Ray Harryhausen

Ray Harryhausen

Un altro pioniere della tecnica a passo uno, proveniente dalla scuola di O’Brien, fu Ray Harryhausen.
Nato a Los Angeles nel 1920, Harryhausen oltre ad essere animatore e ideatore di effetti speciali fu anche un produttore cinematografico.
Fu tra i primi a far convivere in pellicola creature mostruose e esseri umani.
Grazie ai film di O’Brien, con cui Harryhausen ebbe la fortuna di lavorare, si innamorò dell’animazione a passo uno, decidendo di continuare l’opera del maestro. Fu notato dalla Paramount che lo ingaggiò per lavorare in tecnica mista nello studio di George Pal.
Gli anni di maggior produzione furono quelli tra i ’40 e i ’70 che lavorò presso la Warner e la Columbia, negli anni ’70 per la precisione realizzò i suoi ultimi lavori a passo uno.
Tra i film di maggiore successo vi sono: Il re d’Africa (1949), Il risveglio del dinosauro (1953), Il mondo è meraviglioso (documentario girato insieme a O’Brien), Il 7° viaggio di Simbad (1958), I viaggi di Gulliver (1960), Gli argonauti 2 (1963).
I film con le creature di Harryhausen possono sembrare simili a dei musical. La loro trama si espande tra calci piazzati e colpi musicali dove gli attori a malapena parlano, poiché i combattenti usano raramente conversare.
Talos, l’essere di bronzo tra i personaggi mitologici del film “Gli argonauti”, brillantemente eseguito, non ha un ruggito assordante, ma emette solo degli scricchiolanti vuoti metallici. Queste scene si sviluppano in serie come le sezioni di danza, di solito adatte alla musica di Bernard Herrman. La musica è parte integrante delle scene e si completa con l’animazione, in particolare nella lotta tra lo scheletro e Giasone, si alternano colpi di sonagli e cacofonia in un ritmato susseguirsi di quiete e tensione.

Carmen

Specializzata presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna in Comunicazione e didattica dell’arte con un triennio in Decorazione, la mia formazione iniziale è stata nel campo dell'oreficeria, precisamente nella modellazione della cera. I miei studi mi hanno permesso di amare particolarmente gli elaborati artistici che prevedono l’utilizzo della manualità, per questo ho trovato da subito l'animazione in stop-motion particolarmente affascinante. Oltre alla possibilità di fruire, in qualità di spettatori, questo genere di animazione, esiste anche quella di cimentarsi in questo tipo di attività. L’esperienza in questo senso può rivelarsi risorsa utile anche in ambito educativo, un esercizio per rimanere in contatto con la realtà tangibile in epoca digitale ma anche per allenare il fare manuale: l'intelligenza spaziale è sempre più indispensabile per immaginare nuovi scenari e per creare/progettare insieme una narrazione possibile.