Cutout Animation

Si effettua componendo tra loro dei ritagli di carta, stoffa o altri materiali, l’effetto è quindi bidimensionale. Le figure dei personaggi, una volta composte, possono essere unite per sovrapposizione oppure per renderle più stabili tramite piccoli fermacampione. Successivamente vengono poi riprese dall’alto verso il basso, oppure  per ottenere l’effetto tridimensionale, adattate verticalmente su una camera multipiano.

Nonostante possa sembrare una tecnica piuttosto elementare, fa risiedere il suo fascino proprio in questa semplicità estetica, che richiama da un lato motivi infantili ma può anche dare l’effetto completamente opposto. La tecnica direttamente derivata infatti, ovvero la Silhouette animation, dove si opera a volte sul tavolo luminoso stesso in fase di ripresa, dà una percezione visiva piuttosto ricercata e fiabesca.
Il prossimo video rappresenta una silhouette animation di Lotte Reinger, l’animatrice tedesca che negli anni ’20 era nota per utilizzare questa tecnica. Nonostante sia passato ormai un secolo è sempre bello poter ammirare l’incantevole operato di questa abilissima regista.

 

 

 

Negli ultimi anni la tecnica si è molto diffusa in ambito commerciale, per la “pace dei nostri occhi” infatti molto spesso la carta è utilizzata per la realizzazione di spot pubblicitari. Oggi chiaramente i lavori in cutout cercano prevalentemente espressione nella tridimensionalità. In questo spot della Toyota per esempio gli animatori hanno utilizzato un libro pop up per creare una narrazione animata.

Revolution ( Life Cycle of a Drop of Water). from Chris Turner on Vimeo.

 

Claymation

In una claymation i personaggi sono realizzati in plastilina, a volte anche lo stesso fondale è costruito dallo stesso materiale modellabile. In tal caso possiamo parlare di fondale in clay-painting, si tratta di veri e propri quadri in movimento e in continua trasformazione, l’effetto è molto suggestivo, un ottimo esempio di clay-painting è ammirabile grazie al capolavoro “Mona Lisa discending a starcase” di Joan Gratz. Costruire dei personaggi in plastilina è molto semplice, ma bisogna tenere conto delle caratteristiche di questo materiale.
La plastilina è una pasta modellabile che troviamo in mesticheria, ve ne sono di vari colori. Essa si differenzia dal das per la caratteristica di essere modellabile anche dopo il contatto con l’aria. Bisogna conservarla ad una temperatura asciutta perchè il troppo caldo la rende difficilmante modellabile e appiccicosa.

Decidere di animare dei pupazzi in plastilina ci mette nella condizione di inserirli in una scenografia,  quindi di creare e costruire degli oggetti in miniatura o dei paesaggi provvisti di fiori, alberi e quant’altro. Anche l’elemento luci è molto importante, sia per il personaggio in plastilina che se surriscaldato potrebbe esser soggetto a deformazioni, che per la scenografia stando attenti a non provocare ombre superflue e fuori posto.

 

I Corti del Cinema Indipendente

Oggi vorrei citare un regista emergente del cinema indipendente : Kangmin Kim

Oltre che graphic designer, Kangmin da prova di essere un abilissimo animatore a passo uno, palesando il suo debole per questa tecnica così antica e allo stesso tempo tanto attuale.

I suoi lavori, riconoscibili spesso dall’aspetto cartaceo, dimostrano un’attenta meticolosità nella riproduzione di modellini per la realizzazione dei set, il tutto però senza annientare un soffuso senso poetico.

Il giovane sud coreano ha recentemente partecipato al Sundance Film Festival, uno dei più importanti festival dedicati al cinema indipendente, con un’animazione in stop-motion dal titolo 38-39° C .

Una trama poco articolata ma che lascia spazio alla curiosità dello spettatore. Una location insolita come una sauna ed una voglia sulla pelle come nucleo centrale della storia.

Un sogno appannato in cui una semplice voglia, può significare più di una macchia superficiale.

 

 

L’Armatura dei personaggi per Stop-Motion

All’interno del modello in plastilina è necessaria una struttura rigida che ne sostenga il pupazzo, per questo esistono delle soluzioni sia fai da te che professionali :
Nel primo caso si potrebbe sicuramente avere un risparmio economico anche se di solito il risultato potrebbe sembrare troppo amatoriale.
La struttura si crea con del fil di ferro successivamente ricoperto d scotch di carta, sia per rinforzare lo scheletro che per far aderire meglio la plastilina.
Importante in questo caso, è utilizzare un filo non troppo spesso, altrimenti sarà faticoso attuare i movimenti. Questo più che un problema di forza “fisica”, costituisce un problema di forza “esercitata” sul modellino che potrebbe usurarsi.

Per quanto riguarda le soluzioni professionali, in commercio vi sono armature costituite da materiali innovativi  come quelle di George la prima armatura nata in Italia realizzata in fibra di carbonio. In questo caso vengono garantite la rigidità, la durevolezza e la massima fluidità nei movimenti.
Le articolazioni del puppet sono assicurate per mezzo di snodi a sfera o a cerniera, queste di solito (regolabili) sono molto sottili per rendere l’intera struttura leggera e facilmente snodabile.
Attraverso il cosidetto sistema Tie down system poi, è possibile fissare il modello al basamento sul quale dovrà muoversi, questo è molto importante ai fini della stabilità della figura ed anche per la sua conservazione, in prospettiva delle eventuali cadute che potrebbero danneggiarla considerevolmente.
Questo sistema è possibile attraverso dei dadi a farfalla che, con lo stesso principio di una morsa, si agganciano ai bulloni installati sotto i piedi del fantoccio. Un’alternativa a questo metodo è il modo magnetico, considerato però più complesso.
Di seguito il progetto esecutivo di un personaggio in silicone realizzato dalla studentessa Anna Pearson, nello skecthbook sono presenti le varie fasi di costruzione.

http://www.scribd.com/doc/156136670/Anna-Pearson-Puppet-Making

Stop-Motion sperimentale, tra spazio e luce

Davide oggi mi ha mostrato la stop-motion creata da Birk Schmithuesen. Guardando questo video è possibile afferrare lo spirito sperimentale dell’underground berlinese. Birk è un giovane musicista che rimasto ammaliato dalla cantina di una vecchia birreria decide di animarla creando un vero e proprio “tête-à-tête” tra lo spazio e la luce che la abitano.
Un gesto artistico molto spontaneo che la dice lunga sulle dinamiche che caratterizzano la capitale tedesca in questi ultimi anni.

 

Object Animation

Come suggerisce già il suo nome questa tipologia di stop-motion è caratterizzata dall’animazione di oggetti. Un esempio di questo genere può essere la cara animazione dei Lego, pensate che grazie a quest’ultima è nato un vero proprio fenomeno, quello dei Brickfilms, è così che vengono denominati questo genere di videoclip.

brickfilms
Mattoncini Lego a parte, con la miriade di oggetti in circolazione sono infinite le possibilità che la object animation offre.
Si tratta comunque di un’animazione abbastanza semplice, in cui si può giocare a spostare cose come se fossero loro stesse a poter decidere le proprie sorti. Tuttavia a seconda delle varianti vi sono anche delle soluzioni più complesse, in cui si possono utilizzare gli oggetti per creare dei pattern.
La fase progettuale in questo caso è fondamentale.
Per pattern si intende uno schema ricorrente, in generale, può essere utilizzato per indicare una regolarità che si riscontra all’interno di un insieme di oggetti osservati immobili o in movimento nello spazio e nel tempo (per esempio, le macchie di un ghepardo o uno stormo di uccelli).

Dei post-it attaccati sopra una parete possono rivelarsi efficaci per ottenere un risultato molto interessante, infatti se collocati vicinissimi tra loro possono formare un pattern che in stop-motion si potrà attivare con lo stesso spostamento dei post-it. Per spiegare una stop-motion di questo tipo ricordiamo il video “Deadline” di Bang Yao Liu.
Il prossimo video è un classico esempio di object animation, legata ad una sorprendente colonna sonora.

 

 

Attività Ludica e Animazione

Quando da bambina vidi le prime stop-motion, quelle di Pingu e di Wallace&Gromit, scoprii per la prima volta un nuovo e insolito piacere visivo che normalmente non provavo davanti ad una qualsiasi altra animazione. Eseguite in claymation, (allora non sapevo di cosa si trattasse nè avevo la minima idea di come fosse realizzata) ne trovai molto interessante la  morbida tridimensionalità che in quegli anni non era ancora così frequente.
Molto dopo ritrovai dal vivo questa tecnica durante un momento ricreativo tra studenti, dove due amici cercavano di animare un pezzo di creta con l’intento di realizzare un piccolo corto. La possibilità di dare vita ad un materiale modellabile mi affascinò da subito, l’atto creativo si rafforzava per divenire creatore. Una stop-motion di questo tipo infatti prevede molto spesso la nascita di un esserino plasmabile che compie dei movimenti e vive delle situazioni emotive proprio come un uomo.
Qualche anno dopo insieme ad una compagna di corso, realizzai la mia prima stop-motion in cui il protagonista fatto di creta, unico abitante di un mondo sconosciuto, subiva continue trasformazioni prendendo sembianze di animaletti o creature mitologiche. Successivamente, insieme ad altre “compagne di gioco”, continuammo ad esplorare il mondo delle stop-motion attraverso la tecnica della claymation.
Lavorando principalmente con dei personaggi in plastilina, avevamo la necessità di pensarne le sceneggiature e le mini-scenografie. Il lavoro della scenografia e della realizzazione dei personaggi comprende almeno il 50% del compimento dell’opera, sono le fasi che impegnano maggiormente perchè ci si deve procurare i materiali giusti per provvedere a costruire le locations. Ovviamente non ci sono delle regole stilistiche, ognuno è libero di sviluppare la propria storia nell’ambiente in cui crede, certo è che la minuziosità assicura spesso ottimi risulltati, impreziosendo molto il tutto e apportando un vero e proprio personale carattere estetico al lavoro.

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Credo fortemente che l’attività ludica sia molto presente nella stop-motion.
Il gioco rappresenta per tutti, un elemento fondamentale nella vita che permette di metterci in relazione con una molteplicità di esperienze sia sensoriali che relazionali.
Attraverso il lavoro artigianale di una stop-motion, fatto di esplorazione di materiali, colori, spazi e luce, l’animatore manifesta una concreta intenzione di raccontare storie, perchè realizzate con fatica, covate dalla mente e schiuse con le mani.
Si dovrebbe pensare alla creatività come elemento caratterizzante tutti gli esseri umani e abbattere la comune convinzione che questa appartenga soltanto ad una stretta cerchia di persone. Divenendo così realmente più vicina alla gente, probabilmente ne conseguirebbe la diffusione di un maggior benessere mentale derivante dalla consapevolezza di possedere un proprio meraviglioso potenziale creativo.
Il seguente video dal titolo Sabbie Animate è stato realizzato nel corso dei laboratori per bambini, tenuti da Andrea Martignoni e Roberto Paganelli (Associazione Ottomani), in occasione del Festival “Isole che Parlano” 2010 – Palau (OT – Italia).

Rogier Wieland

L’olandese Rogier Wieland è un brillante designer-animator che attualmente lavora insieme ad una equipe di giovani esperti di grafica e animazione.
I suoi lavori sono famosi per la caratteristica di essere eseguiti con la carta ricordando l’effetto dei libri pop up.
Il successo ottenuto grazie al video promo per la “Moleskine” gli ha aperto le porte verso altre importanti collaborazioni pubblicitarie.

 

 

The making of 😉

 

 

Puppet Animation

La puppet animation è una tecnica tipicamente usata per animare pupazzi, modellini, marionette o fantocci provvisti di un’ambientazione o mini scenografia.
Prima di iniziare a progettare il nostro personaggio dobbiamo decidere i materiali con cui realizzarlo.
Nel caso in cui optassimo per la creazione di un puppet in lattice o silicone abbiamo bisogno di seguire determinati passaggi:

    • Disegnare e progettare la figura su carta;
    • Realizzarlo in l’argilla;
    • Fare un calco in gesso dentro cui porre un’armatura d’acciaio con giunture a sfera o a cerniera;
    • Ottenuto il calco colarvi all’interno del lattice per coprire l’armatura;
    • Colorare questa piccola scultura mobile, rifinirla nei minimi particolari e vestirla con stoffa, pelliccia, pelle e quant’altro.

Guardate questo bellissimo work in progress in time-lapse durante la realizzazione di un puppet

La puppet animation è molto diffusa e comprende a sua volta delle proprie categorie. Il nome dei tipi di stop-motion molte volte dipendono dalla tecnica o dai materiali che si utilizzano per la realizzazione.

Puppetoons

E’ una  variante creata sulla base dei metodi impiegati da George Pal; questa tecnica impiega numerosi pupazzi identici fra loro, che si differenziano soltanto nella struttura interna, in modo da usare il pupazzo più adatto per l’azione del momento.

Per i personaggi de “La sposa cadavere” di Tim Burton sono state  costruite oltre 800 facce, di cui 135 diverse per ogni singola espressione e per ogni movimento della bocca, così da rendere la recitazione con un sincrono labiale quanto più veritiero possibile. Quando il personaggio canta, la testa cambia quasi ad ogni parola. Al computer si studiano le singole espressioni e i movimenti della bocca perché rispondano con esattezza alle sillabe pronunciate, per capire lo sforzo di verosimiglianza raggiunto bisogna abbandonare la versione doppiata e passare a quella in originale.