Anna Pearson

Ho scoperto per caso sul web un altro gioiellino che non potevo fare a meno di condividere con voi. Si tratta del corto della giovane animatrice Anna Pearson dal titolo “Out on the Tiles” ovvero “Fuori a fare le ore piccole”. Probabilmente si tratta di un gioco di parole perchè tiles significa piastrelle e guardando l’animazione infatti, potrete scoprire come le piastrelle del bagno di una discoteca possano giocare un ruolo fondamentale nella serata di una donna a dir poco ubriaca.

 

OUT ON THE TILES from Anna Pearson on Vimeo.

Anna Pearson ha realizzato questa bellissima stop-motion per concludere in bellezza il suo percorso formativo al College of Art di Edimburgo terminato nel 2010, si tratta quindi di un lavoro di tesi.
Con questo corto ha meritato vari riconoscimenti, tra cui il premio BAFTA in Scozia nel 2011.
Nel blog della Pearson abbiamo trovato un bellissimo sketchbook in cui è presente la fase progettuale della sua protagonista. Vi troviamo dal progetto dello stampo della figura a quello della costruzione dell’anima in metallo con perni.
Crediamo che sia davvero ben fatto così vi alleghiamo queste immagini utili qualora fosse interessati a incrementare le nozioni sul puppet making.

http://www.scribd.com/doc/156136670/Anna-Pearson-Puppet-Making

Intervista a Dadomani Studio

Eccoci qua con una nuova piccola intervista. La giornata di oggi ci vede in compagnia dello studio Dadomani nato a Milano nel 2007, composto da un equipe di ragazzi che allietano il mondo pubblicitario in genere e dell’animazione realizzando video tecnicamente notevoli.
Il gruppo è costituito da Doc, Leo, Fra e Fabio, ognuno dei quali ricopre un ruolo creativo e operativo ed attualmente vede la collaborazione di Carlo e Chiara rispettivamente producer e scultrice.
Oltre alla tecnica della stop-motion, vista la fervida dinamicità delle loro creazioni possiamo notare l’utilizzo di altre tecniche di video editing.
Hanno appena terminato la seconda puntata della loro serie animata The Box in cui uno dei protagonisti è una scatola dormiente che usa riflettere lo zapping nottuno di un’altra scatolina dalla parvenza di cane. La mente sognante è senza dubbio influenzabile dagli agenti sonori circostanti ed è molto divertente vedere in che modo questo cagnolino subisca i sogni del proprio padrone.

TheBox – xxx from dadomani on Vimeo.

 

Dovendo stilare una classifica in percentuale delle tecniche da voi maggiormente utilizzate per necessità o per preferenza stilistica quale sarebbe?

70% stop-motion  –  20% Live-action  –  5% 2d  –  5 % computer grafica.
I clienti si rivolgono a noi soprattutto per lavori in stop-motion, spesso come alternativa alla computer grafica. Noi, per contro, spesso amiamo proporre un mix di tecniche, che abbia sempre una predominante di passo uno, ma che venga valorizzata e arricchita dalle altre.

 

Nel panorama del video editing come definireste o differenziereste il modo di lavorare italiano rispetto a quello degli altri Paesi?

In questo periodo stiamo lavorando soprattutto col Medio Oriente, il metodo di lavoro è abbastanza simile all’Italia, con i pro e contro relativi. Possiamo dire che sono molto più puntuali nei pagamenti!

 

Com’è arrivata l’idea per la vostra sorprendente serie animata The Box e cosa avete in mente per il futuro?

E’ arrivata dopo diverse notti in cui perdi i sensi, sdraiato sul divano con la tv accesa, generando sogni disturbati. Per il futuro non sappiamo ancora, The Box è un progetto che ci sta molto a cuore, ma è anche un impegno importante da portare avanti da soli. Diciamo che il futuro è ancora da definire.

 

Che tipo di percorso formativo consigliereste ai giovanissimi intenzionati a diventare dei professionisti come voi?

In Italia ci sembra che i percorsi formativi del nostro settore siano molto generici, diano una semplice infarinatura di base, quindi più importante è probabilmente la curiosità e la passione che ciascuno di noi ha. Oltre ovviamente a un’esperienza sul campo e alla sperimentazione personale.
Oggi più che mai comunque ha senso fare esperienze anche all’estero in nazioni più attive nel settore dell’animazione dove sono presenti scuole specifiche molto riconosciute, come la Gobelins in Francia per esempio.
In ogni caso se avete passione in ciò che fate, non smettete di crederci.

http://www.dadomani.com/

Intervista a Virgilio Villoresi

Ciao a tutti, questa settimana abbiamo il piacere di scambiare due chiacchiere con Virgilio Villoresi un regista-esecutore di interessantissimi cortometraggi e videoclip.

Virgilio nasce a Fiesole (Firenze) il 10-11-79 ed attualmente vive e lavora a Milano

Egli si definisce un artigiano, probabilmente per il suo amore verso il fatto a mano volto alla realizzazione di effetti ottici cinematografici d’altri tempi. Proprio per questa sua caratteristica, nei video di Villoresi viene evocata una certa atmosfera melièsana. Utilizza l’effetto ombro cinema per la realizzazione del suo ultimo videoclip girato per il musicista John Mayer. Il tutto in live-action senza ombra di trucchi nè inganni.

Il suo lavoro è influenzato da nomi del valore di Harry Smith, Jan Lenica e Lawrence Jordan senza dimenticare la grande lezione di visionari come Maya Deren e Kenneth Anger.

L’operato di questo giovane regista è un’altra importante testimonianza di come sia possibile dare voce, anche senza l’utilizzo di sofisticati mezzi tecnologici, alla genuina creatività italiana.

JOHN MAYER – SUBMARINE TEST JANUARY 1967, VIDEOCLIP by VIRGILIO VILLORESI from Virgilio Villoresi on Vimeo.

 

In che modo sei venuto a contatto con il musicista Mayer e com’è nata la collaborazione per la realizzazione del tuo ultimo videoclip?

La Sony International Italia mi ha contattato per la realizzazione di un video che omaggiasse il brano di John Mayer. Io ho proposto subito l’idea di Ombro Cinema perché era diventata una mia ossessione in quel periodo… e da li è nata la collaborazione con il musicista.

 

Nei tuoi video utilizzi spesso giocare con effetti ottici e non solo, in alcuni lavori sveli i trucchi di scena riuscendo a far navigare bene la trama della storia e la sua fase di realizzazione, cosa ha ispirato questo tuo stile così particolare?

Non so… fondamentalmente è una mia personale (ri) scoperta del cinema primitivo (Vedi Georges Méliès e Segundo De Chomon, ecc)… in quei film traspare in tutta la sua bellezza l’amore per il “trucco” cinematografico. Dopo aver visto i tre volti della paura di Bava ho capito la potenza di mostrare quello che succede sul set, spostando la macchina da presa 2 metri indietro all’inquadratura classica (vedi scena finale con boris karloff). Credo fermamente che per stupire lo spettatore bisogna tornare alla radice del cinema e guardare quei film da un altra prospettiva… la mia operazione fondamentalmente è rivisitare quel genere classico cambiando la posizione dell’occhio dello spettatore.

 

Cosa ne pensi dell’animazione in Italia, vi sono degli animatori italiani che prediligi?

Penso che ci sia stata una grande crescita negli ultimi anni, come non si vedeva dai tempi di Gianini & Luzzati, Bozzetto, ecc.

Ci sarebbero troppi nomi da citare e non mi sembra il caso di fare la lista, vorrei solo ricordare uno dei grandi padri dell’animazione italiana: Manfredo Manfredi.

 

Cosa hai in mente per i tuoi prossimi lavori e cosa sogni di poter realizzare prima o poi?

Cosa ho in mente… spero solo che la mia fantasia non mi abbandoni e che un giorno mi servisse per mettere in scena lungometraggi 🙂