I Software per il Montaggio

Solo negli anni ’80 abbiamo la prima apparecchiatura a permettere un’anteprima immediata del lavoro svolto. Per questo motivo i primi animatori erano molto attenti a curare i dettagli, prevedendo meticolosamente i movimenti voluti attraverso dei pencil test applicati su altri notevoli storyboard.
Di seguito alcuni dei software più diffusi per la stop-motion: Stop Motion Pro – Stop Motion Lite – Istopmotion Pro – Frame Thief – BTV PRO – Dragonframe. link utile

I software odierni permettono di avere un’anteprima ma anche di praticare altre utili funzioni.
Una di queste per esempio è la Rotoscope che consente di ottenere l’effetto dei film come Waking life (2001) di Richard Linklater, possibile attraverso il ricalco di ciascun fotogramma di traccia video prima girata e successivamente caricata nel programma.
Non dimentichiamo però che questa funzionalità adesso presente in “formato moderno” è in realtà una tecnica nata nel 1914 grazie allo storico animatore Max Fleischer .
Tutti questi software di montaggio sono muniti dell’utilissima funzione Onion Skin che permette la visualizzazione opaca del fotogramma precedente, molto comodo per una resa completa delle varie fasi di un movimento.

Willis O’Brien

Willis O’Brien nacque nel 1886 in Oakland, California. E’ considerato uno dei pionieri del cinema d’animazione.
O’Brien non proveniva da una famiglia privilegiata, pare che da bambino andò via di casa per lavorare in fattorie, come bracciante, barista, cacciatore di pellicce e cowboy! Fu in questi contesti che si ritrovò anche a fare da guida ai paleontologi che andavano lì per studiare i resti dei dinosauri. Scoprì in questo modo la passione per il mondo preistorico.
La sua attitudine al disegno lo portarono durante la prima fase della sua vita a lavorare come illustratore per un quotidiano di San Francisco e come scultore professionista del marmo.
Durante un evento fieristico molto importante realizzò dei modelli rappresentanti un uomo delle caverne ed un dinosauro che, grazie all’aiuto di un cameraman locale, decise di animare riuscendo a realizzare un video di 90 secondi.
Fu grazie a quei video-clip che fu notato e gli vennero commissionati i primi lavori da animatore.
I film commissionati a O’Brien rappresentavano quello che in quel periodo il pubblico ancora non era abituato a vedere nelle sale cinematografiche la “fantascienza“. I produttori cinematografici fremevano dalla voglia di stupire il pubblico dando vita ai personaggi mitologici che prima di allora avevano solo vissuto nelle pagine dei libri. Anche i dinosauri e gli animali preistorici trovavano scena sotto i riflettori della pellicola dell’epoca.
Nel 1933 O’Brien lavorò su un prodotto cinematografico tuttora icona di quel genere, King Kong, il gigantesco gorilla che invade minaccioso e tiranno le strade di New York.
Fu un film che permise a O’Brien e alla sua equipe di mettere insieme, per la prima volta nella storia del cinema, l’animazione a passo uno con altre innovative tecniche di quegli anni, la retroproiezione e la proiezione miniaturizzata. Inoltre una terza tecnica utilizzata dal regista fu quella da cui deriverebbe l’attuale Chroma Key, che consisteva nel filmare gli attori davanti ad uno schermo blu, che permetteva in seguito di inserirli in altre scene.
Willis O’Brien fu maestro di un altro grande della storia della stop-motion, Ray Harryhausen il quale fu ispirato dal suo lavoro per tutta la propria carriera cinematografica.

L’Animatore di Stop-Motion

In generale il pubblico è felicemente ignaro di chi sia ad animare uno specifico fantoccio in stop motion. Tuttavia, come gli attori interpretano i ruoli in modo diverso tra loro, così gli animatori guidano un personaggio in maniera del tutto personale. Questo può essere un punto di forza, ma quando alcuni di essi si trovano a lavorare insieme su una serie, invece può risultare difficile.
Ogni animatore è portato ad  interpretare una scena a modo proprio e secondo le proprie peculiarità, rispondendo meglio ad alcune situazioni rispetto ad altri, ed è un bene che sia così.
Quando animiamo dei puppets doniamo ai nostri personaggini un qualcosa che forse altre tecniche non possono dare. Attraverso il tatto, la fisicità pura e il lavoro scrupoloso, c’è qualcosa che lega il pupazzetto al suo animatore come in una sorta di osmosi. Gli animatori instaurano un legame con i loro personaggi, anche se questo non succede sempre. Ci sono dei personaggi per cui non si prova simpatia, e ciò ne determina solo una decente prestazione meccanica. Con altri invece, può esserci una connessione bidirezionale emotiva e fisica, con il burattino che sfida i suoi materiali di base. I momenti in cui vive davvero un personaggio con molta probabilità possiamo notarli con la visione del lavoro finito.
Considerato che per realizzare un secondo di animazione occorrono 24 fotogrammi o poco meno, una delle qualità essenziali di cui un animatore ha bisogno oltre alla pazienza è senz’altro la meticolosità, se si è pigri difficilmente si può riuscire ad ottenere un risultato interessante.

Harryhausen
Ray Harryhausen

L’altra indispensabile caratteristica che un animatore dovrebbe avere è la sensibilità artistica polivalente. Per riuscire a raccontare una storia direttamente al pubblico bisognerebbe riuscire ad utilizzare tutte le risorse che permette l’animazione, movimento, ritmo, gesto, design, musica. Occorrerebbe essere coreografi e musicali, esperti del linguaggio del corpo, essere registi con l’occhio di un pittore per la composizione e l’occhio di uno scultore per una chiara narrazione delle pose, perseverare per riuscire ad essere giocolieri di molti differenti set mantenuti come palline in aria allo stesso tempo.
L’elenco potrebbe continuare, ma soprattutto non dobbiamo dimenticare che serve essere anche narratori interessanti e considerare che per ogni storia raccontata c’è un pubblico.
Ci sono degli animatori non particolamente preoccupati per lo spettatore.
Se la propria ragione di fare film è pura catarsi personale, tanto vale andare da un terapeuta.
Il bravo regista-animatore sente il desiderio di raccontare una storia, di comunicarla rendendola il più interessante e più chiara possibile.
Molti lavori possono essere pieni di riferimenti, giochi di parole e convenzioni, ma è da differenziare la storia oscura dalla misteriosa che pretende in realtà di fornire una sfaccettatura in più alla storia. C’è una netta differenza tra l’essere un narratore enigmatico, che gioca con il pubblico ed esserne uno oscuro.
Con la libertà immaginativa che permette una stop-motion, è molto probabile che più di qualcuno abbia rischiato di avvicinarsi a quest’ultima categoria.

 

Tim Burton

Timothy William Burton nasce a Burbank, in California, il 25 agosto 1958 in una famiglia piccolo-borghese.Tim Burton è ormai considerato uno dei registi più importanti del cinema contemporaneo. Il cinema di Burton diviene uno spazio virtuale in cui le tradizionali definizioni di bello e brutto perdono i propri confini e si scambiano di ruolo, per accedere al meraviglioso onirico, ambito vitale ed essenziale della nostra conoscenza. Le storie che Burton racconta sottolineando la distanza tra infanzia e l’età adulta, la sua capacità visionaria mostrano un mondo in bilico tra realtà e fantasia. Una fantasia gotica, dark, ma con un tocco di malinconia e un qualcosa che non esclude il comico, un che di giocosità, un’innegabile grazia.

Non tutti i suoi film sono realizzati in stop-motion, egli, come nel caso di Batman affida gli effetti speciali a professionisti di grande livello come :  Derek Meeding e John Evans.

Soffermandoci in particolare sui film realizzati in stop-motion, non si può non notare come Burton sia stato abile nel dirigere film di genere diverso, dalla fantascienza all’avventura, dall’ horror alla fiaba, tutti uniti però dalla stessa poetica malinconica, personalissima e visionaria. Tim Burton piace  perchè  ogni suo personaggio è il mostro gentile e  indifeso che abita in ognuno di noi, la nostra parte “incompiuta”  ( come dice Edward mani di forbici ) e nascosta.

Si pensa che con The Nightmare Before Christmas realizzato nel 1993, Burton abbia riportato sulla cresta dell’onda la tecnica a passo uno, prima di allora considerata sorpassata dall’uso del computer. Il film è senza dubbio uno dei suoi successi maggiori, anche se il regista è sempre notevolmente apprezzato dal pubblico sia tra grandi che tra piccini.

Per il lavoro artigianale del film sono stati necessari tre anni di lavoro e una squadra di artisti capitanati da Diane Taylor. Hanno lavorato sul set circa tredici animatori e più di cento persone tra operatori di ripresa specializzati, marionettisti, scenografi attrezzisti. In tre anni hanno riempito 19 studi cinematografici con più di 230 set e centinaia di pupazzi.

Per rendere il tutto fedele alla realtà ovviamente non è stato trascurato alcun elemento decorativo installativo e le piccole scenografie sono state trattate alla pari di un set cinematografico. Pete Kozachik il direttore della fotografia, per rendere tutto ancora più veritiero, ha utilizzato gli elementi luminosi presenti nelle scenografie, come lampade e candele.  Nel film ci sono all’incirca sessanta personaggi, quasi tutti costruiti in triplice copia, quindi quasi 200 pupazzi. Ogni pupazzo era alto circa 60-80 cm; quindi ogni set era grande dai 7 agli 8 metri lineari, smontabile per permettere agli animatori di poter lavorare comodamente.

Nel 2005 esce un altro grande capolavoro di questo incredibile regista, “La sposa cadavere“ Il progetto del film risale al 1993. Burton cominciò allora a disegnare I personaggi, mentre alla storia avrebbero poi lavorato Caroline Thompson, Pamela Platter e John August. I pupazzi sono stati realizzati dalla ditta Mackinnon and Saunders, la migliore al mondo nel settore. Le tecniche stop-motion sono integrate al computer, che ha perfezionato le luci e I sostegni dei pupazzi. Il film è stato girato in digitale con la macchina fotografica canon EOS-ID Mark II.

Uscito nel 2012 il suo ultimo film “Frankenweenie” , protagonista sono un bambino ed il suo cagnolino sventurato. Nel macabro mondo Burtoniano sono sempre l’amore e l’amicizia ad avere la meglio sulle cattive intenzioni della gente comune.

Suzie Templeton

Suzie Templeton si interessa all’animazione fin da piccola. “Mio fratello Johnny aveva un Super8 e lo usavamo per cercare di dare l’impressione che ci fosse un terremoto in giardino” racconta.

“Realizzammo anche gli effetti speciali per un film di guerra, Jaws of Death (1977), ma poi dimenticai tutto sull’animazione”. All’ università infatti, Templeton studia scienze. “Non mi ritenevo sufficientemente brava per creare un’opera che avesse un certo valore artistico e non credo di esserlo ancora oggi” dice. Infatti, solo dopo venticinque anni, il desiderio di dare sfogo alla sua creatività ha la meglio su di lei. “Stavo lavorando come insegnante di inglese in un orfanotrofio in India quando mia madre mi inviò un’immagine di Wallace and Gromit e pensai che mi sarebbe piaciuto utilizzarla per un film animato” racconta. Ottiene un diploma di primo grado in animazione al Surrey Institute of Art and Design e consegue un master al Royal College af Art, in Gran Bretagna.

Le pellicole di Templeton rappresentano il lato oscuro della realtà: atmosfere claustrofobiche e un’intensa caratterizzazione sono gli attributi distintivi della sua opera. I suoi film hanno ricevuto riconoscimenti in tutto il mondo: Stanley (1999) ha ottenuto 15 premi cinematografici internazionali, Dog (2001) almeno 16, tra cui un BRAFTA.

Ciò nonostante, ha avuto difficoltà a inserirsi nel settore commerciale. “Sembra che la gente trovi il mio lavoro troppo cupo per immaginarne un’applicazione commerciale” spiega. “In un mondo ideale mi piacerebbe continuare a girare film personali, ma non ho ancora scoperto come riuscire a vivere facendo soltanto questo”.

“Per me è fondamentale distillare l’essenza dell’idea e concentrarmi su di essa” continua. “Nei cortometraggi è possibile raccontare quegli episodi apparentemente irrilevanti che in genere vengono dimenticati nei lungometraggi, concentrati sulla narrazione di viaggi eroici”. La forma breve consente di dilatare l’infinitesimale invece di condensare l’immenso”.

Ospitata come un’artista in visita al California Institute of Arts di Los Angeles, Templeton è riluttante a scrivere il suo lavoro in termini di “arte”. “Non è facile, è una parola sovraccarica di connotazioni. I miei non rientrano a pieno titolo nella categoria dei ‘film artistici’ ma non sono neppure la mera illustrazione di una storia. Sono creazioni nate dall’ossessione e dal desiderio, dotate di una vita autonoma che va ben al di là delle mie intenzioni. Senza che io lo voglia, rivelano molto di me e tradiscono la mia fiducia. Forse è inevitabile che questo accada quando si lavora in modo tanto intenso e solitario, condensando un anno di vita in pochi minuti”. Nel 2006 ha ultimato il suo nuovo film, un adattamento di 30 minuti di Peter and Wolf.

 

Le Prime Stop-Motion

La stop-motion è nata con il cinema grazie alle produzioni del primo regista di genere fantastico George Meliès. In questo caso più che di passo uno si parla di pixilation dove il criterio base non è il timing dei fotogrammi basato sul principio di 24 o 16 ftg/s. Solo un decennio dopo con La battaglia dei cervi volanti di Starewich, si inizia ad esplorare la caratteristica fondamentale della stop-motion animando degli insetti fotogramma per fotogramma.
Nella prima parte del Novecento, bisognava essere degli eccelsi artigiani per poter padroneggiare quest’arte minuziosa al quale dobbiamo la nascita degli effetti speciali e di personaggi mitici come King Kong e Gli Argonauti. E’ curioso notare come nelle prime produzioni di fantascienza abbiano preso vita soprattutto personaggi mitologici, mostruosi o giganteschi. I primi produttori di genere fantastico, avevano davvero un gran desiderio di impressionare il grande pubblico, riuscendo perfettamente nell’impresa grazie al lavoro di abilissimi animatori che crearono personaggi tutt’oggi simbolo di questo genere cinematografico.

king kong
I primi grandi nomi in questo campo sono quelli degli animatori Wladyslaw Starevich, Willis O’Brien e George Pal che hanno fatto della stop-motion la base del loro lavoro perfezionandosi di anno in anno. Questa tecnica oltre ad aver rivoluzionato il cinema in generale, ha dato un’importante svolta al mondo fantastico e pubblicitario.