Jan Švankmajer

Jan Švankmajer

Nato a Praga nel 1934 e laureatosi in regia e scenografia presso l’Accademia di Belle Arti di Praga, Jan Švankmajer è considerato uno degli esponenti più importanti del genere stop-motion. Ha studiato e praticato le rappresentazioni coi burattini, iniziando la sua carriera come regista cinematografico nel 1964 col cortometraggio The last trick (1964).

Solo nel 1987 ritorna con un lungometraggio dal titolo Neco z Alenky che nno riscuote un grande successo. Ritorna nel 1993 con il film Faust e nel 1996 produce Spiklenci slasti.

Jan Švankmajer ha uno stile inconfondibile, egli gioca con le suggestioni del corpo e del cibo intrecciando deformazioni grottesche e situazioni nauseabonde. Importante è la serie di corti realizzati con l’argilla Dimension of Dialogue (1982) costituita da 3 corti  Exhaustive Discussion – Passionate discourse – Factual Conversation,  Darkness Light Darness (1989). In in buona parte di queste claymation sono presenti materiali alternativi all’argilla come oggetti e elementi organici. Il cibo è un tema  fondamentale sul quale si basa quasi l’intero immaginario dell’artista.

 

 

Inoltre tra i suoi lavori cinematografici ricordiamo Alice (1988), Conspirators of Pleasure (1996) e Little Otik (2000).

Molto recente è la pubblicazione del suo ultimo film Surviving Life (2010) in cui il regista inserisce elementi in stop-motion attraverso la cutout animation. Purtroppo è un autore poco conosciuto in Italia, probabilmente per il solito problema culturale di questo Paese, che parte dal limitatissimo investimento nel settore cultura alla conseguente poca considerazione dell’animazione come forma d’arte

Si dice che Jan Švankmajer abbia influenzato il celeberrimo regista Tim Burton.

 

Carmen

Specializzata presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna in Comunicazione e didattica dell’arte con un triennio in Decorazione, la mia formazione iniziale è stata nel campo dell'oreficeria, precisamente nella modellazione della cera. I miei studi mi hanno permesso di amare particolarmente gli elaborati artistici che prevedono l’utilizzo della manualità, per questo ho trovato da subito l'animazione in stop-motion particolarmente affascinante. Oltre alla possibilità di fruire, in qualità di spettatori, questo genere di animazione, esiste anche quella di cimentarsi in questo tipo di attività. L’esperienza in questo senso può rivelarsi risorsa utile anche in ambito educativo, un esercizio per rimanere in contatto con la realtà tangibile in epoca digitale ma anche per allenare il fare manuale: l'intelligenza spaziale è sempre più indispensabile per immaginare nuovi scenari e per creare/progettare insieme una narrazione possibile.