But Milk is Important

But Milk is Important

Sappiamo che dietro 10 minuti di animazione si nasconde molto impegno e che spesso i cortometraggi più preziosi sono il frutto del lavoro di tesi dei laureandi. Quello che presento oggi è il corto But Milk is Important eseguito nel 2012 da Eirik Grønmo Bjørnsen e Anna Mantzaris due ex compagni della Volda University College in Norvegia che hanno prediletto l’animazione in stop-motion per narrare un tema serio come quello della malattia mentale.
Nonostante la drammaticità dell’argomento i due registi hanno scelto di raccontare la storia in tono ironico, materializzando la malattia attraverso un tenerissimo pupazzetto di lana che terrorizza il protagonista con la sua presenza. Importanti e sostenuti sono i silenzi che trasmettono le ansie del malato allo spettatore e che lo tramutano nell’unico testimone in grado di comprendere un dramma quasi mai colto dal mondo esterno.

But Milk Is Important from Eirik gb on Vimeo.

Carmen

Specializzata presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna in Comunicazione e didattica dell’arte con un triennio in Decorazione, la mia formazione iniziale è stata nel campo dell'oreficeria, precisamente nella modellazione della cera. I miei studi mi hanno permesso di amare particolarmente gli elaborati artistici che prevedono l’utilizzo della manualità, per questo ho trovato da subito l'animazione in stop-motion particolarmente affascinante. Oltre alla possibilità di fruire, in qualità di spettatori, questo genere di animazione, esiste anche quella di cimentarsi in questo tipo di attività. L’esperienza in questo senso può rivelarsi risorsa utile anche in ambito educativo, un esercizio per rimanere in contatto con la realtà tangibile in epoca digitale ma anche per allenare il fare manuale: l'intelligenza spaziale è sempre più indispensabile per immaginare nuovi scenari e per creare/progettare insieme una narrazione possibile.