The House, una stopmotion prodotta da Netflix

The House, una stopmotion prodotta da Netflix

The House è una trilogia costitutita da tre cortometraggi realizzati da Paloma Baeza, Niki Lindroth von Bahr, Emma de Swaef e Marc James Roels, registi di diversa nazionalità che hanno sviluppato tre storie diverse attorno al tema della casa.
Tutte e tre le animazioni sono state eseguite in puppet animation. Conosciamo già l’amore che unisce Emma de Swaef alla lana, non potevano mancare perciò i soffici personaggi in feltro, protagonisti della prima storia realizzata dai due registi belgi. Il secondo racconto, di Niki Lindroth von Bahr, conferma la tendenza della regista svedese nella predilezione di personaggi antropomorfi, dove spicca il forte contrasto tra civiltà umana e natura animale. Ma aldilà dei caratteri originali presenti nelle tre animazioni, la vera protagonista indiscussa dell’intera opera è sicuramente la casa che in ogni racconto provoca sensazioni differenti. Le prime due storie sono decisamente dark, la terza invece, realizzata dalla regista inglese Paloma Baeza, si svolge in un futuro distopico ma dall’atmosfera più rincuorante. Un finale che guida lo spettatore verso una sorta di liberazione dopo aver superato ostacoli oscuri tra fobie e misteri.
The House è stato prodotto da Netflix, è possibile  guardarlo accededendo alla piattaforma streaming.
Ecco di seguito il trailer:

 

Carmen

Specializzata presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna in Comunicazione e didattica dell’arte con un triennio in Decorazione, la mia formazione iniziale è stata nel campo dell'oreficeria, precisamente nella modellazione della cera. I miei studi mi hanno permesso di amare particolarmente gli elaborati artistici che prevedono l’utilizzo della manualità, per questo ho trovato da subito l'animazione in stop-motion particolarmente affascinante. Oltre alla possibilità di fruire, in qualità di spettatori, questo genere di animazione, esiste anche quella di cimentarsi in questo tipo di attività. L’esperienza in questo senso può rivelarsi risorsa utile anche in ambito educativo, un esercizio per rimanere in contatto con la realtà tangibile in epoca digitale ma anche per allenare il fare manuale: l'intelligenza spaziale è sempre più indispensabile per immaginare nuovi scenari e per creare/progettare insieme una narrazione possibile.