Attualmente mi occupo esclusivamente dei miei lavori artistici, sono anche un musicista, percussionista. Dipingo, scolpisco, …creo! Lavoro molto con la cartapesta perché é un materiale povero si fa con niente ma ti da una versatilità infinita, puoi farci di tutto! Ma amo sperimentare anche cose nuove. L’arte però non é mai stato il mio lavoro, é stata sempre una seconda attività che spesso ho dovuto abbandonare e poi riprendere.

Come sei venuto a contatto con il mondo della stop-motion?

Sin da piccolo ero affascinato dai pupazzi e dall’idea che si muovessero da soli. Vedendo quelle rare proiezioni che in genere potevi vedere solo il periodo delle feste in tv , scrutavo e cercavo di rubare i segreti… intuire di che materiale fossero fatti. Così iniziai a fare marionette di spugna… das… quello che un ragazzino di 12 anni poteva recuperare negli anni 70. Iniziavo a fare facce, statuine, con il pongo anche, ma amavo usare stoffa, legno, plastiche di vecchi giocattoli, mi piaceva “stupire con un perfetto realismo” chi avrebbe poi ammirato le mie cose. Feci un chitarrista alto 20cm.. e i jeans erano di jeans! I capelli… di una bambola… il gilet di pelle nero…di pelle! Insomma ero un “puppets maker” senza saperlo. In età di diploma di medie, aveva aperto a Tivoli la scuola di Carlo Rambaldi! Iniziava l’era degli effetti speciali e io volevo frequentarla… ma i miei mi spinsero a iscrivermi all’agraria! (Genitori non forzate mai le scelte dei figli!) Ma la mia passione covava! Spaziai un po tra la pittura… la scultura.. ma quando vedevo un pupazzo restavo incantato.
Salto un ventennio… e arriva internet… scopro molti segreti sulla stop motion e la passione si riaccende. Così in un momento in cui ero disoccupato inizio a creare un vero pupazzo… un vichingo! Che però é rimasto incompleto e poi é andato distrutto, ma le poche foto dello scudo e di altri elementi servirono ad ottenere un posto di lavoro in un grande laboratorio che realizzava scenografie in polistirolo. Li la cosa più piccola era alta 2m. Ma iniziai a scoprire molte tecniche che non conoscevo. Lavorare a contatto con artisti di cinecittà, veri del settore, é stata una formazione per alcuni aspetti. Lavorando il polistirolo anche per le pasticcerie venni a conoscenza del mondo del cake design …cosi ho sperimentato la mia arte con lo zucchero. Primo lavoro importante una scultura a piacere per partecipare a un concorso, il presidente della giuria era il famoso Montersino. Solito centurione! Tre mesi di lavoro e vinco il premio della critica per il realismo, scelta dei colori e originalità dell’opera. Ma il giorno dopo l’opera si era “dissolta” . Così, nel frattempo, tornato inoccupato, decido di riprendere il progetto del puppet per la stop motion. Credo anche che dopo numerose esperienze artistiche ho maturato la decisione che la mia strada artistica é questa. Nel realizzare pupazzi per l’animazione sei un po pittore, scenografo, sarto, falegname, fabbro, inventore, questa passione per l’arte spazia in tante forme differenti… e tutto diventa un gioco! Quando stai li, minuti e minuti, con i pupazzi tra le mani a fantasticare sulle voci sui rumori e tutto il resto é un po come giocare!

centurio

 Ci potresti parlare del puppet che stai   realizzando, quando sarà coinvolto nelle riprese?

Sto realizzando un centurione romano “Centurio” abitando vicino Roma amo molto il genere. Sono affascinato dalle corazze, gli elmi, le armi e tutto ciò che ruota intorno. La divisa dei centurioni mi affascina particolarmente, cosi sono partito da li. Non ho una storia vera e propria. Per ora ho il personaggio principale, un romanaccio un pò rude, poca voglia di lavorare, sempre molta fame… a prima vista un feroce guerriero, ma come si solleva l’elmo un coso buffo con il cervello piccolo e la mascella a forma di scroto ( ma questo non era voluto me ne sono accorto in seguito!) Quindi parto da qui e mi sto allargando a macchia aggiungendo cose nuove, anfore, pergamene, sperando che appaia anche una sceneggiatura! Spero che magari l’idea possa piacere a qualcuno per realizzare degli spot per “Roma capitale” ho qualche spot di qualche locale romano… chissà!
Le prime riprese ancora non hanno una data. Prima concludo il protagonista, poi gli creerò un antagonista… qualche comparsa e poi la scenografia… ma credo che mi devo trovare uno spazio più largo!

Quale tecnica di costruzione puppets prediligi?

 Trovo che l’armatura “pesante” con gli snodi a sfera sia la migliore per la stabilità dei movimenti. Poi le mani sono importanti… ma la testa sopratutto. Io uso una tecnica mista. Dal calco della faccia, dopo aver ottenuto la pelle in lattice, ricavo un calco per il teschio, che in seguito modifico e adatto per i movimenti. Questo mi permette di restare nella forma.

 

Per saperne di più su questo abile modellista ecco La pagina di Tano

Intervista all’ideatrice di c4m

Ciao ragazzi, quella di oggi è un’intervista davvero molto interessante perchè riguarda una parte del video editing che sembrerebbe marginale, ma che invece è il cuore pulsante di ogni buon video, parliamo di tracce sonore.
Nel 2012 è nato il progetto di autoproduzione musicale circuito-c4m, con l’idea di incentivare lo scambio libero e autonomo di tracce musicali, scaricabili da chiunque senza alcun limite. L’obiettivo principale del progetto, è quello di coinvolgere musicisti ed artisti per la fruizione di tracce pensate come basi per progetti visivi, video, performances, spettacoli teatrali, installazioni etc.
Il tentativo è quello di creare un punto di riferimento al quale rivolgersi, quando si ha bisogno di una base per i propri lavori, senza dover incorrere ad ostacoli legali quali: “copyright”, diritto d’autore e S.I.A.E.

Scopriamo chi è l’ideatrice di circuito-c4m
Mi chiamo Sara e vengo dalla provincia di Perugia. Mi sono trasferita a Bologna nel 2001, dove ho frequentato il D.A.M.S. musica, vecchio ordinamento. Una volta laureata ho deciso di fare quello che veramente volevo, ovvero suonare la batteria. Così ho costruito un box per poterla suonare in casa e da quì ho iniziato a fare musica.

Come e perché è nata l’idea di creare c4m?
L’idea del sito prende spunto dalla “street art”. Volevo creare una situazione musicale che somigliasse il più possibile ai principi dell’arte urbana, ovvero un’arte basata sul rapporto diretto tra esecutore e fruitore, senza filtri commerciali.
Il sito lo immagino come una piazza dove potersi incontrare e scambiare le proprie idee. Le pagine sono i muri dove mettiamo in mostra i nostri pensieri musicali, che possono essere presi e volendo utilizzati in altri contesti. C’è un rapporto molto fluido tra chi inserisce le tracce e chi le utilizza. Io credo che in un orizzonte musicale sempre più pilotato dalle leggi di mercato, questo tipo di atteggiamento sia veramente prezioso.

Chi sono prevalentemente i fruitori di c4m?
Non lo so, potrebbe essere chiunque. Il web è un mondo selvaggio di passanti. La realtà a cui ci rivolgiamo però è il mondo dell’arte, ovvero quel mondo che può dare un valore aggiunto alle nostre tracce e in molti casi anche donargli un’altra vita attraverso le forme d’espressione più disparate. Le tracce che selezioniamo sono pensate per progetti visivi, ovvero tutte le realtà artistiche che hanno bisogno di basi come: video, teatro, installazioni, danza..etc. Infatti stiamo promuovendo il progetto principalmente nelle accademie e nei centri sociali, i luoghi in cui c’è più fermento culturale e artistico.

Qualcuno ti ha ricontattata dopo aver utilizzato dei brani?
Mi ha contattata Adriano Sforzi, “David di Donatello” come “miglior cortometraggio” nel 2011, che ha utilizzato delle tracce per un cortometraggio. Poi, sono stata informata che un artista valenciano, Domingo Mestre, ha utilizzato il brano “Made in Italy” per un cortometraggio che verrà esposto al “Museo Tuscolano” di Roma in questo mese.
Ad ogni modo, invito chiunque utilizzasse le nostre tracce, a mandarci i video, così se riceveremo abbastanza materiale, a breve attiveremo anche una pagina dove raccoglieremo i lavori più significativi.

 

adesivoAvete una stima dei brani scaricati?
No. Non credo sia necessaria per il tipo di progetto che proponiamo. Sapere che qualche artista abbia utilizzato le nostre tracce lo trovo molto gratificamente e incoraggiante, ma sapere quante persone hanno scaricato le tracce credo non abbia alcun valore per il progetto. Nel web siamo abituati a vedere numeri e numeri di persone che scaricano in maniera massiccia, molto spesso sottoprodotti, che a volte diventano anche tormentoni, come ad esempio il “gangnam style”. Insomma, la quantità non è garanzia di qualità, molto spesso dal mio punto di vista è proprio il contrario. Avere una stima dei download, può avere senso per chi con il web ci guadagna, ma non è il nostro caso.

 

Il vostro sito mette a disposizione musica per video-artisti, ma apre anche le porte ai vari musicisti con la voglia di condividere le loro tracce. Si aggiunge inoltre la possibilità di poter intervenire su brani altrui per completare le proprie. Che tipo di riscontro state avendo dalle varie figure coinvolte?
Video-artisti e chiunque avesse bisogno di una base, non necessariamente per un video, ci tengo a precisarlo.
Oltre a questi soggetti fruitori sì, ci rivolgiamo anche ai musicisti che volessero condividere le loro tracce attraverso il nostro sito. Invito chiunque volesse aderire al progetto, prima di contattarci, di informarsi personalmente sulle licenze “creative commons”. Dopodichè, chi si riconoscerà affine alla nostra modalità di condivisione, può inviarci le tracce.
Tra le possibilità di licenza sì, c’è anche quella di poter modificare le tracce inserite nel sito, attivando così un “work in progress” musicale della traccia stessa. Anche questa credo sia una prospettiva estetica molto interessante e stimolante per un musicista, che spero venga sfruttata. Ancora non ci sono pervenuti lavori di questo tipo, ma spero che ci siano musicisti che si divertano a farlo.
Queste licenze non sono molto conosciute in Italia, nonostante tutto a distanza di pochi mesi dall’attivazione del sito abbiamo avuto la collaborazione di due musicisti esterni al progetto iniziale, ovvero dj Balli e Oscar Serio, quindi sono fiduciosa.

 

http://circuito-c4m.org/

 

Benvenuto Bloomik

logo Bloomik

 

 

E’ con grande piacere che annunciamo la nascita di Bloomik, un nuovo studio specializzato in produzione audio-video e post-produzione creativa ubicato a Bologna e nato dall’unione di giovani professionisti che lavorano da anni in questo settore.
Precedentemente abbiamo conosciuto uno dei suoi componenti Ameleto Cascio, presentato lo scorso anno durante questa intervista. Siamo contenti di ritrovarlo nel ruolo di Direttore creativo e Manager della Postproduzione all’interno del team di Bloomik e auguriamo a lui e ai suoi colleghi il meglio per questa nuova avventura lavorativa che sboccia con questo bellissimo nome 🙂

Ma scopriamo qualcosa in più su Bloomik :

Di che cosa vi occupate principalmente?

Ci occupiamo di post-produzione video per registi, aziende, case di produzione e agenzie di comunicazione. Attraverso la realizzazione di progetti unici intendiamo creare mondi nuovi, amiamo il processo creativo che ci porta sempre a nuovi modi di raccontare attraverso tecniche e procedure diverse, come con il 3D, lo stop motion, la motion graphic e un mix di tutte.

Quali sono i vostri punti di forza?

Il nostro team è composto attualmente da 5 persone con esperienze e backgrounds differenti ma che unite dalla maturità nel settore del video editing, collaborano sempre in maniera creativa al processo che accompagna la prima bozza alla finalizzazione.

Chi sono i componenti di Bloomik?

 Ameleto Cascio, laureato al Dams di Bologna dove attualmente vive e lavora, si specializza in animazione, montaggio e compositing. Dopo numerosi premi vinti con lavori personali e partecipazioni a grosse produzioni come freelance, decide di fondare insieme ad un gruppo di amici lo studio creativo e di postproduzione Bloomik in cui ricopre il ruolo di Direttore creativo e Manager della Postproduzione.

Diego Sanna ha studiato pubblicità e turismo presso un istituto specializzato. Dal 2010  si occupa di postproduzione video;  specializzato in Motion Graphic e Visual Effects, ha lavorato negli ultimi anni a spot pubblicitari , film e restauro digitale ricoprendo il ruolo di Compositor e Visual Effect Artist.

Chiara Di Meglio ha frequentato il corso di Graphic Design presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna, ha lavorato in diversi ambiti della comunicazione visiva e audiovisiva spaziando dalle tecniche tradizionali alle digitali, durante questo percorso e seguendo la sua passione per l’animazione si è unita al team di Bloomik.

Mauricio Corradini studia Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Cali, Colombia, per poi laurearsi in Cinema al Dams di Bologna. Il suo  background artistico e in particolare la  sua passione per la  scultura, lo portano a specializzarsi in modellazione e animazione 3D. Dal 2012 si occupa inoltre di installazioni e contenuti per vari progetti di videomapping.

Julika Ingrassia si laurea presso la Laurea Specialistica in Cinema, Televisione e Produzione Cinematografica di Bologna con una tesi sulla produzione e la distribuzione alternativa sul web nel cinema italiano. Si occupa fin da subito di organizzazione e produzione per progetti cinematografici e televisivi. Negli ultimi anni lavora come Project Manager per una serie televisiva inglese girata in numerose città del mondo.

 

From BLOOMIK on Vimeo.

www.bloomik.com