Intervista ad Andrea Martignoni

Oggi incontriamo il sound designer Andrea Martignoni, storico del cinema d’animazione e grande estimatore dell’animazione contemporanea.

L’inizio della sua ricerca stilistica parte a Montréal in Canada città in cui la realtà si mostra sensibile ai linguaggi sonori. E’ in questi luoghi che Martignoni realizza tra il 1997 e il 1998 uno dei suoi primi progetti in paesaggi sonori “A chacun son Dépanneur” e comprende che la direzione da seguire si trova nel suono in movimento.

L’artista bolognese ha composto colonne sonore per i cortometraggi di Blu e Michele Bernardi, creato suoni sperimentali per Pierre Herbèrt  e accompagnato Saul Saguatti nei suoi live performativi. E’ uno degli esponenti dell’Associazione OTTOmani, un’organizzazione che realizza workshop d’animazione per bambini.

Andrea è anche docente di storia d’animazione presso il Master d’Animazione dell’Accademia di Belle Arti di Palermo, spesso è invitato a presenziare in giurie di vari festival internazionali e interviene o organizza lui stesso rassegne d’animazione.

Nel 2010 cura insieme a Paola Bristot le due raccolte di cortometraggi contemporanei ANIMAZIONI 1 e ANIMAZIONI 2 , prodotto dalle associazioni OTTOmani e Vivacomix, unendo le opere più significative di animatori italiani degli ultimi vent’anni.

Facciamo alcune domande al caro Andrea Martignoni che ringraziamo per il suo importante contributo nel campo dell’animazione italiana.

 

Ti occupi di sonoro e lavori principalmente con le animazioni, come mai hai trovato nell’animazione il tuo principale stimolo creativo?

Già dai tempi dell’Università ero molto affascinato dal rapporto muisica-immagine nel cinema. Alla fine degli anni ottanta creammo un collettivo, Laboratorio di Musica e Immagine, composto di giovani musicisti, al DAMS, e per nove anni lavorammo alla sonorizzazione dal vivo di cortometraggi e mediometraggi sperimentali o del periodo prima del sonoro, tra gli altri A Propos de Nice di Jean Vigo e Un Chien Andalou di Luis Buñuel. Quando cominciai a ragionare sulla tesi di laurea l’idea di occuparmi del rapporto tra suono e immagine nei cortometraggi d’animazione d’autore fu abbastanza scontato data l’originalità di questa forma di arte visiva in movimento e il suo particolare rapporto con il ritmo la musica e il suono. Dopo un anno passato in Canada grazie a una borsa di studio presso la Cinémathèque Québécoise, al mio ritorno ho cominciato a mettere in pratica i miei studi storici e teorici realizzando colonne sonore per corti animati e sperimentali.

 

Cosa deve avere un’animazione per essere vincente?

Credo che una animazione per essere vincente debba innanzitutto fare riferimento a quanto ha detto Norman McLaren, la cosa importante non è tanto o soltanto cosa ci sia disegnato o fotografato sul fotogramma della pellicola, ma cosa sta tra un fotogramma e l’altro, ossia il movimento.

 

Qual’è secondo te il primo Paese a dare ampia visibilità a questo settore artistico?

Storicamente l’animazione d’autore si è sviluppata molto nei paesi dell’est europeo e in Russia nel periodo del socialismo reale e al tempo stesso in Canada proprio grazie alla creazione dell’ente statale del cinema, il National Film Board, e alla presenza di Norman McLaren a capo del dipartimento di animazione. Attualmente forse il paese più attento a livello di preparazione all’animazione con scuole specializzate e alla produzione è la Francia.

 

In qualità di artista sonoro ti immagino con un registratore in tasca sempre pronto a campionare qualcosa, qual’è la tua giornata tipo?

A dire il vero parto col mio registratore digitale in tasca solo quando ho un progetto da seguire, che sia una nuova colonna sonora o un laboratorio dedicato al suono o all’animazione. Già questo permette di avere in poco tempo un archivio di suoni non indifferente. In generale amo muovermi spinto da una motivazione pratica, poi può capitare che mi ritrovi a passeggiare in luoghi sconosciuti per catturare suoni….

 

Cosa consigli ai giovani animatori che vogliono lavorare in questo settore? E’ possibile vivere di questo?

In Italia la situazione è molto problematica, non esistono aiuti pubblici alla produzione di cortometraggi d’autore, come invece avviene in dosi massicce in Francia. Credo che tra le poche possibilità ci sia lavorare per la pubblicità, come è sempre stato, anche ai tempi di Carosello, ma comunque attualmente non è facile, oppure essere dotati di molta pazienza e voglia di muoversi in vari settori, altrimenti non resta che andare all’estero e trovare il modo di farsi produrre in altri paesi. La situazione italiana non è mai stata molto allegra e ultimamente con lo spauracchio della crisi è addirittura peggiorata.

 

Quali stop-motion consigli assolutamente di vedere? 

Sicuramente un visione del primo Starevitch nell’epoca del muto è inevitabile. Poi per i miei gusti personali tutti i cortometraggi realizzati dal grande maestro Jan Svankmajer e Street of Crocodiles dei Brothers Quay. Più recentemente ho trovato straordinariamente ben fatti due film estoni (in Estonia la tradizione della stop motion è molto ben radicata): Body Memory di Ülo Pikkov e Fly Mill di Anu-Laura Tuttelberg.

 

“Djuma” animazione del 2012 di Michele Bernardi con musiche di Andrea Martignoni