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Metamorfosi in claymation: un licantropo by Justin Rasch

Questo video tutorial realizzato dal bravissimo animatore Justin Rash (Kubo – Paranormal), mostra dettagliatamente come realizzare la metamorfosi di un lupo mannaro.
Nel tutorial Rasch spiega interamente le fasi della sua creazione: la nascita dell’idea, la realizzazione del disegno preliminare, il metodo di realizzazione (claymation), la realizzazione dello scheletro di supporto, la scelta dell’obiettivo per la fotocamera e della giusta inclinazione per la luce. Infine sono trattate le problematiche subentrate in fase di lavorazione con utilissimi suggerimenti.
Consiglio vivamente l’eplorazione del canale youtube di Justin Rash, appassionato animatore e direttore di Blizzard e della Stunt Puppet Pictures production.

Come costruire Mio&Mao di Francesco Misseri

Mio Mao è una serie televisiva per bambini in onda negli anni ’70 ideata da Francesco Misseri, importante esponente dell’animazione italiana fondatore nel 1986 del Misseri Studio. Da allora sino ai giorni nostri lo studio fiorentino è sempre stato un punto di riferimento per l’animazione italiana specialmente nel genere claymation, vantando anche importanti collaborazioni internazionali come i workshop realizzati con Sesame Workshop.
Abbiamo trovato questo video tutorial che mostra in modo molto semplice come costruire i simpatici gattini protagonisti di questa serie.

Come costruire un Gromit

Will Harding, modellista e character designer della Aardman Studios, durante l’ExpoPixel del FFF di quest’anno ha mostrato in che modo realizzare un Gromit, uno dei protagonisti della famossima serie Aardman “Wallace & Gromit”. Durante il workshop sono stati messi a disposizione di ciascun partecipante, alcuni pezzi di plastilina. Ogni partecipante, sotto indicazioni di Harding, ha provato a comporre il personaggio. A fine lavoro è nato un vero esercito di Gromit.
In questo tutorial vi ripropongo ciò che ho imparato.

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Le quantità di plastilina, precedentemente proporzionate per colore, sono state assegnate in parti uguali a tutti i partecipanti. Nella seguente foto possiamo notare in quali proporzioni sono stati distribuiti i colori interessati :
BIANCO-MARRONE-NERO

 

 

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Formate 12 piccole palline di bianco per le dita, 4 palline un po’ più grandi delle precedenti per le zampe e realizzare gli arti creando dei cilindri da 4 cm circa. Creare Il busto del personaggio realizzando una poltiglia a forma di palla allungata, considerare un’estremità di quest’ultima più affusolata rispetto all’altra per destinarla all’attacco del capo. Realizzare la testa di Gromit. Effettuare la giusta distribuzione della pasta modellabile per permettere la giusta proporzione del corpo.

 

 

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Schiacciare le 4 palline destinate alle zampe ed applicare su ognuna 3 delle 12 dita preparate precedentemente. Per unire al meglio le zampe agli arti, realizzate delle piccole poltiglie che faranno da giuntura, fate la stessa cosa per unire la testa al busto.

 

 

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Per la realizzazione della testa e del viso, si parte da una poltiglia tonda allungata più piccola rispetto a quella utilizzata per il busto. Anche in questa allungate e affusolate un’estremità, considerandola la parte superiore della testa. Con l’ausilio dell’indice create 2 infossature. La prima dovrete crearla nella parte inferiore del pezzo (la parte più gonfia) pigiando delicatamente, come a voler lasciare un’impronta digitale, assicurandosi di creare una forma leggermente concava e circolare. Nella seconda invece sfruttate la forma cilindrica del dito per creare un’infossatura a modi “onda”, in questo modo potrete pronunciare le sopracciglia e contemporaneamente creare la sede per gli occhi.

 

 

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Comporre il corpo di Gromit unendo le varie parti bianche. Concludete inserendo la plastilina nera e marrone. La prima distribuitela per creare gli occhi e il naso, quest’ultimo verrà inserito nella sede tonda realizzata precedentemente. La seconda è invece destinata alle orecchie che dovrete abilmente applicare sopra il capo del nostro personaggio.

 

 

 

Clay Painting

Con la clay painting si passa dal piacere tattile del mondo puppet all’atmosfera pittorica delle tradizionali animazioni bidimensionali.
Questa tecnica permette di utilizzare la plastilina come un impasto colorato da modellare per creare disegni bidimensionali. Prestandosi bene anche come base sfondo per paesaggi e location varie, la clay painting può benissimo anche interagire con una puppet animation.
Con questa tecnica si elimina il problema dell’asciugatura e degli schizzi che invece avremmo per le scene dipinte con la vernice. E’ necessario alteratare o distruggere l’immagine prima del fotogramma successivo con lo stesso principio attraverso cui spostiamo i nostri personaggini da animare, con la piccola differenza che è molto più complicato tornare indietro con una clay painting, in quanto gli sfondi in genere fondendosi tra loro non si recuperano molto facilmente.
Tra i maggiori esponenti di questa tecnica citiamo l’americana John Gratz.
Nel seguente video, sono state selezionate alcune sequenze in clay painting di una simpatica animazione russa.

 

Go Motion

La particolarità di questo tipo di animazione è che gli oggetti da animare vengono spostati durante il tempo di esposizione.
Questi piccoli movimenti sono quasi sempre realizzati con l’aiuto del computer e di speciali modelli robotizzati in grado di riprodurre precisamente i movimenti degli animatori.

Phil Tippet al lavoro su un Imperial Walker dal film Guerre Stellari del 1981
Phil Tippett al lavoro su un Imperial Walker dal film Guerre Stellari del 1981

Il risultato è che l’animazione così generata è estremamente realistica e riproduce fedelmente l’effetto mosso che si avrebbe con una ripresa dal vivo della stessa azione, specie nel caso di oggetti che si muovono a grande velocità. La tecnica è stata creata come evoluzione della stop-motion per ovviare ai difetti di scattosità nell’immagine presente durante i rapidi movimenti, ciò avviene in quanto l’oggetto ripreso in ogni singolo fotogramma della sequenza è immobile ogni volta che viene fotografato, mancando della “scia” che caratterizza il movimento ripreso nella frazione di tempo in cui l’otturatore è aperto. In tale tecnica durante “lo scatto” gli oggetti vengono spostati grazie a tecniche elaborate dai computer.
La Go-motion fu creata da Phil Tippett, insieme alla ILM, per il film di Irvin KershnerGuerre Stellari – “L’Impero colpisce ancora”.
Il movimento viene prima eseguito mediante la manipolazione classica della stop-motion, cioè compiuta dell’animatore sul pupazzo: durante questa fase, la macchina invia segnali elettrici che vengono registrati dal un computer. Al momento della ripresa, il suddetto movimento viene eseguito riproducendo le informazioni acquisite dal computer durante la prima fase.

Graphic Animation

Continuiamo ad esaminare le possibilità che una stop-motion offre attraverso l’esempio della Graphic Animation.
Questa tecnica sfrutta materiale di grafica non disegnata, come ad esempio fotografie, oppure ritagli di giornali o rotocalchi, ma non solo;
Molto spesso utilizzata per inserire dei titoli di coda alla fine di un cortometraggio o di un videoclip musicale, oppure come vedremo nel prossimo video, anche come sigla di presentazione.

 

Cutout Animation

Si effettua componendo tra loro dei ritagli di carta, stoffa o altri materiali, l’effetto è quindi bidimensionale. Le figure dei personaggi, una volta composte, possono essere unite per sovrapposizione oppure per renderle più stabili tramite piccoli fermacampione. Successivamente vengono poi riprese dall’alto verso il basso, oppure  per ottenere l’effetto tridimensionale, adattate verticalmente su una camera multipiano.

Nonostante possa sembrare una tecnica piuttosto elementare, fa risiedere il suo fascino proprio in questa semplicità estetica, che richiama da un lato motivi infantili ma può anche dare l’effetto completamente opposto. La tecnica direttamente derivata infatti, ovvero la Silhouette animation, dove si opera a volte sul tavolo luminoso stesso in fase di ripresa, dà una percezione visiva piuttosto ricercata e fiabesca.
Il prossimo video rappresenta una silhouette animation di Lotte Reinger, l’animatrice tedesca che negli anni ’20 era nota per utilizzare questa tecnica. Nonostante sia passato ormai un secolo è sempre bello poter ammirare l’incantevole operato di questa abilissima regista.

 

 

 

Negli ultimi anni la tecnica si è molto diffusa in ambito commerciale, per la “pace dei nostri occhi” infatti molto spesso la carta è utilizzata per la realizzazione di spot pubblicitari. Oggi chiaramente i lavori in cutout cercano prevalentemente espressione nella tridimensionalità. In questo spot della Toyota per esempio gli animatori hanno utilizzato un libro pop up per creare una narrazione animata.

Revolution ( Life Cycle of a Drop of Water). from Chris Turner on Vimeo.

 

Claymation

In una claymation i personaggi sono realizzati in plastilina, a volte anche lo stesso fondale è costruito dallo stesso materiale modellabile. In tal caso possiamo parlare di fondale in clay-painting, si tratta di veri e propri quadri in movimento e in continua trasformazione, l’effetto è molto suggestivo, un ottimo esempio di clay-painting è ammirabile grazie al capolavoro “Mona Lisa discending a starcase” di Joan Gratz. Costruire dei personaggi in plastilina è molto semplice, ma bisogna tenere conto delle caratteristiche di questo materiale.
La plastilina è una pasta modellabile che troviamo in mesticheria, ve ne sono di vari colori. Essa si differenzia dal das per la caratteristica di essere modellabile anche dopo il contatto con l’aria. Bisogna conservarla ad una temperatura asciutta perchè il troppo caldo la rende difficilmante modellabile e appiccicosa.

Decidere di animare dei pupazzi in plastilina ci mette nella condizione di inserirli in una scenografia,  quindi di creare e costruire degli oggetti in miniatura o dei paesaggi provvisti di fiori, alberi e quant’altro. Anche l’elemento luci è molto importante, sia per il personaggio in plastilina che se surriscaldato potrebbe esser soggetto a deformazioni, che per la scenografia stando attenti a non provocare ombre superflue e fuori posto.