Intervista alle “matricole”

Di solito il principio di un sodalizio vede coinvolti amici che si riscoprono appassionati per la stessa cosa e che iniziano a sperimentarla per gioco mettendo alla prova le proprie peculiarità.

Proprio come ci racconta Michele Bondioli (Portomaggiore 1986) riguardo la propria amicizia creativa con Brando Sorbini (Cattolica 1987) :

“Durante i Primi mesi di corso ci siamo conosciuti e avendo diversi interessi in comune ci è venuto spontaneo iniziare a collaborare per progetti vari. La scorsa estate rotti gli indugi abbiamo provato a fare una prima animazione in stop-motion, da li è nato il progetto della lumaca Hell’Slug, una piccola webseries con protagonista una lumaca molto irascibile, che ha più la funzione di farci far pratica con la stop-motion in vista di progetti più impegnativi”.

I due amici, prima di incontrarsi, conseguono la laurea breve con indirizzi differenti, rispettivamente in Comunicazione pubblica e sociale e Lettere e filosofia, i loro percorsi si incroceranno durante la magistrale ad indirizzo Cinema, televisione e produzione multimediale.

Michele , dopo averci confessato di essersi sentito tra i pochi a praticare questo genere di passione, si augura di poter comprendere attraverso la nostra iniziativa quanti sono gli animatori italiani, professionisti e non, a far muovere questa forma di artigianato. E noi ce lo auguriamo con lui.

 

Cosa ne pensi dell’animazione a passo uno in tempi d’avanguardia tecnologica?

Trovo che, a patto di avere fondi e attrezzature adeguati, la stop-motion non abbia nulla da invidiare alle avanguarde tecnologiche, in particolare all’animazione digitale. Quest’ultima porta si un forte miglioramento all’espressività facciale e all’aspetto estetico in generale, tuttavia intacca inevitabilmente la cosiddetta sospensione della realtà, ci troviamo di fronte a un prodotto fortemente digitale, quindi non reale.

Dall’altro lato abbiamo invece la stop motion che dà letteralmente vita a oggetti reali e consistenti, che quindi genera un effetto di realismo chiaramente distorto, ma che se usato come si deve, crea un terreno artistico molto fertile e sfruttabile in numerosi modi diversi.

Inoltre il forte taglio artigianale la impone come forma artistica che coniuga scultura, miniaturistica, fotografia e animazione (come nelle claymation) cosa che il digitale non può vantare.

In caso di ristrettezze economiche, invece la stop motion dà la possibilità a chiunque abbia abbastanza pazienza, di creare le proprie piccole storie, disponendo di un cast limitato solo dalla propria immaginazione e di set a non finire. Inoltre grazie alla diffusa tecnologia digitale, è diventato molto più facile montare le sequenze di foto, qualsiasi programma di editing video è in grado di farlo, mentre l’uso di programmi per l’animazione tridimensionale non è altrettanto semplice.

Per questi e altri motivi abbiamo scelto di fare della stop-motion il nostro veicolo espressivo, almeno per il momento.

 

Per i vostri lavori finora avevate a disposizione budgets bassissimi , come mai?  

Il budget al momento è limitato ai nostri fondi di studenti universitari squattrinati, il quale è comunque sufficiente per l’attuale forma amatoriale delle produzioni. Essendo al momento più un hobby che un impegno fisso (dati gli impegni con l’università) non abbiamo ancora cercato finanziatori ne sovvenzioni regionali/universitarie (sempre che ce ne siano).

 

Pensi che le Istituzioni scolastiche o Universitarie dedichino poche opportunità a questo genere di animazione?

Per le istituzioni scolastiche non saprei dire, ho frequentato un Istituto tecnico in cui l’arte non era contemplata, è probabile che in Istituti d’arte e disegno si dedichino maggiormente a questa forma d’arte.

Per quanto riguarda le Università, all’apparenza la stop-motion e l’animazione in generale sono considerate in modo molto marginale. Parlo sempre per esperienza personale, nella nostra facoltà (che ci ha un pò deluso..) i corsi sono incentrati fortemente sulla teoria, senza che venga compreso il lato pratico, e comunque si parla sempre di cinema e televisione “Istituzionali”, in questi 2 anni di corso non ne abbiamo trovato nemmeno uno incentrato sull’animazione nè su forme video non convenzionali come possono essere i video in stop-motion.

Quindi suppongo che la risposta sia, nel nostro caso: no, non offrono molte opportunità.

Per quanto ci riguarda il tutto è nato per interesse e iniziativa personale, e abbiamo imparato (quel poco..) tramite la pratica in questo anno.

 

Si è tanto discusso sulla morte del “Pulcino Pio” ecco come Michele e Brando l’hanno immaginata per la webserie “Hell’Slug”

Intervista a Federico Cadenazzi

Classe 1982, Federico Cadenazzi è un giovane animatore milanese che ha risposto con entusiasmo alla nostra iniziativa di dare voce agli animatori italiani di stop-motion.
Dopo essersi dedicato al teatro, interrompendo il suo percorso scolastico dal quale riesce comunque a ottenere un diploma da privatista, comprende che la sua vera strada si trova nel mondo dell’animazione.
Inizia così il corso di regia presso la scuola di cinema televisione e nuovi media.
Diplomatosi, comincia a collaborare con alcune case di produzione ( Mercurio,Orlando Film, Filmmaster, flying film) come assistente alla regia su alcuni importanti spot (Conto arancio, Saab 9.3, telecom italia etc..) portando avanti contemporaneamente in qualità di regista cinque cortometraggi alcuni dei quali
ottengono riconoscimenti.
Nel 2007 si riavvicina all’animazione cominciando a studiare quella 3D.
Co-fonda lo studio di animazione “MicrofilmStudio”, che lo vede attualmente attivo oltre che nella produzione 3D, anche in Stop-Motion e Motion Graphics.
Periodicamente collabora con il Museo del Fumetto di Milano – Spazio Wow  ( http://www.museowow.it/ ) per la realizzazione di corsi e workshop sull’animazione a passo uno.

 

“Chompythechomper”
Abbiamo fatto alcune domande a Federico

Cosa ne pensi dell’animazione a passo uno in tempi d’avanguardia tecnologica?

L’animazione a passo uno anche se porta con se un fascino d’altri tempi si Ë comunque evoluta molto dal punto di vista tecnico, basti pensare alle macchine che vengono utilizzate adesso, all’uso di programmi quali dragon frame o stopmotion pro che permettono di visualizzare l’animazione con l’onion skin, esattamente come avveniva un tempo con l’animazione tradizionale o adesso con il 3d.
I risultati sono evidenti, l’animazione risulta più fluida, i movimenti più morbidi e realistici, lasciando intatto il fascino della matericità dei pupazzi, o degli oggetti che vengono animati. Penso che le nuove tecnologie spesso nel campo dell’animazione sono state vere e proprie manne dal cielo, che hanno reso più semplice il lavoro agli animatori e migliorato sensibilmente la qualità. Basti pensare all’introduzione del multi plane camera da parte di Disney, un’innovazione tecnologica che non solo ha aiutato Disney a creare dei capolavori, ma che sta ancora oggi alla base di molti programmi di animazione, come after effect, toon boom, etc…

 

Gli animatori di solito accennano a budget bassissimi destinati a progetti in stop-motion che, come ben sai, portano via moltissimo tempo, puoi dirci qualcosa a riguardo ?

Purtroppo è così, i budget a disposizione sono di solito bassi, e i tempi sono sempre molto stretti. Il problema reale è che c’è una diffusa disinformazione da parte dei clienti, si tende a credere che lo stop motion e il disegno tradizionale essendo tecniche relativamente “sporche”, ovvero che non creano immagini perfette come un’animazione 3d o 2d, richiedano più meno lo stesso tempo, ma sopratutto si tende a dimenticare la grossa parte di preproduzione che sta alla base di qualsiasi film animato a passo uno.
Noi abbiamo un laboratorio solo per la costruzione di pupazzi o scenografie, lavorando a ritmo pieno riusciamo a produrre al massimo un pupazzo in due settimane. Inoltre alla base dell’animazione a passo uno c’è un lavoro artigianale, che non sempre è perfetto al primo colpo, a volte ci si trova ad affrontare esigenze e difficoltà diverse per ogni pupazzo in fase di realizzazione. Molte volte i budget non comprendono questa fase di preproduzione, quindi solitamente questi vengono spalmati su tutta la preproduzione, la produzione e la postproduzione, con il risultato di essere molto bassi. Ad ogni modo esistono anche realtà differenti.

 

Pensi che le Istituzioni scolastiche o Universitarie dedichino poche opportunità a questo genere di animazione?

Trovo che l’animazione a passo uno negli ultimi anni stia emergendo, non solo per il fascino vintage, ma anche per l’ampia capacità di rendere possibili animazioni che non sarebbero altrimenti possibili con altri mezzi.
Mi vengono in mente i lavori di Pes, che con materiali comuni riescono a creare una magia, che sembra alla portata di tutti.
Ad oggi che io sappia veri e propri corsi di animazione a passo uno non ce ne sono nelle scuole, o nelle università, mentre stanno fiorendo in ambienti collaterali. Noi stessi collaboriamo con il Museo del Fumetto di Milano – Spazio Wow , per la realizzazione di corsi e workshop sull’animazione a passo uno.
Dopo Macao a Milano il comune ha dedicato tre giorni di apertura delle ex Officine Ansaldo per la creatività, lo spazio O.C.A., anche in quel caso abbiamo presentato un workshop di animazione che ha riscontrato un buon successo, insomma, l’interesse da parte di chi si avvicina al mondo dell’animazione c’è, ora bisogna trovare spazi e istituzioni disposte a dedicarcisi.

 

Che idee proporresti per la valorizzazione di questo lavoro?

Come al solito per qualsiasi arte visiva la miglior valorizzazione è farla vedere, conoscerla, organizzare eventi e festival dedicati a questo particolare tipo di animazione, ci sono eventi nazionali e internazionali dedicati all’animazione in 3d e al 2d, mentre pochi ancora sono i festival o gli eventi dedicati allo stop motion.

Questo video sintetizza in un modo decisamente elegante, lo stile che caratterizza questo giovane studio milanese.

 

 

Rieducare in Stop-Motion

E’ possibile che la parola riciclo si sposi con la parola creatività?
Certamente si, grazie alle gesta di operatori artistici e designer che riescono a stupirci con opere incredibili, attraverso cui è possibile scoprire le svariate possibilità che un oggetto ormai destinato al pattume può avere anche dopo la sua apparente morte.
La rinascita di un oggetto e la riutilizzazione dei suoi materiali quindi, ci mostrano come l’eco-design sia un’ottima soluzione per la tutela del nostro pianeta, ma anche per lo sviluppo di un nuovo movimento artistico che ci vuol vedere attivi e partecipi in prima persona.
Ed è così che  termini come riciclo, ripristino, riutilizzo, rieducazione, diventano i fiori dello stesso albero. L’albero della rinascita e del ritorno alle origini, della connessione con la Terra e della riconciliazione con essa attraverso il mezzo che essa stessa ci ha donato, quello della creatività.
Come sappiamo, le stop-motion sono state spesso utilizzate come mezzi educativi.
Questa bellissima Paper Animation, che fa riflettere sul tema dell’eco-sostenibilità, è stata realizzata durante un workshop progettato dall’organizzazione no-profit Sesame Street, attiva nel sociale in quasi tutto il mondo, da ormai 40 anni e in particolar modo tra i bambini.
L’ennesimo esempio di frutto creativo originato dal risveglio collettivo.

 

Go Motion

La particolarità di questo tipo di animazione è che gli oggetti da animare vengono spostati durante il tempo di esposizione.
Questi piccoli movimenti sono quasi sempre realizzati con l’aiuto del computer e di speciali modelli robotizzati in grado di riprodurre precisamente i movimenti degli animatori.

Phil Tippet al lavoro su un Imperial Walker dal film Guerre Stellari del 1981
Phil Tippett al lavoro su un Imperial Walker dal film Guerre Stellari del 1981

Il risultato è che l’animazione così generata è estremamente realistica e riproduce fedelmente l’effetto mosso che si avrebbe con una ripresa dal vivo della stessa azione, specie nel caso di oggetti che si muovono a grande velocità. La tecnica è stata creata come evoluzione della stop-motion per ovviare ai difetti di scattosità nell’immagine presente durante i rapidi movimenti, ciò avviene in quanto l’oggetto ripreso in ogni singolo fotogramma della sequenza è immobile ogni volta che viene fotografato, mancando della “scia” che caratterizza il movimento ripreso nella frazione di tempo in cui l’otturatore è aperto. In tale tecnica durante “lo scatto” gli oggetti vengono spostati grazie a tecniche elaborate dai computer.
La Go-motion fu creata da Phil Tippett, insieme alla ILM, per il film di Irvin KershnerGuerre Stellari – “L’Impero colpisce ancora”.
Il movimento viene prima eseguito mediante la manipolazione classica della stop-motion, cioè compiuta dell’animatore sul pupazzo: durante questa fase, la macchina invia segnali elettrici che vengono registrati dal un computer. Al momento della ripresa, il suddetto movimento viene eseguito riproducendo le informazioni acquisite dal computer durante la prima fase.

Graphic Animation

Continuiamo ad esaminare le possibilità che una stop-motion offre attraverso l’esempio della Graphic Animation.
Questa tecnica sfrutta materiale di grafica non disegnata, come ad esempio fotografie, oppure ritagli di giornali o rotocalchi, ma non solo;
Molto spesso utilizzata per inserire dei titoli di coda alla fine di un cortometraggio o di un videoclip musicale, oppure come vedremo nel prossimo video, anche come sigla di presentazione.

 

Philip Hunt

Nato nel 1966 a Bidford-on-Avon, in Gran Bretagna, Philip Hunt studia scultura e grafica prima di compiere i primi esperimenti nell’ambito dell’animazione. Racconta di essersi avvicinato al mondo dell’animazione quando era ancora bambino, grazie a programmi televisivi come Vision On, Mary, Mungo and Midge e The Clangers, mentre in età adulta sostiene di essere stato influenzato da animatori estremamente differenti tra loro come Joan Ashworth, Jan Svankmajer, Jiri Trnka e Hayao Miyazaki.

Inizialmente Philip credeva di voler diventare un veterinario, ma in un secondo momento, accorgendosi che quella non era assolutamente la sua strada, imbocca quella dell’animatore.

Così, dopo aver studiato grafica al Central Saint Martin’s College of Art and Design a animazione al Royal College of Art di Londra, nel 1992 Hunt riceve il premio per il miglior film assegnato in occasione dello Struttgard Animation Festival. Il premio consiste nella possibilità di lavorare un anno come regista presso la Filmakademie Baden-Wurttemberg nella Germania sud occidentale, dove realizza Ah Pook is Here (1994), elaborato e surreale omaggio allo scrittore di culto William S. Burroughs.

Il regista, ammiratore dell’opera di Burroughs, decide di combinare tre testi dell’autore in un unico racconto, ispirandosi a quello che usualmente lo scrittore faceva sul palcoscenico. Con questo suo lavoro Hunt voleva avvicinare lo spettatore alla prosa e alla lettura, scegliendo un fantoccio di pollo come lettore dei testi. Accorciando la distanza tra l’opera dello scrittore e lo spettatore, Hunt però sottolinea il valore del contenuto attraverso lo scenario cosmico e universale in cui è ambientato. Il corto riceve dieci importantissimi premi internazionali, nel 2010 votato “Best of the Best” al Stoccarda International Trickfilm Festival. Fu archiviato nell’Istituto Goethe divenendo parte della retrospettiva di Burroughs “Ports of Entry”.

Dopo aver lavorato e viaggiato per il mondo, nel 1996 Hunt ritorna a Londra dove apre la casa di produzione di animazione pubblicitaria AKA. Il suo desiderio rimane quello di voler rappresentare il “messaggio”, seppur promozionale, seguendo la linea della provocazione. Nel suo studio collaborano tra i più validi creativi dell’animazione come Shynola e Jakob Schuh, ascoltare le idee di tutti senza imporre metodi prestabiliti, è la via che permette alla AKA di spiccare attraverso il flusso spontaneo della genialità.

 

 

La Tradizione Ceca

Nei post precedenti abbiamo introdotto uno dei pionieri della stop-motion Jiri Trnka, ritorniamo a parlare di animazione a passo uno citando altri animatori della tradizione ceca, alcuni dei quali collaboratori e contemporanei dello stesso maestro.

Hermina Tyrlova (Brezové Hory, 11 dicembre 1900 – Zlìn 3 maggio 1993) fu una regista e produttrice ceca di film d’animazione. Realizzò all’incirca 60 cortometraggi con la tecnica della stop-motion. E’ considerata una delle grandi personalità dell’animazione ceca, insieme ai colleghi della taglia di Jiri Trnka, Karel Zeman o Bretislav Pojar. Le sue animazioni erano rivolte ad un pubblico principalmente di bambini.
Hermina Tyrlova nacque in Brezovè Hory, vicino la città di Pribram in Bohemia Centrale. Si trasferì a Praga dove si dedicò al teatro di varietà e alla scrittura per l’infanzia. All’età di 26 anni conobbe il pittore Karel Dodal, considerato il padre dell’animazione ceca, con il quale si sposò e realizzò varie pubblicità di animazione per l’impresa Elektajournal. Dodal fu il creatore del primo film di animazione con le marionette (“Il segreto della lanterna”, 1935) Dodal e Tyrlova coodiressero l’anno seguente una pellicola di animazione sperimentale, Hra bublinek (Gioco delle bolle, 1936) .
Quando, nel 1939, arrivò l’invasione tedesca in Ex Cecoslovacchia, Dodal decise di esiliare, prima negli Stati Uniti ed in seguito in Argentina. La Tyrlova optò per rimanere nel suo Paese. Grazie all’offerta di lavoro che gli fece Ladislav Kolda, direttore dello studio Bata a Zlin (Moravia Orientale), continuò a lavorare nel cinema d’animazione e nel 1943, in piena Seconda Guerra Mondiale, realizzò una pellicola con marionette di lana dette titeres Ferda Mravenec (La formica Fernando) in cui il periodo di produzione durò 17 mesi. I titeres furono fabbricati appositamente per la  Tyrlova. La bambola protagonista di conserva attualmente nel museo del gioco di Figueras in Spagna.
Nel 1946 produsse in collaborazione con Karel Zeman, il film Vzpoura hracek (“La ribellione dei giocattoli”) che utilizza object-animation e pixilation. Il film vinse il premio per la miglior pellicola d’infanzia al Festival di Venezia. Nel 1947 realizzò Ukolebavka (Canzone da culla).

Continuando il nostro excursus nella tradizione ceca ricordiamo Karel Zeman (Ostromer, vicino Novà Paka 3 novembre 1910 – Praga 5 Aprile 1989) cineasta ceco, direttore di film d’animazione, considerato anche insieme a Jiri Trnka uno dei fondatori del cinema ceco di animazione.
Studiò in Francia e lavorò a Marsiglia in uno studio pubblicitario. La sua prima esperienza nel mondo dell’animazione fu per la pubblicità di una zuppa. Al ritorno in Ex Cecoslovacchia, continuò a lavorare nel mondo della pubblicità per le compagnie Bata e Tatra. Il cineasta Elmar Klos, interessato ai suoi lavori, gli offrì un lavoro nel suo studio di animazione nella città di Zlìn, che Zeman accetto nel 1943. In collaborazione con la Tyrlova, Zeman realizzò la pellicola Vànocni sen (“Il sogno di Natale” 1943) che nel 1946 vincerà il premio per la miglior pellicola di animazione al Festival di Cannes.
La sua popolarità nel pubblico d’infanzia aumentò quando realizzò una serie di cortometraggi umoristici che avevano come protagonista un personaggio chiamato Sr. Propouk. Nel 1948 diresse “Isipirazione”, notevole per il suo lirismo, in cui animò figurine di vetro; e nel 1950 il suo primo lungometraggio, il satirico Kràl Làvra ( “Re Lavra” basato su un poema di Karel Havlicek Borovsky). A questo seguirà, nel 1952, Poklad ptaciho ostrova (“Il tesoro dell’isola degli uccelli”). Nel 1955 combinò attori reali, animazione ed effetti speciali in Cesta do praveku (“Un viaggio nella preistoria”) che racconta di un viaggio nel tempo di un gruppo di studenti, permettendo a Zeman di poter animare vari tipi di dinosauri. La pellicola ebbe un notevole apprezzamento da parte del pubblico.

Tre anni più tardi, nel 1958 realizzò una delle sue opere di maggior rilievo, Vynàlez zkàzy (“L’invenzione diabolica”,1958), basata su una novella di Giulio Verne. In seguito tornerà ad adattare un’opera di Verne per un altro dei suoi lavori Na komete (“Nella cometa”1970) e Ukradena vzducholod (“La nave rubata”). Nel 1961 realizzò un altro film di genere fantastico, Baron Prasil, basato su una novella di Gottfried Burger (“Le avventure del barone di Munchausen”), in cui utilizzò lo stile decorativo di Gustave  Dorè. Durante gli anni ’70, fece altre pellicole dal tema fantastico per il recupero dell’animazione tradizionale, come Pohadky tisice a jednè noci (“Racconti delle mille e una notte”), che narra dei sette viaggi di Simbad il marinaio; Krabat, carodejuv ucen (“Krabat, l’apprendista stregone”, 1975); e Honzikovi a Marence (“Hansel e Gretel”, 1980) nonchè il racconto delle fate dei Fratelli Grimm. Anche le sue animazioni restano rivolte al pubblico infantile, pur muniti di una stile che affascina ugualmente gli adulti. Per la sua prodigiosa inventiva, la sua opera è relazionata a quella di altri grandi innovatori del cinema fantastico, come George Meliès.

Bretislav Pojar (Susice, Ex Checoslovacchia, 7 ottobre 1923) fu un burattinaio, animatore e direttore cinematografico ceco. Durante la sua carriera uilizzò differenti tecniche di animazione affrontando diversi generi, dalle pellicole d’infanzia alle fiabe politiche. E’ conosciuto soprattutto per le sue marionette animate, in linea con il suo maestro Jiri Trnka.
A diciannove anni si trasferì a Praga per studiare architettura. Entrò negli studi AFIT, creata dagli occupanti tedeschi per competere con  le produzioni della Walt Disney. Quando lo studio chiuse, poco dopo, fondò insieme ad altri vecchi colleghi, Bratri v triku. Nel 1947 iniziò la sua collaborazione con il grande maestro ceco delle pellicole di animazione con le marionette Jiri Trnka. A Pojar si devono l’animazione di molte delle pellicole di Trnka, incluse per esempio, L’usignolo e l’Imperatore di Cina, Il sogno di una notte d’estate e vecchie leggende ceche.
Nel 1952 iniziò a dirigere le sue personali animazioni, anche continuando a collaborare con Trnka. Il suo primo importante lavoro fu O sklenicku vic (“Un bicchiere è troppo”), un film di propaganda contro l’alcol che ottenne inaspettatamente eccellenti risultati artistici. Seguirono Lev a pisnicka (“Il leone e la canzone”,1959), che raggiunse un buon esitò al Festival del cinema di animazione di Annecy, e Bombomànie (“Bombomania”), che affronta il tema della guerra nucleare. Durante la prima metà degli anni sessanta, continuò a lavorare in ex Cecoslovacchia, con pellicole come quelle di Bilìar (“Biliardi”,1961), Uvodni slovo pronese (“Discorso di inaugurazione”1962) e Romance (1963). A metà del decennio emigrò in Canada, dove iniziò una duratura collaborazione con il National Film Board. Grazie alle sue opere canadesi ottenne numerosi riconoscimenti e premi in prestigiosi festival del cinema.
Recentemente, Pojar è ritornato in Repubblica Ceca, dove ha coodiretto, con Aurel Klimt, la vincente pellicola Fimfàrum 2 (2006), basata su un racconto di Jan Werich.

 

 

Michelangelo Fornaro

E’ un animatore italiano nato nel 1976 che porta avanti la sua passione per il mondo dell’animazione prediligendo in particolar modo la tecnica a passo uno.
Diplomatosi nel 2004 alla Scuola Nazionale di Cinema di Torino, può vantare collaborazioni molto significative come Art director e Model Maker per delle serie televisive in Inghilterra e in Italia, consolidando il rapporto con la RAI per cui attualmente cura animazioni in stop-motion.
I suoi lungometraggi sono stati molto riconosciuti sia in Italia che all’ estero, in particolare “Lo Guarracino”  che arriva finalista al David di Donatello. “Lo Guarracino” è una vecchia canzone napoletana che attraverso il lavoro di Fornaro, prende vita proprio come se fosse un musical.  In questo lungometraggio, con attori veri, viene rappresentato un tipico scenario di mare dell’Italia meridionale attraverso un’inconsueta visione, quella in stop-motion.
La passione di Fornaro per la cultura tradizionale del sud è stata palesata dalla realizzazione di una scultura cinetica chiamata “La Macchina da Festa” ad evocare gli antichi intrattenimenti utilizzati nella corte Borbonica.
Il suo stile oltre a citare antiche tradizioni, sa essere anche molto giocoso e colorato nelle claymation utilizzate per le sigle televisive RAI rivolte ai bambini.
Fornaro insegna le tecniche di animazione in stop-motion attraverso laboratori formativi sia per adulti che per bambini, collaborando anche con Istituti di design tra i più importanti.

Yuri Norstein

Dopo aver parlato della cutout animation, è opportuno presentare l’animatore russo Yuri Norstein, uno dei maestri assoluti di questa tecnica, il quale fu insegnante di un regista citato precedentemente ovvero Alexander Petrov .

Yuri Norstein nacque nel 1941 ad Andreyevka, ad ovest di Mosca, quando suo padre, che era ebreo, scappò dall’invasione tedesca durante la Seconda Guerra Mondiale.
A Norstein piacque da sempre disegnare e dipingere, perciò studiò presso un scuola d’arte, ma i suoi primi passi professionali li fece in una fabbrica di mobili. Decisè di fare un corso di animazione della durata di due anni ed in seguito nel 1961 trovò lavoro presso la Soyuzmultfilm.
Inizialmente iniziò come animatore di opere di altri autori, fino al 1968 anno in cui realizzò il suo primo lavoro da regista “25-pervyyden” ( 25 ottobre, il primo giorno ) coodiretto con Arkadii Tyurin.

Nei lavori di Norstein colpisce l’atmosfera che imprime ad ogni fotogramma, così come il suo stile personale e la sua grande padronanza tanto con il disegno che con la pittura. Un altro punto che emerge nell’opera di Noistein è la musica. Sotto questo aspetto dimostra di aver raffinatezza e ed enorme sensibilità nella selezione delle colonne sonore per i suoi cortometraggi.
In quanto alla tecnica, Yuri Norstein è un maestro assoluto nell’utilizzo della cutout animation , tecnica con la quale consegue risultati sorprendenti. Nonostante la tecnica in cutout preveda la bidimensionalità , Norstein tuttavia dota i suoi lavori di tridimensionalità per mezzo della camera a multipiano , alla quale dobbiamo le antenate produzioni in 3D. La camera multipiano consiste sostanzialmente nel collocare la fotocamera con obiettivo rivolto verso una serie di lastre di vetro, poste in diversi livelli tra loro in maniera distaccata, sulle quali, dopo aver collocato i componenti della scena, conformare la profondità. Il procedimento oltre ad essere lento è anche difficile da effettuare da soli, questo perché bisogna coordinare i movimenti dei vari piani tra loro. Se eseguito correttamente però, il risultato è molto professionale e di grande impatto.

Queste lastre di vetro possono essere spostate a proprio piacimento sia orizzontalmente che verticalmente, lo stesso vale per la direzione di ripresa.

Tra i suoi lavori più importanti vi sono “Skazka skazok” del 1979 ( Il racconto dei racconti ), in cui riesce ad esprimere l’eternità del tempo attraverso la ciclicità di un pre-ricordo di infanzia. Quest’opera, pluripremiata dall’anno della sua uscita nel ’79 sino allo Zagreb Word Festival of Animated Films del 2002, fu riconosciuta al Los Angeles Olympic Arts Festival nel ’84 come il più bel film di animazione di tutti i tempi.

Di notevole importanza è anche il dolcissimo cortometraggio  “Ёжик в тумане” del 1975 ( Il riccio nella nebbia ) anche quest’ultimo molto amato dal pubblico, il grande regista giapponese Hayao Miyazaki lo considera uno dei suoi film animati preferiti.
Il riccio e la nebbia” sprigiona un’incantevole poesia raccontata dalla paura dell’ignoto, provata da un semplice riccio, il cui smarrimento viene da noi rielaborato con assoluta tenerezza. Norstein riesce in qualche modo, attraverso molti suoi lavori, a metterci in contatto con la nostra parte smarrita per riabbracciarla e riportarla al calore di un antico focolare.