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Intervista a Mammafotogramma

Lo studio Mammafotogramma è composto da 5 ragazzi con uno spiccato senso artistico che abbraccia svariati settori, molto presenti soprattutto in ambito video e animazione. Lavorano molto bene esplorando soluzioni interessanti sotto molti aspetti, sia dal punto di vista del design che della ricerca stilistica e donando un tocco di genuina e sperimentale creatività ai loro lavori.

Ed ecco per loro alcune domande:

Chi sono i membri di Mammafotogramma?
A Mammafotogramma siamo in 5 Gianluca Lo Presti (regista, animatore, costruttore), Giulio Masotti (architetto, scenografo, inventore), Marco Falatti (scultore, puparo, animatore), Federico Della Putta (illustratore, storyboarder ) ed Ettore Tripodi (disegnatore, pittore, scenografo). Siamo tutti classe 1985, la nostra formazione è varia, Gianluca ha frequentato il CSC, Marco, Federico ed Ettore erano all’accademia di Belle Arti, Giulio è laureato in Architettura.

E’ molto interessante vedere la sinergia che c’è tra la le varie espressioni creative. Come è nata precisamente la volontà di lavorare anche nel mondo del design?
La natura eterogenea del nostro gruppo ci ha sempre portato ad andare oltre la singola specificità delle nostre competenze, ibridando l’operato dell’uno con quello di tutti. Il film stà stretto relegato nella cornice del fotogramma e invade lo spazio assumendo altre forme, indagando nuovi significati, coinvolgendo altri sensi. Da questo approccio al lavoro nascono ambienti sensibili, oggetti di design, architetture animate.

Quanto incide la tecnica della stop-motion nel vostro lavoro e sotto quale forma prediligete utilizzarla (puppets – urban motion – etc..)?
La tecnica della stop-motion è per sua natura multidisciplinare ed è sempre stata molto affine al nostro modo di operare. Scegliamo le tecniche in funzione del progetto che vogliamo realizzare, non siamo legati ad una in particolare, è l’idea che ci suggerisce quali utilizzare.

Il lavoro sullo zootropio è stato tra quelli che ci ha particolarmente colpiti, ci potreste parlare del progetto?
Lo zootropio è il chiaro esempio di un’animazione che fuoriesce dalla “gabbia” del riquadro cinematografico ed invade lo spazio, un’ottima summa di quello che dicevamo poc’anzi.Il più interessante che abbiamo realizzato è sicuramente quello per l’allestimento della mostra “Al gran sole carico d’amore”, un percorso interattivo dedicato all’omonima opera di Luigi Nono, in questo caso la dimensione scenotecnica dello zootropio rievocava a meraviglia il carattere e le atmosfere dell’opera, unendo luce, movimento e musica in un unicum magico e coinvolgente.

The Zoetrope from MammaFotogramma on Vimeo.

Quali animatori che vi hanno segnato particolarmente?
La lista potrebbe essere molto lunga, ma per citarne qualcuno sicuramente tra i nostri preferiti abbiamo Jan Svankmajer, Norman McLaren, Brouce Brickford, Oskar Fishinger.

Quali sono le difficoltà maggiori che avete incontrato (o che incontrate abitualmente) e cosa desiderereste per renderlo migliore?
La grossa difficoltà per chi fa il nostro mestiere in Italia oggi è che non esiste più un’industria del cinema d’animazione. La richiesta c’è, ma spesso non ci sono i mezzi economici per sostenere realmente i progetti. Le nuove tecnologie hanno incredibilmente abbassato i costi di produzione permettendo anche a piccole realtà come la nostra di intraprendere imprese fino a pochi decenni fa impensabili, però questa “facilità” spesso è un boomerang. Anche i mezzi di comunicazione hanno avuto un’espansione esponenziale che richiede di conseguenza una produzione di contenuti mai vista prima, c’è la necessità di “riempire” spazi comunicativi in continua espansione, questo comporta inevitabilmente un abbassamento (se non un crollo…) della qualità media dei progetti ed anche dei budget.Aggiungiamoci una gestione politica che pianifica investimenti con scarsa lungimiranza ed ignora sempre di più la sfera culturale considerandola (a torto) di scarso rendimento economico.Ritagliarsi una nicchia di mercato che consideri la qualità dell’opera, del lavoro, delle condizioni di lavoro e del processo nel suo insieme è difficile, ma non è un’esclusiva dei “tempi moderni”, è sicuramente sempre stato difficile, per cui noi continuiamo curiosi e convinti della nostra direzione.

YOGURT FATTO IN CASA from MammaFotogramma on Vimeo
www.mammafotogramma.it

Intervista alla Magic Mind Corporation

about love frame

Magic Mind Corporation è uno studio creativo specializzato in animazione con sede a Berceto sull’Appennino Tosco Emiliano. Fondato nel 2006, attualmente è costituito da Giacomo Agnetti e Ilaria Commisso. Entrambi scoprono la loro passione per l’animazione seguendo percorsi differenti.
Ilaria, diplomata in illustrazione a Milano, scopre di prediligere la scultura grazie alla collaborazione sul set di Tramondo.
Giacomo, spinto dal consiglio materno, decide di frequentare il corso di montaggio cinematografico alla Scuola di Cinema – Televisione e Nuovi Media di Milano coniugando le sue due grandi passioni per la scrittura e la fotografia.
Magic Mind Corporation ha vinto numerosi premi a livello internazionale grazie alle loro animazioni realizzate in stop motion. In questa lunga ed interessante intervista approfondiamo alcuni temi legati alle loro scelte stilistiche e alle problematiche riscontrate lavorando in questo settore in italia.

 

Raccontateci come è nata l’idea di “Tramondo” ?

Il cortometraggio Tramondo nasce più dalla voglia di “fare qualcosa” che da una vera ispirazione artistica. Fatto sta che Davide Bazzali, che all’epoca muoveva i primi passi nel teatro, si mise all’opera e scrisse la sceneggiatura. Doveva essere una storia che raccontava dei vizi e delle delusioni della società contemporanea e Davide scelse di utilizzare la metafora della sigaretta per descrivere sia l’indebolimento spirituale dei singoli individui che l’offuscamento delle informazioni ( e delle idee) da parte dei media. Volevamo creare qualcosa che avesse il sapore del film Delicatessen di Jeunet e Caro e la visionarietà di Blade Runner (addirittura!). A ripensarci mi scappa da ridere! Eravamo all’inizio della nostra carriera, cercavamo di mettere insieme persone che avessero tempo e talento e per fortuna abbiamo incontrato uno stuolo di persone che poi sono diventati grandi professionisti. Presentammo il progetto alla Scuola di Cinema che a fine corso mette a disposizione studi e attrezzature agli ex studenti.


In quanto tempo siete riusciti a realizzarlo?

Nell’arco di un mese eravamo pronti a girare ma…non avevamo ancora i pupazzi! Non avevamo nemmeno idea di come realizzarli. Per fortuna sulla nostra strada inciampò Ilaria Commisso, che prese a cuore il progetto e iniziò a fare ricerca sul campo per realizzare i personaggi del cortometraggio. Ci facemmo tutti in quattro e dopo un paio di mesi di duro lavoro avevamo terminato le riprese. Montammo il tutto e ne venne fuori una storia così decadente che non poteva che chiamarsi Tramondo. Nella storia non c’è nessun personaggio positivo, sono tutte orribili persone. Insomma, degli inguaribili pusillanimi. Per quanto il corto fosse carico di errori sia di animazione che di montaggio, presentava una regia interessante e la fotografia era venuta una meraviglia (questo grazie a tutti gli amici d.o.p che si sono alternati nei due mesi di lavorazione).

 

Immagino che il risultato fu comunque soddisfacente…

Alcuni professori rimasero piuttosto freddi riguardo all’opera finita, che però  iniziò a vincere in svariati festival e finì per essere candidato in cinquina al David di Donatello come miglior cortometraggio italiano. Fu una bella soddisfazione, un bel successo che però non riuscimmo a sfruttare minimamente perché all’epoca eravamo molto ingenui. Avevamo l’impressione di aver fatto tutto quel che doveva esser fatto, ma la realtà è che la vita di un’opera inizia proprio quando è finita. L’impegno che bisogna mettere nella distribuzione è forse anche maggiore rispetto a quello della produzione.

 

Per la cotruzione dei vostri puppets quali materiali preferite?

Non abbiamo nessuna ricetta nostrana, come ogni opera necessita della sensibilità di una persona per essere raccontata, ogni pupazzo necessita del giusto materiale.
Carta, plastilina, fimo, cartoncino vegetale, sabbia, calamite, vanno tutti benone, purché rispecchino il carattere dei personaggi. Inizialmente Ilaria Commisso e Francesco Duranti hanno costruito i primi pupazzi utilizzando ferri di tutti i tipi. Francesco costruiva le armature utilizzando le maglie delle catene delle biciclette unite a sfere saldate su sbarre di metallo. Funzionavano perfettamente, ma si usuravano e dopo qualche giorno di animazione le articolazioni cedevano. Con il tempo abbiamo capito che era meglio acquistare pezzi creati appositamente per la costruzione di pupazzi per stop.motion. Esistono diversi siti online che li vendono. La cosa migliore comunque è sperimentare. Alcuni dei personaggi migliori, come la donna cicciottella che viene uccisa nell’Horror Show sono stati creati con legno, gommapiuma, un flacone vuoto di detersivo e giunti professionali per animazione. Certo, per creare l’armatura esiste sempre l’alternativa del filo di bronzo o di alluminio, che rappresenta sempre un ottimo compromesso qualità prezzo, ma niente da la precisione dei giunti professionali. Per bloccare i personaggi al suolo del set invece utilizziamo calamite. Sono comode, ma è necessario che i piedi del personaggio siano piuttosto grandi, altrimenti è obbligatorio ancorarli con le viti.

 

Come nasce la sceneggiatura di “About love”?

Avevo appena letto i libri di Douglas Adams e ne ero rimasto molto colpito. Quel suo modo di scrivere è perfetto per il linguaggio cinematografico dei cortometraggi. Ironico, veloce, sottile.
Stavo cercando uno stratagemma per allontanarmi dalla drammaticità perché dopo aver partecipato a numerosi festival con Tramondo mi ero reso conto che gli spettatori dedicavano molta più attenzione ai cortometraggi comici. Mi misi a scrivere la storia di Adam e Jane. Volevo raccontare tutte le parti salienti della loro storia in meno di 5 minuti. Buttai giù la storia in un pomeriggio e dopo aver aggiustato il tiro con gli altri ragazzi decidemmo che poteva funzionare. Dato che venivamo dall’estenuante esperienza di Tramondo, con tutti i problemi di produzione annessi, decisi di tirare fuori dal cassetto una vecchia idea risalente a quando lavoravo come cameriere. Sulla porta di metallo del frigorifero della cucina venivano appese le comande con delle calamite rotonde.  A fine giornata mi divertivo a creare personaggi composti di calamite. Ne parlai ad Ilaria che riuscì a creare personaggi espressivi applicando il fimo alle calamite. Nell’arco di una settimana girammo e montammo il tutto. Per il resto fu un successo.

 

Che riscontri ha avuto?

Vinse parecchi festival, venne candidato ai Nastri d’Argento e dopo la selezione ufficiale ad Annecy i festival di mezzo mondo ci contattavano per chiederci di inviargli il cortometraggio. Insieme alla Gertie srl di Milano il cortometraggio divenne in seguito una serie tv con episodi da 3 minuti che però ad oggi deve ancora trovare una distribuzione. Spero che qualcuno si faccia avanti.

 

Ormai sono 7 anni che operate in questo settore, quali sono le difficoltà maggiori che avete incontrato?

Come studio e come persone abbiamo fatto una scelta in controtendenza, perché abbiamo deciso di allontanarci dalla città e aprire lo studio in un luogo piccolo e decentrato. Questa scelta porta inevitabilmente lo svantaggio di avere meno contatti e quindi un po’ meno lavoro, il che potrebbe sembrare un male per tutti quelli che hanno una mente imprenditoriale normo-dotata. Dal punto di vista umano però questa scelta permette di lavorare bene, con tempi più rilassati, di avere molte meno spese di affitto, e di poter condurre parallelamente anche una vita all’aria aperta, elemento che ritengo fondamentale dato che gli animatori passano buona parte del loro tempo nel buio dei set. In Italia il problema maggiore che ho riscontrato è legato ai contenuti. Tutte le volte che i produttori mi dicevano con un sorriso malizioso che era difficile fare accettare i contenuti della serie di About Love (qualche tradimento, un po’ di sesso stilizzato tra calamite rotonde) rimanevo stupefatto. Per fortuna si sta aprendo il mondo delle televisioni web, anche se per ora i budget non vanno proprio d’accordo con l’animazione.

 

Cosa desiderereste per rendere migliore il settore dell’animazione?

Vorrei non doverlo dire, ma abbiamo iniziato da poco a collaborare insieme all’ottimo studio Kairòs per l’estero (Norvegia) e per ora sembra che tutto scorra in maniera ragionevole, quasi da non crederci.  L’animazione in ‘Italia è un paradosso, ci sono tanti giovani autori di talento che non vengono minimamente presi in considerazione dalle tv per il semplice motivo che non è ancora stato creato un palinsesto adatto ad educare il pubblico all’arte dell’animazione. Per la maggior parte degli italiani il termine “animazione” richiama i cartoni animati punto e basta. Agendo così, capolavori come Madame Tutlì Putlì, I met the Walrus o The man with the beautifl eyes, rimangono video non catalogabili che possono vivere solamente nei festival e sul web.
L’unica cosa che mi vien da dire è che qui servono capitani coraggiosi, più che produttori.

Created by
Giacomo Agnetti
Ilaria Commisso

Piccola Fabbrica di Mostri

Questa è la prima intervista dedicata ad un model designer, lui è Stefano Prina architetto milanese classe 1964. Stefano ci ha espresso il suo interesse per il mondo dell’animazione nel quale vorrebbe far entrare le sue creature ancora senza vita, si tratta di particolarissime sculture mono-occhio che lui ha denominato monocoli.

 

Ciao Stefano, da quanti anni porti avanti la tua passione per il modellismo e da cosa pensi sia nata l’ispirazione che ti ha permesso di creare i tuoi mostri? 

Ero uno di quei bambini che si chiedevano cosa facesse funzionare un giocattolo e che non si dava pace fino a che non lo smembrava per ridurlo in tanti pezzettini. L’ispirazione credo sia nata dal tentativo di ritrarre il mio cane. Avevo un cane con due occhi molto sporgenti, cosa che gli dava un po’ l’espressione di Aldo Fabrizi. Quando ho provato a fargli un ritratto ho capito che dovevo realizzare i suoi occhi in tre dimensioni.

I mostri nascono da una ricerca che ho fatto sull’occhio.

Dopo diversi tentativi ho trovato una tecnica che mi permettesse di esplorare tutte le permutazioni di colore forma, pigmentazione dell’iride, con risultati che divertono me per primo. E’ sempre un momento magico quando vedo nascere un nuovo occhio perchè fino al momento della lucidatura neanche io so che aspetto avrà…

Da un occhio di 10 centimetri di diametro che tenevo stretto in mano alla realizzazione del primo mostro il passo è stato piuttosto breve. C’è molto vintage, molta fantascienza anni ’50 e ’60, ma anche lontani ricordi delle bellissime animazioni di Bruno Bozzetto.

 

occhilaboratorio

 

Quali monocoli ti piacerebbe animare e che tipo di sceneggiatura immagineresti per loro?

Ho pensato spesso che il passo successivo sarebbe quello dell’animazione vera e propria, un’arte che ha una forza evocativa straordinaria, ma della quale non ho alcuna esperienza.

Mi piacerebbe collaborare con chi conosce questo mezzo e scoprire le potenzialità espressive di queste figure tramite lo stop motion.

Figure che comunicano emozioni attraverso gli occhi e la propria corporeità fatta di oggetti industriali recuperati, delle storie molto minimali, magari sulla falsariga delle avventure di monsieur Hulot di Jacques Tati.

 

Due loschi giocatori di biliardo
Due loschi giocatori di biliardo

 

Nel tuo operato da architetto credi che in qualche modo il tuo amore per il mostro si sia manifestato?

Durante l’università ho scoperto che c’era una categoria di persone (gli architetti) disposta a pagare perchè facessi ciò che mi è sempre piaciuto: costruire oggetti, modellini, plastici, realizzare idee attraverso le mani. Somigliava molto a quello che ero sempre stato bravo a fare. In milanese si dice “ravanare”, in italiano ci vogliono molte più parole per spiegarlo, suona più o meno come : lavorare in modo compulsivo con attrezzi, oggetti, colori, imbrattando tutto di colla e di vernice. Questo è diventato esattamente il mio lavoro.

In cosa consiste la fase di creazione dei tuoi personaggi, ti adoperi partendo da un progetto cartaceo o parti direttamente dall’oggetto che prendi in considerazione?

Tutto parte da oggetti recuperati nei mercatini o miracolosamente salvati dall’obsolescenza delle discariche.

Il nome di piccola fabbrica di mostri è dovuto al fatto che dal mio laboratorio escono questi personaggi, vagamente antropomorfi, con dei processi che richiamano una mini-produzione industriale come l’ho mutuata dal mio lavoro di modellista. C’è la linea di produzione degli occhi, quella della mani e quella degli arti, i vari reparti di assemblaggio, finitura.

 

laboratorio
Piccola fabbrica di mostri

Stefano Prina : www.piccolafabbricadimostri.it

Intervista a Dadomani Studio

Eccoci qua con una nuova piccola intervista. La giornata di oggi ci vede in compagnia dello studio Dadomani nato a Milano nel 2007, composto da un equipe di ragazzi che allietano il mondo pubblicitario in genere e dell’animazione realizzando video tecnicamente notevoli.
Il gruppo è costituito da Doc, Leo, Fra e Fabio, ognuno dei quali ricopre un ruolo creativo e operativo ed attualmente vede la collaborazione di Carlo e Chiara rispettivamente producer e scultrice.
Oltre alla tecnica della stop-motion, vista la fervida dinamicità delle loro creazioni possiamo notare l’utilizzo di altre tecniche di video editing.
Hanno appena terminato la seconda puntata della loro serie animata The Box in cui uno dei protagonisti è una scatola dormiente che usa riflettere lo zapping nottuno di un’altra scatolina dalla parvenza di cane. La mente sognante è senza dubbio influenzabile dagli agenti sonori circostanti ed è molto divertente vedere in che modo questo cagnolino subisca i sogni del proprio padrone.

TheBox – xxx from dadomani on Vimeo.

 

Dovendo stilare una classifica in percentuale delle tecniche da voi maggiormente utilizzate per necessità o per preferenza stilistica quale sarebbe?

70% stop-motion  –  20% Live-action  –  5% 2d  –  5 % computer grafica.
I clienti si rivolgono a noi soprattutto per lavori in stop-motion, spesso come alternativa alla computer grafica. Noi, per contro, spesso amiamo proporre un mix di tecniche, che abbia sempre una predominante di passo uno, ma che venga valorizzata e arricchita dalle altre.

 

Nel panorama del video editing come definireste o differenziereste il modo di lavorare italiano rispetto a quello degli altri Paesi?

In questo periodo stiamo lavorando soprattutto col Medio Oriente, il metodo di lavoro è abbastanza simile all’Italia, con i pro e contro relativi. Possiamo dire che sono molto più puntuali nei pagamenti!

 

Com’è arrivata l’idea per la vostra sorprendente serie animata The Box e cosa avete in mente per il futuro?

E’ arrivata dopo diverse notti in cui perdi i sensi, sdraiato sul divano con la tv accesa, generando sogni disturbati. Per il futuro non sappiamo ancora, The Box è un progetto che ci sta molto a cuore, ma è anche un impegno importante da portare avanti da soli. Diciamo che il futuro è ancora da definire.

 

Che tipo di percorso formativo consigliereste ai giovanissimi intenzionati a diventare dei professionisti come voi?

In Italia ci sembra che i percorsi formativi del nostro settore siano molto generici, diano una semplice infarinatura di base, quindi più importante è probabilmente la curiosità e la passione che ciascuno di noi ha. Oltre ovviamente a un’esperienza sul campo e alla sperimentazione personale.
Oggi più che mai comunque ha senso fare esperienze anche all’estero in nazioni più attive nel settore dell’animazione dove sono presenti scuole specifiche molto riconosciute, come la Gobelins in Francia per esempio.
In ogni caso se avete passione in ciò che fate, non smettete di crederci.

http://www.dadomani.com/

Intervista a Virgilio Villoresi

Ciao a tutti, questa settimana abbiamo il piacere di scambiare due chiacchiere con Virgilio Villoresi un regista-esecutore di interessantissimi cortometraggi e videoclip.

Virgilio nasce a Fiesole (Firenze) il 10-11-79 ed attualmente vive e lavora a Milano

Egli si definisce un artigiano, probabilmente per il suo amore verso il fatto a mano volto alla realizzazione di effetti ottici cinematografici d’altri tempi. Proprio per questa sua caratteristica, nei video di Villoresi viene evocata una certa atmosfera melièsana. Utilizza l’effetto ombro cinema per la realizzazione del suo ultimo videoclip girato per il musicista John Mayer. Il tutto in live-action senza ombra di trucchi nè inganni.

Il suo lavoro è influenzato da nomi del valore di Harry Smith, Jan Lenica e Lawrence Jordan senza dimenticare la grande lezione di visionari come Maya Deren e Kenneth Anger.

L’operato di questo giovane regista è un’altra importante testimonianza di come sia possibile dare voce, anche senza l’utilizzo di sofisticati mezzi tecnologici, alla genuina creatività italiana.

JOHN MAYER – SUBMARINE TEST JANUARY 1967, VIDEOCLIP by VIRGILIO VILLORESI from Virgilio Villoresi on Vimeo.

 

In che modo sei venuto a contatto con il musicista Mayer e com’è nata la collaborazione per la realizzazione del tuo ultimo videoclip?

La Sony International Italia mi ha contattato per la realizzazione di un video che omaggiasse il brano di John Mayer. Io ho proposto subito l’idea di Ombro Cinema perché era diventata una mia ossessione in quel periodo… e da li è nata la collaborazione con il musicista.

 

Nei tuoi video utilizzi spesso giocare con effetti ottici e non solo, in alcuni lavori sveli i trucchi di scena riuscendo a far navigare bene la trama della storia e la sua fase di realizzazione, cosa ha ispirato questo tuo stile così particolare?

Non so… fondamentalmente è una mia personale (ri) scoperta del cinema primitivo (Vedi Georges Méliès e Segundo De Chomon, ecc)… in quei film traspare in tutta la sua bellezza l’amore per il “trucco” cinematografico. Dopo aver visto i tre volti della paura di Bava ho capito la potenza di mostrare quello che succede sul set, spostando la macchina da presa 2 metri indietro all’inquadratura classica (vedi scena finale con boris karloff). Credo fermamente che per stupire lo spettatore bisogna tornare alla radice del cinema e guardare quei film da un altra prospettiva… la mia operazione fondamentalmente è rivisitare quel genere classico cambiando la posizione dell’occhio dello spettatore.

 

Cosa ne pensi dell’animazione in Italia, vi sono degli animatori italiani che prediligi?

Penso che ci sia stata una grande crescita negli ultimi anni, come non si vedeva dai tempi di Gianini & Luzzati, Bozzetto, ecc.

Ci sarebbero troppi nomi da citare e non mi sembra il caso di fare la lista, vorrei solo ricordare uno dei grandi padri dell’animazione italiana: Manfredo Manfredi.

 

Cosa hai in mente per i tuoi prossimi lavori e cosa sogni di poter realizzare prima o poi?

Cosa ho in mente… spero solo che la mia fantasia non mi abbandoni e che un giorno mi servisse per mettere in scena lungometraggi 🙂

 

Intervista a Moonchausen

Ciao a tutti, questa settimana vi presentiamo i Moonchausen una bellissima coppia creativa costituita da Lulù Cancrini e Marco Varriale.

Prima dell’intervista ecco una loro breve biografia :

Lulù Cancrini è laureata in Estetica. Lavora in ambito cinematografico dal 2004 nei reparti di scrittura, regia e produzione. Collabora, inoltre, come critico cinematografico per due testate specializzate. In collaborazione con Marco Varriale, sotto il nome collettivo Moonchausen, ha realizzato negli ultimi due anni videoclip e spot pubblicitari in stop motion, ricoprendo ruoli in produzione, scrittura, regia, puppet design e animazione.

Marco Varriale è nato a Novara. Si è laureato in Etnologia. Ha fondato la società produzione e post-produzione Digital Room S.r.l. nel 2006, dove lavora principalmente come produttore. In collaborazione con Lulù Cancrini, sotto il nome collettivo Moonchausen, ha realizzato negli ultimi due anni videoclip e spot pubblicitari in stop motion, ricoprendo ruoli in produzione, scrittura, regia, puppet design e animazione.

 

Fate stop-motion per lavoro o solo per passione?

La stop motion è per noi una grande passione che abbiamo avuto la fortuna di trasformare in lavoro.

 

Avendo una formazione diversa da quella artistica, come si concilia il mondo della stop-motion col vostro background ?

Entrambi abbiamo una formazione universitaria che si è svolta in parallelo a una formazione artistica. Lulù, infatti, lavora in ambito cinematografico da quando aveva diciotto anni, Marco dipinge e scolpisce fin da quando era bambino e gestisce una società di produzione e post-produzione cinematografica dal 2006.

 

Quali sono gli step che seguite per la realizzazione di un video a passo uno e con quale modello di macchina scattate?

Ogni progetto inizia sempre con l’elaborazione e la sviluppo dell’idea. Successivamente, si crea uno storyboard, per organizzare il lavoro. Nella fase di pre-produzione si allestiscono set e luci. Nel caso siano previsti dei dialoghi, le voci vengono registrate in questa fase. Le riprese iniziano dopo due, tre settimane di lavoro. I tempi di realizzazione variano molto da progetto a progetto, dalla scelta di girare a passo uno o a passo due, da quanto sono elaborati i set, dal numero di inquadrature e da quanti sono e quanto sono curati i personaggi da animare. La post-produzione inizia con il montaggio, che non richiede tempi lunghissimi se lo storyboard è stato rispettato, e la CGI, volta da un lato a creare effetti digitali che arricchiscano il video, dall’altra a eliminare eventuali supporti usati in fase di ripresa. Scattiamo con una Canon 5D Mark II ed usiamo il software Dragonframe.

 

Abbiamo intuito che siete una coppia anche nella vita privata, qualora fosse vero, realizzare stop-motion col proprio partner aiuta ad amarsi di più?

Siamo uniti da una grande stima reciproca. Abbiamo trovato, l’uno nell’altra, lo specchio di un immaginario che ci unisce. Il segreto sta nell’essere simili, non uguali – la nostra fantasia si sovrappone, come in un’eclissi, ma un’eclissi parziale, in cui rimane sempre uno spicchio di luna, uno spazio che arricchisce il pensiero comune con qualcosa che appartiene unicamente all’altro.

 

Intervista a Scrauso Produzioni

Ciao ragazzi !

Un altro appassionato di stop-motion ha colpito la nostra attenzione, forse anche per via del suo nome.

Lui è Scrauso, un grafico di 49 anni che nel tempo libero sviluppa dei simpatici sketch all’interno dei suoi cortometraggi.

 

1. Chi è Scrauso e perché si chiama così?

‘’Scrauso Produzioni’’ in realtà è una singola persona, appassionata da sempre di cinema d’animazione, illustrazione e cartoni animati.

Mi chiamo Angelo Armiero e vivo a Roma, dove al momento gestisco una copisteria. Sono grafico pubblicitario e illustratore. Sono cresciuto nutrendomi di animazioni di Carosello, libri d’avventura e film di fantascienza (specie se gli effetti speciali e le animazioni erano del grande Ray Harryhausen). Mi piacevano i mostri e le creature fantastiche che vedevo sul grande schermo, e scoperta la tecnica della stop-motion (e all’epoca era DAVVERO difficile documentarsi su un argomento così specifico) ho iniziato a realizzare delle ”storie” (sempre di genere fantascientifico) con una Cinepresa Super 8. La prima animazione (purtroppo andata perduta) l’ho realizzata nel 1976. Ho passato l’infanzia guardando alla TV cartoni e animazioni soprattutto prodotti dalla scuola del centro/est Europa, (primo fra tutti lo studio Trnka) e adorando le soluzioni sceniche del regista/animatore Karel Zeman; so che oggigiorno molte di queste tecniche sono ormai obsolete, ma anche se a volte uso un computer per ritoccare una scena, per affrontare un problema penso sempre a quegli artigiani che costruivano a mano pupazzi, quinte teatrali, modellini… e mi chiedo: ”loro come avrebbero fatto?”

Quanto al nome… ”Scrauso” è un termine romanesco usato già nel Cinquecento – e può significare “sciocco”, ‘’brutto’’, ‘’scadente’’ – questo non perché creda che le mie animazioni siano brutte o scadenti; certo, io non sono un professionista, ma solo un entusiasta di questa tecnica; voglio però sottolineare l’effetto manuale e artigianale dell’animazione, mi piace molto quando si vede l’artificiosità del tutto, anche se il set è molto dettagliato e l’animazione è ottima. E a un film (fantastico) come ”Coraline”, io continuo a preferire un piccolo gioiello come ”A Drop Too Much”.

 

2.Come mai fai stop-motion e cosa hai in mente per i tuoi prossimi lavori?

Mi diverto molto a realizzare animazioni perchè mi piace farle, in totale libertà. Tutto qui. Il tutto, assolutamente a BUDGET ZERO.

In questi giorni sto costruendo le scenografie per ‘’SOLE NERO’’ girato in stop-motion e pixillation (dove interagiranno pupazzi e umani). Per i prossimi lavori tenderei principalmente a non scostarmi dalle tematiche del mio primo corto ufficiale, ”VITA VERA” – di base, storie ordinarie di tutti i giorni con piccole digressioni nella fantascienza e nel nonsense. Mi affascina l’idea di realizzare un micro-mondo abitato da pupazzi che interagiscono fra loro,  con tutte le dinamiche che ne conseguono; comunque vorrei anche continuare a coltivare la mia passione per il fantastico! Sto realizzando delle illustrazioni su dei robot ”lavoratori” e mi piacerebbe tramutarne alcune in micro-episodi con trame semplici e profonde (una sorta di aiku); inoltre non mi dispiacerebbe ritornare a lavorare su GOH, il cavernicolo.

 

3.Le fai da solo e quanto tempo ti portano via di solito?

A causa del lavoro che faccio – gli ”studios” sono nel magazzino del mio negozio – ho poco tempo, che inoltre devo ottimizzare in base alle scadenze e ai miei impegni lavorativi. Possono prendere molto tempo (‘’VITA VERA’’ è stato realizzato in un anno e mezzo), e al momento sto allestendo dei set permanenti, così da dedicarmici ogni giorno un po’. Si sa, la stop-motion richiede passione, pazienza e molto tempo.

Soprattutto per questo motivo, purtroppo, lavoro da solo.

 

4.Ti abbiamo notato nel sito in inglese animateclay. Ci potresti parlare di quella community, che tipo di funzionalità offre e che stimoli permette di ricevere? Lo consiglieresti ai tuoi colleghi appassionati di claymation?

Personalmente mi fa un piacere immenso vedere in rete quanta gente condivide la mia stessa passione – alcune di queste sono dei veri GENI e realizzano delle cose davvero impressionanti! animateclay e stopmotionanimation.com sono entrambi una sorta di social network per animatori a passo uno (animateclay è più specifico per la claymation); si ha a disposizione uno spazio dove postare filmati, bozzetti, foto di scena, puoi dare/ricevere consigli e giudizi… è molto fico, mi piacerebbe passarci più tempo. Comunque sì, li consiglio sicuramente a tutti gli animatori, professionisti o semplici appassionati: scambiare informazioni e confrontarsi  con gli altri non può che giovare a tutti.

 

 

Intervista a Michelangelo Fornaro

Questa settimana rivolgiamo alcune domande a Michelangelo Fornaro, un giovane animatore ed insegnante di stop-motion del quale abbiamo già parlato in un articolo precedente. Michelangelo vive e lavora a Torino, è a lui che dobbiamo la simpatica sigla in plastilina colorata del programma RAI rivolto ai bambini “L’albero Azzurro”.

 

Tu insegni l’arte della stop-motion, quante persone in media si mostrano interessate a quest’argomento?

L’interesse generale per la Stop Motion è in continuo aumento, sia per il diffondersi di tecnologie economiche sia per la possibilità di imparare la tecnica grazie a tutorial ormai facilmente reperibili su internet.

 

Nel tuo sito c’è una parte riguardante il modellismo ed insieme all’argilla viene citato il Super Sculpey, quali sono le principali peculiarità di quest’ultimo e tra i due materiali quale consiglieresti maggiormente?

Come per i tutorial, anche dal punto dei vista dei materiali, Internet gioca un ruolo importante, è diventato molto più semplice acquistare materia prima all’estero ed in particolare in Gran Bretagna e in Germania, dove il modellismo è una tradizione.

È il caso del Super S., un materiale che permette di modellare oggetti anche di piccolissime dimensioni, cotti poi in un normale forno. Le sue principali caratteristiche sono che è alla portata di tutti e che può essere lavorato anche dopo la cottura per eventuali piccole modifiche e per lisciare le superfici. A proposito di materiali, che possono essere monocomponente o compositi, l’argilla per me resta il materiale principe per la modellazione. Naturalmente per ottenere un modello duraturo ed utilizzabile per la Stop Motion è inevitabile fare un calco per poi ottenere dei positivi inaltri materiali. In ogni caso, tornando al Super S. il suo vantaggio è proprio quello di poter ottenere direttamente dei positivi abbastanza leggeri e strutturali evitando così il lungo e complicato processo del calco.

 

Leggo anche che organizzi workshop per bambini e genitori, come sono strutturati i corsi?

I corsi per bambini partono da una concezione formativa che non si basa sulla realizzazione di un prodotto finale ma sul processo creativo, dunque sull’esperienza del “fare”. I bambini guardano le cose per la prima volta ed è proprio grazie a questa freschezza che nascono sempre spunti interessanti e“visioni” inaspettate.

 

Vivi a Torino, una tra le poche città in Italia interessata all’animazione, quanto conta nella tua quotidianità vivere in un fulcro del genere e come all’atto pratico avverti il suo sostegno?

Penso che la magia dell’animazione, intesa come artigianato di una persona o di piccoli gruppi, possa avvenire ovunque. Grazie anche alla presenza della sezione torinese della Scuola Nazionale di cinema dedicata all’animazione, Torino rappresenta un punto di riferimento per l’animazione italiana. Tuttavia non bisogna dimenticare che l’animazione può avvenire ovunque, in qualsiasi modo, fatta da soggetti sempre diversi. Con questo voglio dire che maggiore è la varietà di soggetti, provenienti anche da altri ambiti, maggiore è la garanzia di ricchezza inventiva dei film prodotti, che parleranno in maniere sempre più interessanti e stimolanti al pubblico.

 

Sei uno dei pochi artigiani dello stop-motion ad esserti affermato soprattutto per questo genere, ci puoi citare altri tuoi colleghi contemporanei che meriterebbero maggior interesse da parte del pubblico? 

Non riuscirei a menzionare autori ma solo appassionati talentuosi, e vi assicuro che sono tantissimi!

 

 

Michelangelo Fornaro :

http://stopmotionitalia.blogspot.com/
www.michelangelofornaro.com

 

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Action Figures e Anime Horror in stopmotion

Gianpaolo Faelli è un ex campione del mondo di thai boxe che si è avvicinato alla stop-motion per caso. Attualmente insegna le arti marziali e nel suo tempo libero ammette di aver trovato nella claymation un’ottima valvola di sfogo. Egli da buon lottatore riafferma la predilezione verso un motivo chiaramente volto all’azione anche se in questo caso di piccoli personaggi in plastilina.

Faelli racconta:

“Intorno al 2009, girovagando su youtube, sono rimasto folgorato da un video incredibile, di un famoso autore di corti in tecnica di stop motion di nome Patrick Boivin. Da quel momento mi sono interessato a tutto quello che riguardava questa tecnica affascinante.

Ho cominciato a realizzare piccoli corti dal Marzo 2009 . In tutto ho fatto 9 mini film, mentre le altre clip sono dei mezzi test e piccole pubblicità per dei contest.
Ho sempre adorato le animazioni, quindi il desiderio di creare un cartone animato era presente in me da tempo, ma allora non sentivo di avere i mezzi. Ammiro da sempre il Giappone e confesso di avere un debole per l’animazione giapponese, specialmente per il tratto incredibilmente pulito di Isao takahata e Hayao Miyazaki. Nel 2009 ho fatto amicizia con Takena Nagao, che io trovo sia un formidabile autore di claymation.

Prendo spunto parecchio dai corti di questo animatore giapponese. Poi, adoro anche  gli horror, perciò ho deciso di cominciare a creare dei mini film anime-horror.
Devo ammettere che ho pensato anche di fare cose più miti, tipo delle mini storie per bambini, ma alla fine ho sempre optato per un genere dai temi forti. Sangue, violenza cose molto immediate. In questo modo qualsiasi spettatore riesce a capire cosa sta succedendo.
Nonostante siano pochi anni che mi interessano le stop-motion, mi sembra di aver capito che come tecnica non è sicuramente molto diffusa qui in Italia. Sul web si  trovano tante info in Inglese ed in italiano ben poche. Anche se proprio ieri navigando su internet mi soffermavo sopreso davanti al vostro sito che tratta il tema dello stop motion tutto in italiano!
In futuro continuerò a fare ancora corti in stop motion, perchè la trovo una tecnica rilassante e anche una favolosa valvola di sfogo”.

Di seguito il suo blogspot