Clay Painting

Con la clay painting si passa dal piacere tattile del mondo puppet all’atmosfera pittorica delle tradizionali animazioni bidimensionali.
Questa tecnica permette di utilizzare la plastilina come un impasto colorato da modellare per creare disegni bidimensionali. Prestandosi bene anche come base sfondo per paesaggi e location varie, la clay painting può benissimo anche interagire con una puppet animation.
Con questa tecnica si elimina il problema dell’asciugatura e degli schizzi che invece avremmo per le scene dipinte con la vernice. E’ necessario alteratare o distruggere l’immagine prima del fotogramma successivo con lo stesso principio attraverso cui spostiamo i nostri personaggini da animare, con la piccola differenza che è molto più complicato tornare indietro con una clay painting, in quanto gli sfondi in genere fondendosi tra loro non si recuperano molto facilmente.
Tra i maggiori esponenti di questa tecnica citiamo l’americana John Gratz.
Nel seguente video, sono state selezionate alcune sequenze in clay painting di una simpatica animazione russa.

 

Intervista a Scrauso Produzioni

Ciao ragazzi !

Un altro appassionato di stop-motion ha colpito la nostra attenzione, forse anche per via del suo nome.

Lui è Scrauso, un grafico di 49 anni che nel tempo libero sviluppa dei simpatici sketch all’interno dei suoi cortometraggi.

 

1. Chi è Scrauso e perché si chiama così?

‘’Scrauso Produzioni’’ in realtà è una singola persona, appassionata da sempre di cinema d’animazione, illustrazione e cartoni animati.

Mi chiamo Angelo Armiero e vivo a Roma, dove al momento gestisco una copisteria. Sono grafico pubblicitario e illustratore. Sono cresciuto nutrendomi di animazioni di Carosello, libri d’avventura e film di fantascienza (specie se gli effetti speciali e le animazioni erano del grande Ray Harryhausen). Mi piacevano i mostri e le creature fantastiche che vedevo sul grande schermo, e scoperta la tecnica della stop-motion (e all’epoca era DAVVERO difficile documentarsi su un argomento così specifico) ho iniziato a realizzare delle ”storie” (sempre di genere fantascientifico) con una Cinepresa Super 8. La prima animazione (purtroppo andata perduta) l’ho realizzata nel 1976. Ho passato l’infanzia guardando alla TV cartoni e animazioni soprattutto prodotti dalla scuola del centro/est Europa, (primo fra tutti lo studio Trnka) e adorando le soluzioni sceniche del regista/animatore Karel Zeman; so che oggigiorno molte di queste tecniche sono ormai obsolete, ma anche se a volte uso un computer per ritoccare una scena, per affrontare un problema penso sempre a quegli artigiani che costruivano a mano pupazzi, quinte teatrali, modellini… e mi chiedo: ”loro come avrebbero fatto?”

Quanto al nome… ”Scrauso” è un termine romanesco usato già nel Cinquecento – e può significare “sciocco”, ‘’brutto’’, ‘’scadente’’ – questo non perché creda che le mie animazioni siano brutte o scadenti; certo, io non sono un professionista, ma solo un entusiasta di questa tecnica; voglio però sottolineare l’effetto manuale e artigianale dell’animazione, mi piace molto quando si vede l’artificiosità del tutto, anche se il set è molto dettagliato e l’animazione è ottima. E a un film (fantastico) come ”Coraline”, io continuo a preferire un piccolo gioiello come ”A Drop Too Much”.

 

2.Come mai fai stop-motion e cosa hai in mente per i tuoi prossimi lavori?

Mi diverto molto a realizzare animazioni perchè mi piace farle, in totale libertà. Tutto qui. Il tutto, assolutamente a BUDGET ZERO.

In questi giorni sto costruendo le scenografie per ‘’SOLE NERO’’ girato in stop-motion e pixillation (dove interagiranno pupazzi e umani). Per i prossimi lavori tenderei principalmente a non scostarmi dalle tematiche del mio primo corto ufficiale, ”VITA VERA” – di base, storie ordinarie di tutti i giorni con piccole digressioni nella fantascienza e nel nonsense. Mi affascina l’idea di realizzare un micro-mondo abitato da pupazzi che interagiscono fra loro,  con tutte le dinamiche che ne conseguono; comunque vorrei anche continuare a coltivare la mia passione per il fantastico! Sto realizzando delle illustrazioni su dei robot ”lavoratori” e mi piacerebbe tramutarne alcune in micro-episodi con trame semplici e profonde (una sorta di aiku); inoltre non mi dispiacerebbe ritornare a lavorare su GOH, il cavernicolo.

 

3.Le fai da solo e quanto tempo ti portano via di solito?

A causa del lavoro che faccio – gli ”studios” sono nel magazzino del mio negozio – ho poco tempo, che inoltre devo ottimizzare in base alle scadenze e ai miei impegni lavorativi. Possono prendere molto tempo (‘’VITA VERA’’ è stato realizzato in un anno e mezzo), e al momento sto allestendo dei set permanenti, così da dedicarmici ogni giorno un po’. Si sa, la stop-motion richiede passione, pazienza e molto tempo.

Soprattutto per questo motivo, purtroppo, lavoro da solo.

 

4.Ti abbiamo notato nel sito in inglese animateclay. Ci potresti parlare di quella community, che tipo di funzionalità offre e che stimoli permette di ricevere? Lo consiglieresti ai tuoi colleghi appassionati di claymation?

Personalmente mi fa un piacere immenso vedere in rete quanta gente condivide la mia stessa passione – alcune di queste sono dei veri GENI e realizzano delle cose davvero impressionanti! animateclay e stopmotionanimation.com sono entrambi una sorta di social network per animatori a passo uno (animateclay è più specifico per la claymation); si ha a disposizione uno spazio dove postare filmati, bozzetti, foto di scena, puoi dare/ricevere consigli e giudizi… è molto fico, mi piacerebbe passarci più tempo. Comunque sì, li consiglio sicuramente a tutti gli animatori, professionisti o semplici appassionati: scambiare informazioni e confrontarsi  con gli altri non può che giovare a tutti.

 

 

María Verónica Ramirez vince il FFF 2013

María Verónica Ramirez, nata a Buenos Aires nel ’57, dopo aver seguito la sua formazione artistica ha iniziato a lavorare attivamente nel campo dell’animazione dalla fine degli anni ’80.
Fondamentale nella sua vita è stato l’incontro con il suo compagno di vita, il famoso vignettista e grafico argentino Carlos Loiseau meglio noto come Caloi (venuto a mancare nel 2012), con il quale crea negli anni ’90 un famoso programma televisivo “Caloi en su tinta”. Il programma, dedicato alla diffusione dell’animazione internazionale, riscontra un notevole successo tanto da essere trasmesso per dieci anni consecutivi nelle reti nazionali.

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E’ proprio il loro lungometraggio dal titolo “Anima Buenos Aires”, a vincere il Future Film Festival 2013 nella categoria lungometraggi. Il progetto di quest’animazione viene concretizzato anche grazie alla collaborazione di Carlos Nine, Pablo e Florencia Faivre, Mario Rulloni e Juan Pablo Zaramella.
Il film è costituito da 4 episodi e storie diverse tutte vissute a Buenos Aires, unica vera protagonista dell’intera opera. Tecnicamente eseguite in stili differenti che variano dall’animazione 2D alla stop-motion, collage, stencils e fotomontaggi, le animazioni sono musicate da Gustavo Mozzi, Rodolfo Mederos e Fernardo Kabusacki.
In una recente intervista su lanacion.com, María Verónica Ramirez sostiene che l’animazione Argentina, è stata una delle tante ad aver sofferto la competitività delle “prepotenti produzioni” del Nord America che con i suoi prodotti ha lasciato poco spazio ad altri Paesi. Pare comunque, che in questo nuovo panorama culturale e dalle nuove risorse per la condivisione, l’Argentina abbia aumentato le proprie possibilità di portare le proprie animazioni fuori dai propri confini.
Il progetto di Anima Buenos Aires non è nato con il proposito di fare un prodotto, bensì con la volontà di parlare di Buenos Aires e del suo popolo. Senza alcun travestimento o artificio, è una dichiarazione di amore e di appartenenza al mondo rappresentato. Eseguito con alcuni dei ricchissimi linguaggi che l’animazione permette, alcuni si scopriranno più attratti dalla visione di una tecnica piuttosto che da un’altra, riuscendo anche a dialogare con diverse fasce di età attraverso differenti tipologie esecutive.
Le storie sono tutte legate tra loro dal ritmo del “tango” la colonna sonora ufficiale dell’intera opera.

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FFF 2013, ecco il nome delle 14 stopmotion proiettate al FFshort

Ciao a tutti !

Come sapete questa settimana si è conlcusa la XV edizione del Future Film Festival di Bologna, l’evento tanto atteso nel campo dell’animazione ormai consolidato anche a livello mondiale. Sono infatti gli animatori più importanti a livello internazionale i protagonisti del festival, ognuno dei quali opera nel campo dell’animazione utilizzando dalla 3D alla 2D, dalla stop-motion alla live action, insomma moltissima animazione digitale e qualche perla di animazione materica.

Vi sono stati degli appuntamenti interamente dedicati alla stop-motion, come il FFshort in cui sono stati proiettati i seguenti 14 corti :

  • Berlin Recyclers di Nikki Shuster,Germania, 2012;
  • Little Plastic Figure di Samo – Sama, Germania, 2012;
  • Afternoon di Izabela Plucinska, Germania,2012;
  • Back To Black di Sonja Gebhardt, Germania, 2012;
  • Body Memory di Ülo Pikkov, Estonia, 2012;
  • Cedric & Hope di Pierce Davison, Australia, 2012;
  • The Hopper di Alex Brüel Flagstad, Germania, 2012;
  • Koyaa – The Extraordinary di Kolja Saksida, Slovenia, 2011;
  • Lego Star Wars – Fête Des Pères et Fils di Dale Hayward & Sylvie Trouvé, Canada, 2012;
  • Maison Sonore di Jonathan Schwenk, Germania, 2011;
  • Muma di Tina Tanaschuk, Andriy Miskiu, Ucraina, 2013;
  • Murder Alias X di Lynn Devillaz, Antonio Veiras, Svizzera, 2012;
  • No Noodles di Tyler Nicolson, Mel Hoppenheinm School of Cinema, Canada, 2012.
  • My Strange Grandfather di Dina Velikovskaya, Russia, 2011

Quest’anno la novità del FFF ha visto coinvolto BolognaFiere con la prima edizione di ExpoPixel, definito dagli organizzatori Giulietta Fara e Duccio Campagnoli, una mostra mercato di settore, l’unica in Europa a riunire le novità del Digital Entertainment o meglio Intrattenimento Digitale. Attraverso questo appuntamento dedicato all’animazione sarà quindi possibile vedere riunite altre varie sezioni del mondo delle immagini digitali, gli e-book, le App, il 3D stereoscopico ma anche le agenzie di comunicazione che prestano servizi affini.

 

 

 

 

 

 

Intervista a Michelangelo Fornaro

Questa settimana rivolgiamo alcune domande a Michelangelo Fornaro, un giovane animatore ed insegnante di stop-motion del quale abbiamo già parlato in un articolo precedente. Michelangelo vive e lavora a Torino, è a lui che dobbiamo la simpatica sigla in plastilina colorata del programma RAI rivolto ai bambini “L’albero Azzurro”.

 

Tu insegni l’arte della stop-motion, quante persone in media si mostrano interessate a quest’argomento?

L’interesse generale per la Stop Motion è in continuo aumento, sia per il diffondersi di tecnologie economiche sia per la possibilità di imparare la tecnica grazie a tutorial ormai facilmente reperibili su internet.

 

Nel tuo sito c’è una parte riguardante il modellismo ed insieme all’argilla viene citato il Super Sculpey, quali sono le principali peculiarità di quest’ultimo e tra i due materiali quale consiglieresti maggiormente?

Come per i tutorial, anche dal punto dei vista dei materiali, Internet gioca un ruolo importante, è diventato molto più semplice acquistare materia prima all’estero ed in particolare in Gran Bretagna e in Germania, dove il modellismo è una tradizione.

È il caso del Super S., un materiale che permette di modellare oggetti anche di piccolissime dimensioni, cotti poi in un normale forno. Le sue principali caratteristiche sono che è alla portata di tutti e che può essere lavorato anche dopo la cottura per eventuali piccole modifiche e per lisciare le superfici. A proposito di materiali, che possono essere monocomponente o compositi, l’argilla per me resta il materiale principe per la modellazione. Naturalmente per ottenere un modello duraturo ed utilizzabile per la Stop Motion è inevitabile fare un calco per poi ottenere dei positivi inaltri materiali. In ogni caso, tornando al Super S. il suo vantaggio è proprio quello di poter ottenere direttamente dei positivi abbastanza leggeri e strutturali evitando così il lungo e complicato processo del calco.

 

Leggo anche che organizzi workshop per bambini e genitori, come sono strutturati i corsi?

I corsi per bambini partono da una concezione formativa che non si basa sulla realizzazione di un prodotto finale ma sul processo creativo, dunque sull’esperienza del “fare”. I bambini guardano le cose per la prima volta ed è proprio grazie a questa freschezza che nascono sempre spunti interessanti e“visioni” inaspettate.

 

Vivi a Torino, una tra le poche città in Italia interessata all’animazione, quanto conta nella tua quotidianità vivere in un fulcro del genere e come all’atto pratico avverti il suo sostegno?

Penso che la magia dell’animazione, intesa come artigianato di una persona o di piccoli gruppi, possa avvenire ovunque. Grazie anche alla presenza della sezione torinese della Scuola Nazionale di cinema dedicata all’animazione, Torino rappresenta un punto di riferimento per l’animazione italiana. Tuttavia non bisogna dimenticare che l’animazione può avvenire ovunque, in qualsiasi modo, fatta da soggetti sempre diversi. Con questo voglio dire che maggiore è la varietà di soggetti, provenienti anche da altri ambiti, maggiore è la garanzia di ricchezza inventiva dei film prodotti, che parleranno in maniere sempre più interessanti e stimolanti al pubblico.

 

Sei uno dei pochi artigiani dello stop-motion ad esserti affermato soprattutto per questo genere, ci puoi citare altri tuoi colleghi contemporanei che meriterebbero maggior interesse da parte del pubblico? 

Non riuscirei a menzionare autori ma solo appassionati talentuosi, e vi assicuro che sono tantissimi!

 

 

Michelangelo Fornaro :

http://stopmotionitalia.blogspot.com/
www.michelangelofornaro.com

 

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Quando la stop-motion si unisce al fashion

Olympia Le-Tan è una designer francese che grazie ai suoi particolarissimi oggetti di design, delle pochette dalla parvenza di libro, si è affermata nel settore fashion. Il suo mondo variopinto ed elegante nel 2011 si unisce a quello del famoso regista e produttore cinematografico statunitense Spike Jonze. La collaborazione artistica li vede coinvolti nella creazione di una stop-motion abbastanza “cut-hot”  dal titolo To die by your side (Mourir auprès de toi) ambientata nella storica libreria parigina Shakespare & Company Bookstore.
Il corto, della durata di 6 minuti, è provvisto di alcune scene in live action, ma per una buona parte è costituito da animazione di ritagli di stoffa. Nel video vengono interessate tra loro le copertine di alcuni libri che, all’interno di una libreria incantata, prendono vita durante la notte. Due piccole figure innamorate, appartenenti a due libri diversi, sono solite flirtare lanciandosi sguardi languidi da una mensola all’altra, quando una notte vengono coinvolte improvvisamente in un’avventura…

 

Victoria Mather dagli UK

Lei è Victoria Mather un giovane talento inglese che nel 2010, in occasione del suo lavoro di tesi, stupisce tutti con Stanley Pickle un corto realizzato in pixilation.
Victoria studia Belle Arti all’Università di Kingston di Londra prima di ricevere una borsa di studio Leverhulme e Premio CTBF che la sosterranno nella sua crescita artistica al National Film and Television School, una delle scuole di cinema e televisione più importanti d’Inghilterra.
Victoria detta anche Vicky si laurea con un MA (Master of Arts) come Direttrice di Animazione.
E’ con un velo di rassegnazione italiana ma senz’altro di ammirazione, che guardiamo l’ennesimo caso di talento incentivato dallo Stato attraverso una borsa di studio di inestimabile valore, un esempio che fa riflettere sulle differenze presenti tra Paesi dai patrimoni artistici considerevoli.
In Stanley Pickle, nonostante l’immaginario rappresentato da Victoria sia abbondantemente avvolto da un’atmosfera eterea e dai colori pastello è possibile trovare un retrogusto alla Jan Svankmajer. La fotografia è eccezionale e la trama passeggia su un percorso metaforico che vede coinvolto un giovane protagonista sotto le veci di un bambino. Si tratta di un genio che si rifugia in uno stile di vita schematico e meccanico da lui costruito da cui riesce a liberarsi inseguendo l’unico miraggio di libertà rappresentato da una ragazza coi riflessi piumati.
Un corto che lascia sbalorditi per la qualità e la cura dei particolari, ma anche per l’eccellente utilizzo della pixilation che amplifica il tema della meccanicità caratterizzante l’intera trama.
Stanley Pickle ha sicuramente attirato l’attenzione della stampa di settore, meritando tra il 2010 e il 2012 ben 33 riconoscimenti tra i più importanti.

La fervida fantasia di Hayley Morris

La giovane statunitense Hayley Morris, laureata alla Rhode Island School nel 2008, merita tutte le attenzioni degli amanti di stop-motion. Hayley infatti lavora principalmente con questa tecnica, mostrando spiccatissime doti creative.

Realizza dei gioielli dal carattere variopinto e musicalmente ben sincronizzati, Hayley è cresciuta con genitori musicisti ed  ha in qualche modo assorbito pienamente la molteplice essenza delle note emettendole in tonalità cromatiche attraverso i suoi set ed i suoi puppets. A volte costruiti in clay altre volte con fili o stoffe, i personaggi creati da Hayley sono prima progettati a matita nel suo taccuino e poi realizzati a mano da lei stessa. Nella fase progettuale la giovane artista sa ben rendere le sue idee, che senza molta fatica ripropone con maestria attraverso le animazioni. Se andiamo a sbirciare nel suo blog possiamo ammirare anche gli schizzi di alcuni dei sui corti più importanti come “Undone”, premiato come miglior animazione al Slamdance Film Festival 2009.

Nel corto viene affrontato il tema dell’Alzheimer raffigurato dalla metafora che c’è tra la mente umana e il mare, fu la malattia che colpì il nonno di Hayley in quegli anni, così lei ne fece il suo lavoro di tesi. L’abilissima ricerca estetica usata, vede nei fili di cotone la malattia che in maniera sempre più travolgente e minacciosa scava nella memoria di un uomo.

 

 

La giovane regista manifesta abilmente la sua creatività anche negli spot pubblicitari, alcuni dei quali molto divertenti.

Consiglio vivamente un bel giretto nel canale vimeo  di questa sorprendente animatrice.

 

Action Figures e Anime Horror in stopmotion

Gianpaolo Faelli è un ex campione del mondo di thai boxe che si è avvicinato alla stop-motion per caso. Attualmente insegna le arti marziali e nel suo tempo libero ammette di aver trovato nella claymation un’ottima valvola di sfogo. Egli da buon lottatore riafferma la predilezione verso un motivo chiaramente volto all’azione anche se in questo caso di piccoli personaggi in plastilina.

Faelli racconta:

“Intorno al 2009, girovagando su youtube, sono rimasto folgorato da un video incredibile, di un famoso autore di corti in tecnica di stop motion di nome Patrick Boivin. Da quel momento mi sono interessato a tutto quello che riguardava questa tecnica affascinante.

Ho cominciato a realizzare piccoli corti dal Marzo 2009 . In tutto ho fatto 9 mini film, mentre le altre clip sono dei mezzi test e piccole pubblicità per dei contest.
Ho sempre adorato le animazioni, quindi il desiderio di creare un cartone animato era presente in me da tempo, ma allora non sentivo di avere i mezzi. Ammiro da sempre il Giappone e confesso di avere un debole per l’animazione giapponese, specialmente per il tratto incredibilmente pulito di Isao takahata e Hayao Miyazaki. Nel 2009 ho fatto amicizia con Takena Nagao, che io trovo sia un formidabile autore di claymation.

Prendo spunto parecchio dai corti di questo animatore giapponese. Poi, adoro anche  gli horror, perciò ho deciso di cominciare a creare dei mini film anime-horror.
Devo ammettere che ho pensato anche di fare cose più miti, tipo delle mini storie per bambini, ma alla fine ho sempre optato per un genere dai temi forti. Sangue, violenza cose molto immediate. In questo modo qualsiasi spettatore riesce a capire cosa sta succedendo.
Nonostante siano pochi anni che mi interessano le stop-motion, mi sembra di aver capito che come tecnica non è sicuramente molto diffusa qui in Italia. Sul web si  trovano tante info in Inglese ed in italiano ben poche. Anche se proprio ieri navigando su internet mi soffermavo sopreso davanti al vostro sito che tratta il tema dello stop motion tutto in italiano!
In futuro continuerò a fare ancora corti in stop motion, perchè la trovo una tecnica rilassante e anche una favolosa valvola di sfogo”.

Di seguito il suo blogspot