Nobody is normal di Catherine Prowse

Nobody is normal di Catherine Prowse

Catherine Prowse è una brillante giovane animatrice che vive e lavora a Londra già conosciuta per il suo pluripremiato cortometraggio di laurea Laymun.
Ho visto l’ultimo dei suoi lavori qualche settimana fa contemporaneamente condivisomi da due mie carissime amiche. Il cortometraggio Nobody is normal è uno spot realizzato per la Childline, organizzazione inglese per la tutela dell’infanzia, realizzato in puppet animation e 2D animation con l’utilizzo di diversi materiali, dalla plastilina al feltro. Il video rende in modo molto semplice e particolare la sensazione di solitudine che spesso gli adolescenti avvertono nel sentirsi diversi dagli altri, ogni sensazione è celata dentro il superficiale strato di plastilina mentre cerca di farsi strada per fuoriuscire. Improvvisamente la vera natura di ciascuno spunta fuori in un modo quasi goffo ma incredibilmente unico, le forme più bizzarre o i colori più sgargianti espresse dal feltro sbocciano portentosamente. I giovanissimi protagonisti della storia finalmente accettano le proprie particolarità come caratteristiche imprescindibili della propria singolarità, un nuovo importante passo per imparare a trovare arricchimento tra le diversità.

Childline: Nobody is Normal from Catherine Prowse on Vimeo.

Carmen

Specializzata presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna in Comunicazione e didattica dell’arte con un triennio in Decorazione, la mia formazione iniziale è stata nel campo dell'oreficeria, precisamente nella modellazione della cera. I miei studi mi hanno permesso di amare particolarmente gli elaborati artistici che prevedono l’utilizzo della manualità, per questo ho trovato da subito l'animazione in stop-motion particolarmente affascinante. Oltre alla possibilità di fruire, in qualità di spettatori, questo genere di animazione, esiste anche quella di cimentarsi in questo tipo di attività. L’esperienza in questo senso può rivelarsi risorsa utile anche in ambito educativo, un esercizio per rimanere in contatto con la realtà tangibile in epoca digitale ma anche per allenare il fare manuale: l'intelligenza spaziale è sempre più indispensabile per immaginare nuovi scenari e per creare/progettare insieme una narrazione possibile.