Le Prime Stop-Motion

La stop-motion è nata con il cinema grazie alle produzioni del primo regista di genere fantastico George Meliès. In questo caso più che di passo uno si parla di pixilation dove il criterio base non è il timing dei fotogrammi basato sul principio di 24 o 16 ftg/s. Solo un decennio dopo con La battaglia dei cervi volanti di Starewich, si inizia ad esplorare la caratteristica fondamentale della stop-motion animando degli insetti fotogramma per fotogramma.
Nella prima parte del Novecento, bisognava essere degli eccelsi artigiani per poter padroneggiare quest’arte minuziosa al quale dobbiamo la nascita degli effetti speciali e di personaggi mitici come King Kong e Gli Argonauti. E’ curioso notare come nelle prime produzioni di fantascienza abbiano preso vita soprattutto personaggi mitologici, mostruosi o giganteschi. I primi produttori di genere fantastico, avevano davvero un gran desiderio di impressionare il grande pubblico, riuscendo perfettamente nell’impresa grazie al lavoro di abilissimi animatori che crearono personaggi tutt’oggi simbolo di questo genere cinematografico.

king kong
I primi grandi nomi in questo campo sono quelli degli animatori Wladyslaw Starevich, Willis O’Brien e George Pal che hanno fatto della stop-motion la base del loro lavoro perfezionandosi di anno in anno. Questa tecnica oltre ad aver rivoluzionato il cinema in generale, ha dato un’importante svolta al mondo fantastico e pubblicitario.

 

 

Aleksandr Lukich Ptushko

Si tende a dimenticare un altro pioniere della stop-motion, considerato tra i più grandi esponenti del cinema fanastico russo, Aleksandr Ptushko (Lugansk 1900 – Mosca 1973).
Il suo Il nuovo Gulliver (1935), arriva due anni dopo King Kong, ma vanta un numero molto maggiore di pupazzi (circa 3000) ed una complessità molto maggiore nell’interazione tra animazione e live action.
Ha iniziato la sua carriera cinematografica come regista e animatore di cortometraggi in stop-motion, ed è diventato un regista di lungometraggi, conciliando live-action, stop-motion, effetti speciali creativi e mitologia russa.
Nella sua vita professionale avrebbe raggiunto svariati primati nella storia del cinema russo, tra cui il primo lungometraggio d’animazione e il primo film a colori.

Aardman Animation

La Aardman Animations, Ltd., conosciuta anche come Aardman Studios, è uno studio di animazione britannico vincitore di più premi Oscar con sede a Bristol, in Inghilterra. È famosa per la sua animazione stop-motion denominata claymation, in particolare per il suo duo in plastilina Wallace & Gromit.

La Aardman, fondata nel 1972, nacque come progetto a basso budget da un sogno comune di Peter Lord e David Sproxton, intenzionati a produrre animazioni.

Più tardi Lord e Sproxton iniziarono ad assumere sempre più animatori. Tre dei nuovi arrivati fecero il loro debutto alla regia della Aardman con la serie Lip Synch, tra questi cinque cortometraggi due furono diretti da Peter Lord, uno da Barry Purves, uno da Richard Goleszowski e uno da Nick Park che fece presto a farsi notare rendendo alla Aardman il suo primo premio Oscar, con il corto Creature Comforts.

Successivamente Park sviluppò una claymation per le avventure di Wallace & Gromit, una coppia comica di amici: Wallace è un ingenuo inventore e Gromit il suo migliore amico, un cane estremamente intelligente ma silenzioso.

Wallace & Gromit destarono subito grande approvazione sia da parte del pubblico che della critica cinematografica. Questo successo permise l’uscita di altre avventure A Grand Day Out (1989), The Wrong Trousers (1993) e A Close Shave (1995), gli ultimi due vincitori di Oscar.

Nick Park segnò profondamente la produzione Aardman, quattro volte vincitore di Oscar, tre nella categoria di miglior cortometraggio d’animazione, divenendo co-direttore della Aardman Animation insieme ai fondatori Peter Lord e David Sproxton.

Dopo un periodo di coproduzione nella produzione Dreamworks, interrotta nel 2006, la Aardman iniziò una nuova collaborazione con la Sony Animation. Vi fu l’uscita del film in 3D Arthur Christmas, seguita da un altro film  realizzato in stop-motion, visibile nelle sale italiane dal 2012 “The Pirates! Band of Misfits”.

Dopo aver trascorso sei anni con la CMTB, un altro animatore chiave venne a far parte di questo importante studio d’animazione, il suo nome è Steve Box. Egli aderì alla Aardman Studios su richiesta di Nick Park che lo contattò per animare insieme quello che poi sarebbe diventato il Premio Oscar per il miglior corto, The Wrong Trousers.

Steve Box divenne presto un  un personaggio fondamentale per la Aardman, sempre in stretta collaborazione con Nick Park, realizzò Chicken Run, A Close Shave, The Curse of the Were-Rabbit.

Con quest’ultimo raccolse il suo secondo BAFTA e il suo primo Oscar come miglior film d’animazione e altri 22 premi internazionali.

Lo Studio Aardman è noto anche per fornire dei fondi destinati alla formazione di giovani animatori, attribuendo premi importanti nei vari festival di animazione.

 

Joan Gratz

Artista americana lavora con la plastilina per unire le sue passioni di pittura e animazione. I suoi dipinti animati hanno la bellezza e la finezza di dipinti, ma la loro consistenza aggiunge ombre e movimento dando loro una nuova e straordinaria vita.

In questo particolare procedimento che l’artista ha iniziato a  sviluppare sin dal 1966, la plastilina viene fusa con colori ad olio formando una pasta sia consistente e quindi malleabile, che ricca di sfumature cromatiche. Il suo Mona Lisa descending a staircase che raffigura una serie di 35 quadri rappresentativi ed iconografici del 20° secolo, fusi tra loro attraverso delle suggestive transizioni realizzate frame by frame, a detta dell’autrice vengono usate per comunicare le relazioni tra un movimento artistico ed un altro, il titolo è un “mash-up” letterario tra l’opera di Leonardo e il “Nude descending the staircase” di Duchamp, dipinto tra l’altro ispirato dagli studi sul movimento di Marey. Nel film le immagini dei quadri più gloriosi si animano caricando lo spettatore di misteriose e magiche aspettative. La plastilina  colorata e miscelata ci elimina il problema dell’asciugatura della vernice o degli schizzi. Questa tecnica richiede che ogni immagine venga alterata o distrutta prima del fotogramma successivo, allo stesso modo in cui un pupazzetto viene spostato prima di un altro scatto. Non c’è modo di tornare indietro, l’immagine resterà impresso soltanto nella pellicola.

 

Cos’è una Stop-Motion

La Stop-motion è una particolare tecnica di animazione che si effettua attraverso scatti fotografici.
Ciò che la differenzia da un normale video è la sua natura, una stop-motion diviene video solo in fase di montaggio, prima di allora rimane ancora una serie di scatti fotografici. Grazie ad una stop-motion è possibile creare delle situazioni irreali come animare oggetti o pupazzi, creare sparizioni improvvise o sostituzioni di corpi etc..
Se la sequenza di immagini che avevamo deciso in fase di progettazione riesce a stupirci possiamo ritenerci soddisfatti.
La stop-motion abbraccia in egual misura la fotografia, l’utilizzo del computer e la creatività di chi la mette in atto. Per realizzarla abbiamo bisogno di una macchina fotografica e di un soggetto da fotografare seguendo una logica di movimento, direzione e cambiamento, il computer servirà infine per montare i fotogrammi.

 

Come sappiamo la proiezione cinematografica ufficiale procede con un tempo di 24 ftg al secondo. Una stop-motion effettuata con la tempistica standard dei 24 ftg/s può essere definita anche a passo uno, dove uno corrisponde al singolo fotogramma che cambia ogni secondo. Grazie alla pazienza degli animatori, in quel secondo il movimento del personaggio o dell’immagine che si sta curando varia impercettibilmente. Esistono anche stop-motion a passo due o a passo tre, in cui rallenta il tempo di permanenza dell’immagine che quindi varierà meno frequentemente. In questo caso il risultato è meno fluido ma non per questo meno efficiente. Molte importanti case d’animazione cinematografica procedevano con questo tipo di proiezione. Ricordiamo però che per le animazioni realizzate in claymation è indicato il passo uno.
Il prossimo videoclip è una bellissima dimostrazione di claymation di Gulies.

George Pal

George Pal nacque in Ungheria nel 1908. Sin da bambino dimostrò interesse per l’arte e il disegno che lo spinsero ad intraprendere studi artistici e a laurearsi nel 1928 in architettura.
A causa di un errore amministrativo il primo anno accademico fu erroneamente indirizzato alle Belle Arti, questo breve passaggio fu per lui importante per definire la reale predisposizione per il disegno anatomico.
Appena laureato in architettura però, a causa di una profonda crisi economica che l’Ungheria affrontava in quegli anni, non riuscì a praticare da architetto, così si reinventò nella creazione di cartoni animati come apprendista presso la Hunnia Film Studio di Budapest.
Cominciò la sua carriera lavorativa in Europa ma causa dell’invasione nazista fu costretto a cambiare Paese svariate volte, approdando prima a Berlino poi a Praga e infine a Parigi. La Gestapo infatti, soprattutto dopo la salita al potere di Hitler, cominciò a indagare sul suo passato, messo a rischio dalle proprie origini ungheresi.
Nel periodo di Berlino conquistò la stima dei suoi superiori presso gli UFA, una famosissima casa di produzione tedesca, che gli affidarono la direzione di tutto il settore cartoni animati.
Soprattutto in Cacoslovacchia, fu pioniere della tecnica a passo uno che non si era ancora diffusa ed a Parigi nella prima parte degli anni ’30 inizò a lavorare alla realizzazione di spot pubblicitari.
Eccone di seguito alcuni titoli: Ship of the Ether e Philips Cavalcade del 1934 o The Sleeping Beauty del 1935, o Simbad e Alladin del 1936. Nel 1937 realizzò, sempre con successo, What Ho, She Bumps conosciuto anche come Captain Kidding, nel 1938 Sky Pirates e Love on the Range nel 1939.
Sempre a causa dell’avanzante macchina da guerra tedesca, Pal si trasferì con moglie e figlio negli Stati Uniti. La sua fama da “burattinaio” lo precedette al punto da stipulare subito un contratto con la Paramount, capitanata da Barney Balaban che lo fece trasferire da New York a Los Angeles.
Barney gli diede massima libertà esecutiva e massima diffusione dei suoi “Puppetoons” i famosissimi puppet di Pal intagliati in legno che conquistarono la simpatia del pubblico.
Precisamente la tecnica di Pal impiegava numerosi pupazzi identici fra loro, differenziati soltanto nella struttura interna, in modo da usare il pupazzo più adatto all’azione del momento.
Se per esempio il personaggio cantava, la testa cambiava quasi ad ogni parola.

pal-george
Fu in un garage di West McCadden Place, trasformato in un piccolo studio cinematografico, che nel 1940 nacque la George Pal Productions of Hollywood, California.

Ericailcane

Ericailcane è il nome d’arte di un giovane artista contemporaneo italiano. Quanti prima di approfondire l’argomento su di lui hanno pensato che si trattasse di una ragazza?
Ericailcane nasce come esponente della street-art italiana e come tale non ama particolarmente far parlare di sè, nè tantomeno diffondere la sua immagine di artista emergente. Come Blu è riconoscibile a vista d’occhio, i due artisti hanno collaborato spesso insieme per la realizzazione di alcuni lavori e partecipato a numerosi festival internazionali.
In Ericailcane le figure sono contraddistinte da un’estetica alla Grandville, un illustratore francese del XIX secolo, che dava sembianze animali ai personaggi umani per rivelare meglio un aspetto del loro carattere.
Allo stesso modo dell’artista francese, i personaggi di Ericailcane indossano quasi sempre abiti d’epoca ottocentesca, ma diversamente dal primo conservano il proprio corpo animale.
L’immaginario di Ericailcane riesce ad annullare l’uomo e allo stesso tempo denunciarlo, i suoi disegni sono prevalentemente bicromi, grandissimi e travolgenti. Negli ambienti chiusi i suoi dipinti murali si proiettano su più pareti (compreso il soffitto) della stessa stanza. Sarcasticamente la figura umana compare solo sotto forma di scheletro com’è stato possibile denotare da alcune sue installazioni.
Ericailcane riesce a sorprendere le città non solo con la presenza dei dipinti murali ma anche attraverso le grandissime sculture a volte ospitate in occasione degli eventi artistici più significativi dell’anno.

 

Ericailcane ha lavorato anche con le stop-motion, divenendo uno degli esponenti dell’animazione italiana contemporanea.
Nel corto dall’immaginario western “Ammazzarne uno per educarne cento” è presente anche l’interazione con il disegno cartaceo in cui eventi salienti come minacciosi colpi di pistola prendono vita nella scena reale. Tra le sue animazioni ricordiamo inoltre “Le corbeau” un corto del 2004 e il “Il numero delle bestie” (2009) presente in ANIMAZIONI 1/2 , la raccolta di cortometraggi che unisce le opere più significative degli animatori italiani degli ultimi vent’anni curata da A.Martignoni e P.Bistrot.

 

Jiri Trnka

Jiri Trnka nato a Pizen, nell’ex Cecoslovacchia, nel 1912, si accosta all’arte delle marionette per merito del suo insegnante di disegno, che era anche direttore di un teatrino locale. Diplomatosi  alla scuola di arti applicate di Praga, Trnka lavora in un primo momento come illustratore editoriale. Presto, però, decide di abbandonare quest’attività per aprire, nel 1936, il suo primo teatro di marionette al Rokoko Hall.

La carriera cinematrografica di  Trnka inizia nel 1945, con la fondazione del Trick Brothers Studio. Nel 1946 vince il Grand Prix al festival di Cannes per uno dei suoi film cartoni animati, Zviratka a Petrovsti (Animali e Briganti). Tuttavia, si stanca presto di questo genere di animazione, perchè lo costringe a fare affidamento su altre persone e non gli consente di controllare da solo ogni aspetto della  produzione.

Termina la realizzazione del suo primo film di marionette nel 1946. “Abbiamo animato una delle mie marionette più vecchie, una ballerina” ha raccontato. “ Era aggraziata e ben articolata e si muoveva magnificamente, però il risultato era poco convincente. Aveva un bell’aspetto, ma non comunicava nulla. In seguito ci siamo resi conto che un film di marionette necessita di situazioni concrete, di una storia”.

Trnka si rivolge alle favole e alle leggende cecoslovacche: il suo primo lungometraggio Palicek (L’Anno Ceco, 1947), ispirato alle tradizioni popolari e alle superstizioni del suo paese, è accolto con favore sulla scena internazionale, soprattutto grazie alla sua straordinaria capacità di animare pezzi di legno. Quindi adatta per lo schermo una favola di Hans Christian Andersen, Cisaruv slavik (L’Usignolo dell’Imperatore,1948), e nel 1953 completa la versione per marionette di una serie di leggende ceche note come Staré povesti ceské (Antichi Miti Cechi). Le musiche della maggior parte dei suoi film sono ispirate alle canzoni popolari della Cecoslovacchia e nessuna delle sue marionette ha la bocca mobile, poichè Trnka crede che sia un’idea barbara cercare di far parlare un pezzo di legno. Tra gli altri film di questo periodo figurano Romàn s basou (Racconto con due Inizi,1949) e Bajaja (1950).

Per realizzare il lungometraggio ispirato a Sogno di una notte di mezza estate di William Shaskepeare ( Se noci svatojanské, 1959) sono necessari due anni. Il film tuttavia non riscuote un grande successo di pubblico. Deluso da una reazioe tanto sfavorevole, Trnka decide di dedicarsi alla pittura e alla scultura, portando a termine solo altre quattro opere con le marionette, tra cui Ruka (La mano, 1965) , che testimonia un forte impegno politico.

Ruka è la storia di un artista, una marionetta maschio che vive in un paese oppresso da un regime totalitario e riceve un’onnipresente e onnipotente Mano. Essa gli consente di scolpire soltanto, ripetutamente, il suo ritratto e alla fine ne causerà la morte. “La mano è ovunque”  ha spiegato Trnka. “Senza fare alcuna differenza a seconda della nazionalità, costringe tutti gli individui a compiere azioni che essi non desiderano fare. La vittima potrebbe essere un personaggio dell’antichità, Galileo Galilei o Oppernheim”. Per uno scherzo del destino, dopo la sua morte, avvenuta nel 1969, il regime comunista decide di dedicargli un funerale di stato, anche se, contemporaneamente, confisca tutte le copie di Ruka, che sarà messo al bando per I successivi vent’anni.

Aleksandr Petrov

Aleksandr Petrov (17 luglio 1957) è un regista e animatore russo.
Considerato tra i più abili maestri di animazione non solo in Russia ma anche a livello internazionale, non a caso allievo del grande Yuri Norstein (di cui abbiamo già parlato), la sua formazione si è svolta presso la scuola nazionale di cinema e televisione russa. Anche il lavoro di Petrov, come quella del suo maestro, è caratterizza dalla particolare tecnica dell’olio su vetro, attraverso la quale riesce a realizzare animazioni davvero esemplari sia per il metodo che per la resa finale.

Petrov

La grande varietà cromatica e il suo particolare supporto, proiettano all’interno dello spettatore quelle eteree sfumature che riescono ad evocare emozioni e suggestioni assolutamente positive.
Pochi sono gli animatori esistenti che riescono a padroneggiare questa tecnica in cui l’olio sul vetro viene applicato e variato fotogramma per fotogramma con le dita.
Il suo più celebre lavoro è Il vecchio e il mare (premio Oscar 1999), tratto dal romanzo di Hemingway, costituito da ben 29.000 fotogrammi per un tempo di esecuzione della durata di tre anni.
Tra le altre sue opere ricordiamo The Cow (1989)Korova (1989) , Son smeshnogo cheloveka (1992) Mermaid (1997).